Gen
21

 

Da Il Fatto Quotidiano.it- La ricchezza di 85 “paperoni” è pari a quella della metà più povera del pianeta-

Ecco. Ottantacinque (85,00) singoli individui contro (o pari a) tre miliardi (3.000.000.000,00) di persone. Caso mai occorresse dare una sbirciatina alle nostre gonze convinzioni di come funziona il mondo. Quando ci si consola con le sparate sui costi della casta ed altre simili facezie (per tacere d’idiozie). Insistendo sulle umane piccolitudini, tanto per dare sfogo al “senso della politica” di una lavandaia (o, a scelta, della portinaia, del viaggiatore nello scompartimento, del cliente del barbiere, dell’avvinazzato da osteria, del chiacchierone del bar sport… etc. etc.) indignandosi per la macchiolina invisibile che sta nell’angolino della cornice del quadro. Evitando ben bene di parlare della cornice e soprattutto del quadro. Desolante. Il quadro complessivo, s’intende. Quello che la Politica (sempre sia criticata) supportata dall’ignavia, dall’indifferenza, dall’ignoranza e dalla stupidità delle masse boccalone, nella banalità della sostanza, NON FA per dare un senso decente alla sua “ragione d’essere”. Che dovrebbe ALMENO consistere nell’organizzare una società e un mondo dove simili sconcezze (85 contro 3 miliardi) fossero almeno percepite come tali e ALMENO si cercassero le ragioni e i rimedi di tanta scandalosa oscenità. La POLITICA. Quello che FA. Tre miliardi di persone. 85 essere umani come Dei.

Quando basterebbe una scorreggia o anche un semplice rutto emesso all’unisono da quei 3.000.000.000 (miliardi) di persone per spazzarli (gli 85 Dei) per sempre (che poi tutti si muore e che forse la felicità o il semplice senso della vita abita altrove, lo sanno quegli 85?) dalla faccia di questa triste Terra.

Lug
31
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 31-07-2012

Da L’Espresso.it – « Amo il mercato, ma non così » di Luigi Zingales -

L’esimio economista, “Scuola Chicago”, liberista col ciuffo, pregiato e stimato ed ascoltato consulente del famoso rottamatore (de che? più che della vecchia classe dirigente, dell’idea stessa di SINISTRA in questo sinistrato Paese, beh) Matteino, che forse si chiamava Lorenzi, boh, ma che tutti chiamano Renzi… Insomma il turbo liberista a proposito dell’ennesima triste pagina che coinvolge la sua idolatrata filosofia, tutta basata sulla infallibilità del MERCATO (“amo il mercato” ricorda l’Otto interpretato da Kevin Kline nel film “Un pesce di nome Wanda”), quella filosofia, (per certi versi, paradossalmente, molto marxiana), per la quale a determinare gli uomini è il loro status, e quelle robe lì… , insomma altro non sa ricorrere, l’illustrissimo, che a ridicole categorie come la brama di potere, l’umana fallacità, la piccolitudine di una piccola minoranza di ingordi lupi, l’avidità, l’egoismo di chi per il proprio personale tornaconto non si perita di schiacciare e regole e ordinari diritti… fregando, fottendo e, in definitiva, RUBANDO.
Le stesse cose che altrimenti e in altra forma declinate, sono esaltate (vantandosi dell’eccesso di un pur elegante cinismo con cui necessariamente, nelle altrimenti roboanti teorie (teorie economiche, oh sì) ci si esprime, beh) un giorno sì e l’altro pure, come le profonde motivazioni, le basilari ambizioni,  le uniche vere e sane vie attraverso le quali l’uomo, anzi, l’UOMO, può spingersi verso il proprio futuro di desiderio e di sogno; attraverso le quali dar corpo alle primarie aspirazioni che, sole, hanno storicamente permesso all’umanità di raggiungere inarrivabili traguardi fino ad ottenerne l’impresa, l’intrapresa, lo slancio verso la conquista, l’interiore Itaca, il vello d’oro, il fuoco degli dei… lì (o là) dove l’afflato mistico si transustanzia in ultimo Senso… bla bla bla.

Il mercato, dunque. La finanza, pertanto.  L’economia, perciò.

Semmai la finanza agisse secondo temi e confini e fini per i quali ebbe senso di essere creata: investire i risparmi di alcuni nell’attività di terzi per ricavarne un equo reciproco interesse (si chiama interesse, infatti, il guadagno che ne viene). Semmai quella stessa finanza non si fosse nel tempo trasformata in puro gioco d’azzardo e scommessa. Tra scommesse sugli altrui fallimenti, scommesse sui costi futuri di un qualsivoglia prodotto ed altre cose così. Azzardo e scommesse. Ove le transazioni e gli investimenti (se tali si possano ancora definire) si stabiliscono, immantinente pronte a smentirsi, in un qualche millisecondo da un algoritmo di un qualche software di un qualche computer: programmato per avere il maggior guadagno nel minimo (millisecondo, si disse) tempo possibile. Vendendo, per giunta, quello che si pensa d’accaparrarsi in un breve futuro, quando il prezzo di quello che si compra… s’è capito: vendite allo scoperto ed altre scaltrezze a uso dei gonzi. Finanza. Ovvero una logica folle (si tace – per pura pena e pietà per quello che siamo, astuto esportato occidente e vabbè – della gran caterva d’altri prodotti (finanziari, s’intende) così congegnati a che il vicino di casa scommettendo sul probabile incendio della casa del suo odiato vicino, all’accadere del fatto ne tragga un suo non disprezzato utile insieme al dilettevole.

La finanza. Il mercato. L’economia. Gli economisti. Luigi Zingales. Il professore che ama il mercato.

– ma non cosììììì – grida mentre s’avvede del suo vicino che gli brucia la casa… o che, avendo scommesso altrimenti chissà cos’altro gli sta riservando…

Non così.

Ecco.   

Feb
24

Da La Repubblica.it - Draghi: “Il modello sociale europeo è superato servono liberalizzazioni e riforma del lavoro”-

« Suona come un’orazione funebre l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal. Il funerale è quello del modello sociale europeo, che il governatore della Bce definisce “ormai morto”»

Vien di chiedersi da quale mefitico respiro insufflato in quale futuro trovino inspirazione (sic) e, conseguentemente ispirati, parlino e straparlino questi freddi gelidi forse già morti (loro sì) tecnocrati. Se se ne rendano conto, se il sospetto venga pur loro, di essere ormai approdati ad un ineludibile OLTRE rispetto ai luoghi e ai tempi di un CAPITALISMO, ormai ben più marcio che semplicemente maturo?

E se pure si sta in un mondo dove viene più facile insistere a continuare a procedere per vecchi vecchissimi desueti schemi da parte delle classi dirigenziali spesso stupidamente (ma queste sono scontatissime cose) elette dalle moltitudini che ne verranno, da questo disastro, inevitabilmente travolte, piuttosto che pensare all’unica sensata soluzione che ha a che fare con teorie e prassi con una forma di SOCIALISMO ove si preveda una banalissima REDISTRIBUZIONE delle risorse ben disponibili, del poco LAVORO, dei benefici e dei risparmi offerti dai progressi tecnologici (come pensò, più avanti di questi tristi mostri rivolti ad un ignobile passato, il buon caro vecchio barbone dell’800, tale MARX KARL) del tanto tempo che ne rimane da questo, altrimenti, progresso scorsoio. Tanto difficile capire l’avvenuta sostanziale nocività allo stesso SISTEMA dell’accumulazione capitalistica in una economia totalmente finanziarizzata? Enormi ricchezze che nelle mani di pochi diventano meri strumenti di mero potere non direttamente spendibili se non verso investimenti a carattere esclusivamente speculativo. Risorse sottratte all’economia dei beni e servizi ed affidate alla follia del denaro creato dal denaro. Ad libitum. La finzione e l’azzardo e le scommesse elevati a misura della vita delle persone. Il valore dato dal movimento delle cose e non dalle cose stesse. Le regolazioni e le disposizioni e i controlli parametrati sulla visione folle ed idiota di una ideologia il cui unico scopo sarà divorare sé stessa. Dove ogni altra via di produzione e commerci che persegua le strade fin qui stancamente percorse non solo rivela la sua assoluta inadeguatezza risolvere i banali problemi del quotidiano vivere ma presa da un viluppo di mortifera contorsione e…

e… niente…

Ove mai non si capisse non basta che poi l’idiozia si esprima alla sua massima potenza con decisioni ed investimenti che solo nell’ambito di un cretinismo criminale possono trovare razionale spiegazione:

10 miliardi di cacciabombardieri

E li chiamano tagli…

Che altro?

Ott
25
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 25-10-2011

Da La Repubblica.it- Il Vaticano lancia le sue proposte “Serve nuova autorità finanziaria mondiale”-

Arrivano. Con colpevole ed imbarazzante ritardo ed alla spicciolata ma, obtorto collo, arrivano. Senza smentirsi più di tanto. Provando a balbettare qualcosa di sensato dopo aver nei secoli rincorso ogni forma di pensiero dominante. Tra timidi tentativi di serie analisi della realtà e vergognosi accomodamenti col Potere e col potente di turno. Plutocrati compresi. Ora si accodano senza gli opportuni anatemi che farebbero del loro sdegno qualcosa di più serio di quella che altro non è che – in verità vi dico – una modesta e rituale presa di posizione. Pluff.

E cominciare a rendersi conto che stiamo assistendo ad un salto di CIVILTÀ? Che quello che è talmente evidente – che a non vederlo ci si rivela inevitabilmente oltre che criminali anche criminalmente ed irrimediabilmente stupidi – è che è il sistema CAPITALISMO che è arrivato ad un suo, pur previsto, capolinea. Oltre il quale o si procede per somma di libertà e civiltà oppure si recede ad un mondo governato dalla bruta forza e da vetustissimi squilibri tra diverse disperazioni sempre più pronte alle diverse devastanti deflagrazioni. Lo spadone dei barbari contro le raffinate coltissime debosce della tarda romanità. Per dire. In un mondo globalizzato, per dire. Nel tempo ad attrezzarsi ai più vari e deleteri sconquassi, per dire.

E dunque? O continuare a trasformare gli oggettivi BENEFICI che indubbiamente le innovazioni tecnologiche apportano all’umanità liberandola da fatiche e da lavoro, in PROBLEMI secondo un usato stupido assodato e supinamente accettato, ottocentesco stereotipo OPPURE si comincia a dare un senso ALTRO alla economia cominciando a REDISTRIBUIRE,  più per motivi di spicciola ragionevolezza che di edificante equanimità, PATRIMONI, RISORSE, REDDITI e LAVORO.

Se si ha paura dei termini non li si chiamino piccoli necessari inevitabili “elementi di comunismo”. E neppure di socialismo se l’evocazione turba più di un sonno di più di un qualche scemo.

Li si vedano come piccole iniezioni di UMANA e CIVILE convivenza. Senza le quali… O socialismo o barbarie si diceva? Ecco.

Naturalmente son solo cose che qualche isolato cretino si permette di scrivere su un ridicolo blog e niente più. Ed è ovvio che l’umanità ragionante e responsabile e proiettata in un futuro fatto di realtà e privato delle fantasiose utopie costruite su inattuabili considerazioni, si darà ad una ESIGENZA di CRESCITA INFINITA e…

Bummm?

Feb
10
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 10-02-2011

Da FOCUS.it -Il nuovo socialismo: Non è oppressivo né di “classe” né statalista, ma liberale e globale: la società collettivista arriva dalla Rete di Kevin Kelly-

Certo non si può dire le cose del mondo abbiano a volte una loro intrinseca bizzarria nei modi e nelle forme del loro manifestarsi. In questo articolo dell’americano (!) Kevin Kelly pubblicato e divulgato in Italy dal mensile Focus (proprietà Mondadori!, presidente Marina Berlusconi!) si afferma quello che solo agli occhi dei cretini non è (ancora) evidente. Che quello che si è buttato (giustamente, data la impresentabile forma che si sostanziava in pura nequizia)  dalla finestra, ora si ripresenta, lindo e pulito e bello e giusto e umano e soprattutto, se solo si voglia dare un segno di progresso per l’umanità tutta, ineluttabile ed indispensabile, alla porta. Certo molti cominciano a capirlo e, perciò, a sentirsene minacciati nei loro escludenti privilegi. Certo che molto si farà per porre limiti e argini a questa fantastica forma di gratuita condivisione (comunismo? eh sì, caro… ma se ti fa paura non chiamarlo tale…) secondo la ben nota formula marxiana « da ciascuno secondo le sue possibilità a ciascuno secondo i suoi bisogni». Certo occorreranno resistenze e lotte e impegno per non permettere ai soliti squallidi squali di dilaniare e fagocitare questa ultima e grandiosa e dirimente possibilità.

Dipende da noi

;-)

Dic
29
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 29-12-2010


Da La Repubblica.it - Fiat, tavolo per Pomigliano. Duello sul referendum a Mirafiori. Fassino: “Fossi un operaio, direi sì”-

This is the question direbbe Shakespeare. Ma fuor di dubbio, questa volta. E si tradurrebbe con «cazzo, sta proprio lì il punto, orco di quel cane»: Che non lo sei, un operaio. Che richiamandoti a valori e senso delle cose traguardandole da una prospettiva che inquadrasse la realtà da un angolo basso e un attimo minimamente spostata a sinistra (veh!), smarrito hai completamente un non complicatissimo percorso (a differenza, lo si ammette, di questa tortuosa prosa già con_torta) di dirigente (poca classe) di sinistra, appunto. Che tu e il tuo ex compagno di merende tal Rutelli Francesco detto “Il Cicoria”, formidabile coppia di perditori d’orizzonti, è da quel dì che non ne imbroccate una che sia una. Che di memorabile di te resta la comparsata tua e della tata tua in un triste programma (c’è posta per te, cazzo, a canale5) di un triste sabato sera di un tristissimo ottobre del 2005 triste vigilia della altrimenti tristissima disfatta (sic!) elettorale del successivo (va da sé) 2006: una vittoria in tasca trasformata all’ultimo, per insipienza e totalissima incapacità tua, Bibì,  e del tuo Bibò, in un risibile masochistico pareggio. Tu sei quello (lo canterebbe pure Orietta Berti) che nonostante, stante e persistendo, tutto questo, mica contento, no, candidamente ti candidi alla sostituzione, in quello di Torino, e chiamandoti Fassino (!) del noto sindachino Chiamparino ino ino ino.

Che, insomma, ad affrontare i problemi della nostra complicata (ma mica tanto, poi, è almeno dall’ottocento che si ripetono pressoché sempre uguali ed è dall’ottocento che s’è cominciata a profilare una qualche soluzione da parte di un ottimo marxistico barbone),  contemporaneità secondo i suoi ;) fassiniani e marpionneschi abusatissimi schemini siamo capaci pure noi.

Uffa.

Dic
23
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 23-12-2010

Tra un prima ed un dopo e un di qua e l’al di là. Dilaniati da scelte obbligate dagli ammuffiti pensieri (uno Unico, in verità, sedimentato e indiscusso e universalmente accettato). Comunque qui ed ora, in quest’anno morente in questo morente Occidente. Sforbiciando tra crescita esponenziale verso un ignoto ed assurdo di PIL d’assurdo e d’ignoto e necessità di fermarsi a pensare su dove dirigere la macchina impazzita di mente e ragione. Esplosioni di diversi benessere in luoghi desueti con corollari di ovvi surplus produttivi, in un ambito di rivoluzione continua di tecnologia, con conseguenti surplus di manodopera e conseguenti globali disoccupati, e trasmigrazioni e conflitti, e nuove vecchissime povertà e miserie e bisogni. Emergenze energetiche a parte, emergenze ecologiche a parte, emergenze più o meno civili a parte.  Comunque d’umanità. Due mondi diversi ed opposti solo divisi da sproporzione di reddito. Un rifugio sarà, miserabile e meschino, d’irrazionale e di fanatica fede? E kamikaze nei circoli del privilegio. E morte e terrore e nessuna pietà.

Ti piace?

È delirio di un blog, d’accordo, ma è anche… il tuo fottuto Futuro.

Nov
15
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 15-11-2010

Da La Repubblica.it - IL MODELLO PERDUTO di Luciano Gallino-

Ecco! Dedicato a tutti quelli che si riempiono la boccaccia loro maledetta un giorno sì e l’altro pure, di parole come “identità”. Difficile, infatti, riuscire a definire l’identità europea fuori dalla peculiarità del suo modello di Civiltà. Difficile negare che quel modello stia per essere buttato alle ortiche in nome e per conto della globalizzazione. Impossibile  smentire che abbandonando quel modello di garanzie  di diritti e di servizi (welfare? quello!)  e cercando soluzioni nella concorrenza al ribasso, i cittadini europei (e quelli del mondo tutto, anche) ne avranno prospettive per il futuro frustrate e depresse. Subordinando alla speranza che dal proprio inessenziale contingente si proietta nell’oltre delle generazioni a venire, la sicurezza e l’atonia e l’afasia delirante del proprio irrinunciabile passato: chiamando a sé, secondo il tipico espediente di una destra raggelata e raggelante nel suo immobile ibernato rigore, radici e tradizioni e identità e trasformandole in valori.

Però

Per dire, se: Da «Il Giornale.it -Il Papa: “La crisi è seria. Cambiare stili di vita” E avverte i Paesi ricchi» forse significa, in un qualche modo, che, se pure da quella  pietrificata foresta di tradizioni radici e identità, nonostante l’apparenza, qualcosa… eppur si muove.

Invece

E se si trattasse semplicemente di ricorrere a conosciute categorie del Novecento e ibridarle con le (previste) esigenze nostre e contemporanee? Se non col comunismo, contaminata parola dalle banalità del male e del Potere, almeno Socialismo. Non è questione di ideologia. È solo questione di presa d’atto di un Tempo ormai venuto.

Poi, certo, si può scegliere di stare dove si sta ed affondare e far affondare, insieme all’unica speranza fondata sulla minima realtà, il mondo intero.

Ecchecazzo

Ott
24
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 24-10-2010

Da Corriere della Sera.it -Capitalismo opaco, democrazia debole-

Toh? Ci si arriverà, se pure per vie traverse, a prendere semplicemente (ché, poi tanto semplice non è e non sarà) atto di un avvenuto fallimento. Sì, esattamente quel fenomeno che la dottrina (sì, dottrina) capitalistica prevedeva e considerava buona cosa per separare il grano dal loglio ed ottenerne la virtuosa competizione tra le imprese che sarebbe servita ad indirizzare l’umanità tutta verso un radioso futuro. Il capitalismo sta dimostrando d’aver maturato il diritto dovere di un onorevole buen retiro. Si tratta di ufficializzare l’avvenuta dipartita e darsi da fare per andare oltre. Se si vuole, ovviamente. Se ci si tiene ad un civile e vivibile futuro. La civiltà post-petrolifera sta lì. Assomiglia paurosamente (paurosamente per chi ha il cervello ancorato ai suoi ammuffiti luoghi comuni) a qualcosa che ha a che fare col Socialismo (ché dir di Comunismo sarebbe pretendere l’impossibile da quelle stanche ottenebrate menti).

Inutile anche obbiettare e ricorrere alle solite fossilizzate litanie circa vecchi e nuovi modelli di sviluppo o scomodare sogni, utopie o senso di realtà. Il dilemma che si pone resta un semplicissimo dilemma: O così o barbarie.

Probabile si scelga la barbarie?

Sì, molto facile.

Augh!

Ott
22
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 22-10-2010

Chissà se ha ragione Roberto Saviano quando, come ieri sera ad “Anno Zero” sostiene che il compenso dell’artista (meglio se alto, il compenso, non l’artista) è garanzia di autorevolezza e onestà e chiarezza perché, secondo un abile sofisma («Essere pagato significa essere professionale, se invece l’ospite arriva gratis lo spettatore deve accontentarsi») e anche un abusato metodo (quello che: o sei di/da griffe o nulla sei) tutto contemporaneo di misurare il mondo, implicitamente finisce per affermare che: Il prezzo indica il Valore.

E se fosse invece che in questa epocale impasse antropologica (tornante della Storia) che stiamo vivendo, tutti gli “indicatori di senso” andassero nella opposta direzione? È (sarebbe) il tempo (il Tempo) di immensi spiegamenti (non già di spiegazioni) di manifesta generosità da parte di chi d’altro (rispetto a quello, che per meriti unanimemente riconosciuti, si è diventati e si è)  bisogno non ha? «Chi D’Altro Bisogno Non Ha». Un tempo in cui, a scadenza settimanale ormai, la pratica ipocrita e fuorviante della solidarietà a gettone per mezzo di SMS ad uso e consumo (sic) delle cause le più nobili previo appello di schiere di non sempre probabili vipsss  chissà quanto in buona fede, spesso portatori di redditi pari al PIL di una media regione sub-sahariana, questa pervenuta abitudine stabilisce ed attesta l’avvenuta impraticabilità della banalissima ragione morale che ognuno nel profondo del cuore si dovrebbe portare.  Considerando, se appena si voglia (magari dovendo) che la prima (se non l’unica) forma di solidarietà si chiamerebbe (secondo un antico, anzi vecchissimo modo e ammuffito di intendersi): Politica.

Si conoscono tutte, ma proprio tutte, le obiezioni a questa tesi bislacca circa l’avvenuto avvento (un vero e proprio Anno Zero, allitterazioni comprese) di un Tempo della Gratuità Universale: dal copyright del cantantucolo o del grande scrittore o artista altro o intellettuale altro o altro grand’uomo.

Puzzano tutte di consolidato (e questo sì, ammuffito) pensiero e stantio, e di malafede e di soldi.

E di Sé.

Ovvio, poi, che al di là di questo obliquo e laterale punto di osservazione, dovendo scegliere , quando di fronte si abbia l’impunito plutocrate e i suoi servi (masi compresi), si sia più che d’accordo su tutto il resto, con le ragioni dei, pur milionari, Saviano, Fazio, Santoro, Benigni, Fo, Bono vox  (Bono vox diommio) etc.

Ott
20
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 20-10-2010

Da BBC.co.uk- Spending Review: Osborne prepares to unveil cuts-

Di tagli al welfare e al resto fino al 25% , stanno parlando. Quando è l’economia a indirizzare le decisioni politiche secondo criteri “meramente tecnici”. Solito inganno. Dei politici che, dietro l’apparenza della neutra esigenza di  rispettare la logica ferrea dei bilanci, operano scelte che più politiche non si potrebbe. Delle opinioni pubbliche tutte che con qualche malafede si ostinano a non considerare  posizioni altre. Quelle per le quali un’altra logica è possibile. Altri tagli, altra redistribuzione, altra politica e altra economia e altro sviluppo. Quello che nel medio/lungo periodo diventerà l’unica forma possibile di convivenza CIVILE tra gli uomini di questa pianeta.

Appena si prenderà atto che il Capitalismo, al di là del botulino e del silicone e del belletto e lifting vari, è morta cosa. Un triste cadavere mosso dai fili degli interessi personali più biechi ed ammuffiti e dalla generalizzata stupidità di chi accetta d’esserne, dei pochi superstiti deliranti d’illogica avidità, vittima rassegnata e silente.

Occorrerebbe stabilirlo con una certa celerità per non morire tutti noi soffocati dalle esalazioni della evidente (e pur negata) putrefazione.

Amen

Ago
13
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 13-08-2010

Da Avvenire.it- Del Noce: gli orrori dell’uomo di Marx di Dario Antiseri-

È pur vero che, siccome nessuno è perfetto, se invece di pronunciare la fatidica frase “Le religioni sono l’oppio dei popoli” il vecchio, pur ottimo, barbone si fosse morsa la lingua si sarebbe evitata più di una inutile tragedia. Errore tattico. Non esistendo valori assoluti la questione “filosofica”, specie vista dall’ottica di un secolo e mezzo fa, andava rimossa a favore di quella sociale. Caricando di valori “altri” una questione di “mera” uguaglianza, ci si è resi vulnerabili agli abusi dei soliti marpioni affamati di potere. dei fanatici di ideologia e degli interpreti pedanti che proprio in nome di quei valori “hanno” snaturato il primigenio messaggio. Che era un sostanziale messaggio di libertà. Ottenendone il disastro che tutti poi constatammo.

Poi, l’ironia della Storia (che “da tragedia si ripete in farsa”, sempre lui) ha voluto che nel nostro tempo buffo e imbecille, i tre problemi (disuguaglianze, oppio e religioni) gestiti secondo criteri improntati alla tipica idiozia tutta umana, si siano aggrovigliati in un inestricabile nefasto nodo portatore di nuove vecchissime tragedie.

Amen.

Ago
06
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 06-08-2010

Da La Repubblica.it -Unicredit annuncia 4.700 esuberi. Il sindacato: “Contagiati da effetto Fiat”-

Prima o poi un qualche “povero di spirito” o qualche “mente semplice” ci arriverà alla conclusione (imbarazzantemente marxiana, ma vabbè) che i benefici del progresso tecnologico debbano essere ridistribuiti secondo principi di equità e giustizia, ma soprattutto di elementare intelligenza? Ad evitare, cioè, ulteriori conflitti. A diffondere benessere e tempo di vita alle persone per uno sviluppo armonico della società in linea coi valori tipici della civiltà europea. Scongiurando di farsi travolgere dal ciclone produttivista spinto fino al parossismo proprio dei Paesi che cercano disperatamente di cavarsi fuori dal sottosviluppo. In fondo si tratta solo di dare un minimo senso logico alla parola “progresso”.  E alla parola “intelligenza”, anche.

Ago
05
Filed under (lo sputo del cuculo, Società) by minimax on 05-08-2010

Da Lipperatura (blog di Loredana Lipperini) – CHI LEGGE, CHI SCRIVE-

Dove si riprende l’argomento terribile per le tasche di alcuni e per le non aggiornatissime impostazioni mentali (di default) di moltissimi, del diritto del “produttore di cultura” a vedersi sempre e comunque riconosciuti inalienabili diritti. Vuoi di proprietà intellettuale (e ci siamo), vuoi direttamente traducibili in pecunia (ahi!). Risolvendo, cioè sempre e comunque, in commercio il frutto (individuale? sicuro?) della propria creatività. Non tenendo in debito conto della rivoluzione tecnologica in atto che, sappiamo come e perché… etc. etc.

Dice giustamente Maurizio Maggiani « Le persone desiderano accedere a un bene culturale e quando costa troppo trovano un sistema per non pagarlo affatto».

È  così complicato per la testolina di un intellettuale (se tale è, e non un bottegaio attento solo alla sua tasca) di media intelligenza, pensare che forse una delle ragioni della sua stessa esistenza (per la sussistenza vedrà bene di arrangiarsi, come tutti si fa), di più, la sua stessa ragion d’essere, in quanto intellettuale, dipende dal fatto che ci sia qualcuno disposto a rubare (letteralmente) un libro senza altro scopo che di leggerlo?

Lug
31
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 31-07-2010

Da La Repubblica.it- ONU: Storico voto dell’Assemblea generale. L’accesso all’acqua è diritto umano-

Ma dai? Addirittura? Ma come sono umani! L’assurdità sta nel non cogliere l’intrinseca assurdità che sta nella “notizia” (si vedono le virgolette?). Perché ci vuole una bella dose di metabolizzata stupidità per assumere come “normale” (idem) tutto questo. Diritto umano? Bere? Lavarsi le chiappe? Scendere la riva di un ruscello e mettere i piedi in ammollo? Un diritto? Un diritto umano? E lo gnu? E la giraffa? E l’antipatico sciacallo? Diritto? Sancito da qualcuno a beneficio (bontà sua) di qualcun altro? E l’aria? E il suo accesso? Altro diritto? L’accesso all’aria. Altro diritto umano?

Non si chiama pleonasmo quella figura retorica che aggiungendo il superfluo ad un concetto ne provoca l’effetto di ridondanza? Quello!

Basterebbe dire diritto a… vivere.

Grazie.

Lug
21
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 21-07-2010

Da Libero.it (via chiarelettere.it)- Presto l’economia di carta finirà in un bagno di sangue di Massimo Fini-

Magari prima si potrebbe provare col… comunismo. Non quella sbobba incriccata di potere che abbiamo purtroppo già tristemente sperimentato. Ma una specie di “volontaria necessità” appoggiata sulla libertà. Il razionale “passo successivo” oltre l’evidente fallimento storico del capitalismo. Per la sopravvivenza della specie. You Remenber? Da ciascuno secondo la sua capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni? Quello! Se no? Se no, amen. Come pre-dice Fini (Massimo)

Lug
04
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 04-07-2010

Da Corriere della Sera.it- La soddisfazione di Marchionne: «Negli Usa il sindacato ci ha capito»

Ma poi che si sa delle insignificanti piccole vite di quelli che, negli incontri coi grandi, non portano abitualmente un semplice maglioncino dolcevita, di quelli che non fanno la spola tra le due coste d’Atlantico e non determinano con le loro decisioni che l’infimo senso delle loro sole piccole insignificanti vite? Che ne sa Marchionne degli spiccioli effetti su quelle spicciole vite, di quella che i pianificatori di produzione chiamano la  metrica della produzione?

Da un articolo sul Venerdì di Repubblica di Mario Cicala riprendo:

« La dicitura metrica della produzione riesce soave come un sonetto. Nei fatti significa ripetizione di gesti identici, regolato da tempistiche prestabilite del tutto virtualmente ( vale a dire tarate su un essere umano astratto e senza età, peso, psicologia). Su tre turni – mattino, pomeriggio, notte, di 8ore, pause incluse- attività di polsi, dita, spalle, occhi concentrati sul pezzo. Ove, pure, come in molti segmenti produttivi, la fatica sia stata alleviata da macchine, resta lo sforzo della reiterazione. Roba fisica Mica generico stress. E poi le macchine non pensano. Sbagliano. O non si accorgono degli errori. Il cipputi  invece sì. E interviene . Di braccia. (…)  Ogni minimo gesto isolato e misurato. Sotto la voce Analisi Lavorazione Serbatoi, leggi: Prendere velina; strappare velina; attaccare nastro a velina; camminare a cassone sequenziato; piegarsi per prendere serbatoio; posare tubo; levare e mettere freno cassone pieno; camminare a stampante... In un’altra, che descrive la lavorazione interna di un furgone: Camminare in ginocchio; posizionare riparo; prendere e piazzare bulloni; prendere avvitatore e riporre..

Robette. Se si “ha fortuna” un siffatto lavoro s’inizia intorno ai vent’anni e si termina (stando alle ultime trovate di qualche nazista en travesti,  un tal Giuliano Cazzola, ex sindacalista ed ex socialista, tra gli altri) ai 65. Per vivere quanto oltre il maledetto traguardo? Stabilito che, certo, la vita media s’allunga ma che, peccato, il risultato finale sarebbe di gran lunga migliore se non ci fossero, toh, i ceti medio bassi, operai compresi ed inclusi, e certo,  che vivendo una vita di merda alla lunga, la… abbreviano. Di solito, infatti, vive meno chi vive peggio.

Insomma, ci si sforza di morire prima degli altri ma siccome gli altri, che vivono sulle fatiche dei coglioni, vivono di più, i coglioni (che, in quanto coglioni, vivranno di meno) saranno costretti a lavorare di più. Geniale paradosso? Peccato sia Realtà.

E il cerchio si chiude.

«Era meglio morire da piccoli…

Si poteva ammazzare il padrone…»

Canta, vero?  Questione di metrica…

Giu
26
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 26-06-2010

Da Repubblica.it – Fmi: “A rischio 30 milioni di posti di lavoro”
G8 vede ripresa, ma ora società più eque
-

Non è che sia poi questa grande svolta. Non è che la si debba poi ad una altruistica resipiscenza. È solo un cul de sac. È (sarebbe) solo l’unico strumento per salvare il salvabile di quella che chiamavamo civiltà occidentale. È (sarebbe) solo uno degli ultimi tentativi di salvare il mondo stesso dal rischio barbarie e di indirizzare gli animal spirits secondo una minima logica di sopravvivenza di specie. È (sarebbe) solo un’ultima occasione per pensare uno sviluppo economico e tecnologico non semplicemente  funzionale a sé stesso ma diretto, secondo dettami di elementare buon senso, a procurare vantaggi all’umano spicciolo vivere.

Giu
20
Filed under (lo sputo del cuculo, Pop) by minimax on 20-06-2010

Da IL TEMPO.it -Il Signor Fiat ha ragione (e auto) da vendere di Mario Sechi-
Dipende sempre da come si traguardano le coordinate di un determinato concetto, quello che poi si traduce in “pensiero corrente”.
È probabile si troverebbero molte voci discordi ( e molte incazzature, a dire il vero) se venissero applicati, a tutti quelli che si ostinano a chiamare genericamente “lavoro” la propria attività, gli stessi parametri, le medesime discipline, le identiche materiali condizioni, gli stessi ritmi, le stesse pause , le medesime retribuzioni che,  pare normalissimo,  si impongono  a chiunque per procurarsi un reddito si trovi a fare parte di quella sub-categoria denominata “lavoratori dipendenti”.
Anche a Marchionne, anche al direttore de Il TEMPO, brucerebbe il culo sentirsi continuamente tampinati da uno stronzo che pretende scandire il tempo e i modi e le restrizioni della loro vita.
Ammesso e non concesso che il lavoro (o certo lavoro) sia vita.
Ammesso e non concesso che si rendano conto che i loro bla bla circa la competitività ad ogni costo, il continuo rialzo dell’asticella dei diritti e il continuo ribasso di quella dei salari, stroncano, nel breve periodo le classi lavoratrici tutte, ma che nel lungo stroncheranno un sistema di valori che si identificava con i valori fondanti di un complicato sistema di regole e di diritti (e dunque di una Civiltà) che si chiamò Occidente. Si comprende, insomma, che non volendo darsi, per miope visione di futuro e scarsa propensione all’avventura, ad un Vero NUOVO, stiano (solo) procrastinando quello che negli spiccioli fatti (rinunciando alle specificità che, di quella Storia, ne hanno esaltato i meriti) stanno invece accelerando: Il Declino della Civiltà Occidentale.

Che quel NUOVO abbia, tra l’altro, gli obbligati connotati di qualcosa già visto (intravisto, per la verità) che ha a che fare con la Politica e che si chiama Socialismo (variamente declinato) rappresenta l’ennesimo motivo di riflessione sulle proprietà (ir)razionali della Democrazia.

Già. Se ne potrebbe (amaramente) ricavare che la Democrazia è una cosa troppo seria per essere affidata agli elettori…