Lug
08
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 08-07-2011

Da Europaquotidiano.it- Un Fatto abusivo su Berlinguer di Stefano Menichini-

Condivisibile fino all’ultima goccia. In un tempo che inevitabilmente cambia e che inevitabilmente tutto fa restare (e arrestare, anche?) come era, è sempre stato, sarà. Per luoghi comuni e stereotipi. Per legge di natura profonda (le legge e la natura). Per l’ossessione dell’Eterno Ritorno e via così… Perché siamo piccoli uomini mossi da basiche cose attinenti intime pulsioni che da millenni elaboriamo in cosiddette Idee. Piegandole alle logiche delle nostre ragioni per via della nostra eterna, un po’ scaltra un po’ cialtrona, Ragione.

Per dire? Per dire di vuote stanchezze e di gentiluomini che per vie diverse proprio non riescono a sottrarsi alle stesse logiche di Potere che avversano. Con molte ragioni (tutte riconoscibili e riconosciute, certo) e qualche indomabile torto, più che legittimo figlio di quelle stesse ovvie ragioni.

Per dire? Che pur non essendo di grande tendenza, in certi circoli e luoghi di pura certezza, così , a cazzo, ci viene di fermarci a guardare nel vuoto, pensando che forse assoluta purezza… assoluta limpidezza… assoluta virtuosità… perfino verità… ha troppo dell’assoluto e dell’auto-assolto… Confidando sul FATTO che poi, all’ultimo, vi è sempre il più puro che epura…

Per dire? Che – citando Prevertcome per miracolo, si alza il sopracciglio…

Il loro, ma anche il nostro.

Ragazzi…

Mag
03
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 03-05-2011

Da La Repubblica.it - LA MORTE DI BIN LADEN Washington teme rappresaglie chiuse le sedi diplomatiche in Pakistan

Anche Maroni teme. O dice di temere. Un po’ di fuoco al culo della gente, giustificato o meno, sempre di buono qualcosa al Potere porterà. Che a sentirsi minacciati viene facile affidarcisi. Al Potere, veh. Anche se, ovviamente nessuno può – e nemmeno potrà mai – salvare nessuno. Figurarsi Maroni (Maroni). Anche se, a dire il vero, a pensarci appena un attimo davanti a questa formidabile minaccia più che globale con la quale da dieci anni, un giorno sì e l’altro pure, continuano a romperci gli zebedei, paventando oscuri sfracelli, stragi, attentati, epidemie, avvelenamenti di massa e via terrorizzando ( i “nostri”, terrorizzando noi), se appena si faccia un grossolano calcolo delle morti nel mondo (fatto salvo – si fa per dire – l’Iraq dei tempi d’oro di Bush, e vabbè)  per terrorismo facile verificare siano di gran lunga inferiori ai pedoni falciati sulle strisce da “criminali per caso”.

A.D. 2001 compreso.

Ci sono terroristi che non sono tecnicamente dei criminali. Sono terroristi in quanto abitualmente, per fini abbastanza comprensibili, spendono la gran parte del loro tempo a terrorizzarci.

Governando.

Oh yeah.

Mar
09
Filed under (lo sputo del cuculo, Società) by minimax on 09-03-2011

Da La Repubblica.it - Le procure sotto tutela di BARBARA SPINELLI-

Che ovviamente, si sa, il problema della giustizia in questa Repubblica (lo Stato, non il giornale) da operetta sta tutto negli abusi di un clan di procuratori nei confronti di un qualche vipppp. Mica di giustizia negata. Di ladri e truffatori e furfanti altri a piede libero, liberi di fregare (anche Parmalat? Anche. Anche Cirio? Anche. E via così.) gli imbecilli a cui evidentemente l’essere fregati (anche da una Banca? Anche. Anche da una compagnia d’ assicurazioni? Anche. Anche da venditori di fumo senza scrupoli? Anche. Vanna Marchi, per dire? Anche. E via così) comporta una ottima dose di piaceri più che libidinosi.

Siamo fatti così.

«Che cosa ci vuoi far?» si cantava in «Papaveri e papere».

Ecco.

Dic
29
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 29-12-2010


Da La Repubblica.it - Fiat, tavolo per Pomigliano. Duello sul referendum a Mirafiori. Fassino: “Fossi un operaio, direi sì”-

This is the question direbbe Shakespeare. Ma fuor di dubbio, questa volta. E si tradurrebbe con «cazzo, sta proprio lì il punto, orco di quel cane»: Che non lo sei, un operaio. Che richiamandoti a valori e senso delle cose traguardandole da una prospettiva che inquadrasse la realtà da un angolo basso e un attimo minimamente spostata a sinistra (veh!), smarrito hai completamente un non complicatissimo percorso (a differenza, lo si ammette, di questa tortuosa prosa già con_torta) di dirigente (poca classe) di sinistra, appunto. Che tu e il tuo ex compagno di merende tal Rutelli Francesco detto “Il Cicoria”, formidabile coppia di perditori d’orizzonti, è da quel dì che non ne imbroccate una che sia una. Che di memorabile di te resta la comparsata tua e della tata tua in un triste programma (c’è posta per te, cazzo, a canale5) di un triste sabato sera di un tristissimo ottobre del 2005 triste vigilia della altrimenti tristissima disfatta (sic!) elettorale del successivo (va da sé) 2006: una vittoria in tasca trasformata all’ultimo, per insipienza e totalissima incapacità tua, Bibì,  e del tuo Bibò, in un risibile masochistico pareggio. Tu sei quello (lo canterebbe pure Orietta Berti) che nonostante, stante e persistendo, tutto questo, mica contento, no, candidamente ti candidi alla sostituzione, in quello di Torino, e chiamandoti Fassino (!) del noto sindachino Chiamparino ino ino ino.

Che, insomma, ad affrontare i problemi della nostra complicata (ma mica tanto, poi, è almeno dall’ottocento che si ripetono pressoché sempre uguali ed è dall’ottocento che s’è cominciata a profilare una qualche soluzione da parte di un ottimo marxistico barbone),  contemporaneità secondo i suoi ;) fassiniani e marpionneschi abusatissimi schemini siamo capaci pure noi.

Uffa.

Dic
19
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 19-12-2010

A chi, molto “demagogicamente”, quando gli si chiede dove reperire le risorse necessarie per mantenere il necessario minimo livello di manutenzione del Paese, che tra altro contribuirebbe a non ritrovarsi nelle solite ridicole e tragiche difficoltà ad ogni nevicata o vedersi crollare intorno siti archeologici o sbriciolarsi tele e/o affreschi e via decadendo, risponde di cominciare dalle spese militari (29 miliardi stanziati per soli aerei militari, controllare, prego) viene altrettanto demagogicamente (senza virgolette, please) risposto che le industrie militari (almeno quelle italiane) da sempre fungono da formidabile volano per la ricerca applicata e per l’intera economia nazionale e che rinunciare a quegli ordinativi metterebbe a grave repenTaglio  tanti posti di lavoro e tanti bei soldini… etc… etc…

Come se INVESTIRE nelle VERE risorse di questo specialissimo Paese non implicasse lo stesso tipo di ricaduta economica. Come se, alla fine della assurda fiera di una sedimentata ed indiscussa idiozia, un carro armato o un caccia, tolto il plusvalore occorso per produrlo, non avesse altro utilizzo e potenzialità che di far, letteralmente, danni e arrecare distruzione. Non, per dire, produrre energia, ripulire strade dalla neve, ripristinare alvei ed argini disastrati di fiumi e di torrenti, recuperare opere d’arte e siti archeologici o centri storici di cittadelle medievali, città terremotate e… E via così, secondo schemi di semplice efficienza di Sistema. Secondo l’unica via umanamente sostenibile e razionalmente progressiva ed economicamente conveniente, lungo la banalissima linea dello sfruttamento (etimologicamente e nobilmente inteso) della immensa potenzialità di questo Paese di matti.

Complicato, vero?

Nov
24
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 24-11-2010

Dai toni, dalle pause, dalle evidenti ironie, dagli sbuffi scocciati, dal ritmo volutamente cantilenante, dagli ammicchi di complicità, dai borbottii che lasciano trasparire palesi segni di sopportata insofferenza e da mille altri piccoli indizi, oltre che dalle notizie scelte e dai giornali da cui, a suo insindacabile giudizio (ovvio) le ricava, di Alessandro Giuli vice direttore de IL FOGLIO, conduttore di Prima Pagina di Radio3 di questa settimana, se ne deduce il suo disperato disincanto sulle umane cose tutte. Se ne avverte il suo cinico distacco dalle banalità dei piccoli uomini ad una dimensione: tutti quelli che non la pensano come lui. Pare di vederlo con le sopracciglia tirate, le braccia larghe, l’amaro sorriso a monologare tra sé di cosa tocca sopportare in questo mondo: tra risapute cose e tritate e ritritate. Ieri, rispondendo ad un ascoltatore impertinente ha dovuto per l’ennesima volta ricordare la differenza che sta tra il signor B. (lui lo chiama “Cav.”) e tutti (tutti) gli altri: è la differenza tra l’essere e il non essere. Semplice, no? Pare niente. È tutto. Basta mettersi in testa una idea meravigliosa. Cesare Ragazzi un parrucchino. Alessandro Giuli, e tutti quelli della sua (gran) classe, un parrucchino con un comico e tragico cavaliere al butulino, sotto.

Tra l’essere e il non essere… Nientemeno.

Pietà…

Ott
22
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 22-10-2010

Chissà se ha ragione Roberto Saviano quando, come ieri sera ad “Anno Zero” sostiene che il compenso dell’artista (meglio se alto, il compenso, non l’artista) è garanzia di autorevolezza e onestà e chiarezza perché, secondo un abile sofisma («Essere pagato significa essere professionale, se invece l’ospite arriva gratis lo spettatore deve accontentarsi») e anche un abusato metodo (quello che: o sei di/da griffe o nulla sei) tutto contemporaneo di misurare il mondo, implicitamente finisce per affermare che: Il prezzo indica il Valore.

E se fosse invece che in questa epocale impasse antropologica (tornante della Storia) che stiamo vivendo, tutti gli “indicatori di senso” andassero nella opposta direzione? È (sarebbe) il tempo (il Tempo) di immensi spiegamenti (non già di spiegazioni) di manifesta generosità da parte di chi d’altro (rispetto a quello, che per meriti unanimemente riconosciuti, si è diventati e si è)  bisogno non ha? «Chi D’Altro Bisogno Non Ha». Un tempo in cui, a scadenza settimanale ormai, la pratica ipocrita e fuorviante della solidarietà a gettone per mezzo di SMS ad uso e consumo (sic) delle cause le più nobili previo appello di schiere di non sempre probabili vipsss  chissà quanto in buona fede, spesso portatori di redditi pari al PIL di una media regione sub-sahariana, questa pervenuta abitudine stabilisce ed attesta l’avvenuta impraticabilità della banalissima ragione morale che ognuno nel profondo del cuore si dovrebbe portare.  Considerando, se appena si voglia (magari dovendo) che la prima (se non l’unica) forma di solidarietà si chiamerebbe (secondo un antico, anzi vecchissimo modo e ammuffito di intendersi): Politica.

Si conoscono tutte, ma proprio tutte, le obiezioni a questa tesi bislacca circa l’avvenuto avvento (un vero e proprio Anno Zero, allitterazioni comprese) di un Tempo della Gratuità Universale: dal copyright del cantantucolo o del grande scrittore o artista altro o intellettuale altro o altro grand’uomo.

Puzzano tutte di consolidato (e questo sì, ammuffito) pensiero e stantio, e di malafede e di soldi.

E di Sé.

Ovvio, poi, che al di là di questo obliquo e laterale punto di osservazione, dovendo scegliere , quando di fronte si abbia l’impunito plutocrate e i suoi servi (masi compresi), si sia più che d’accordo su tutto il resto, con le ragioni dei, pur milionari, Saviano, Fazio, Santoro, Benigni, Fo, Bono vox  (Bono vox diommio) etc.

Lug
23
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 23-07-2010

Da LA STAMPA.IT- Cristiano De André: “Mio padre Fabrizio un amico fragile” “Era orso, orco e alcolista. E un genio”-

A dire il vero ne avremmo anche le scatole abbondantemente piene. Di geni e dei relativi luoghi comuni. Che stranamente funzionano (i luoghi comuni) di più e meglio proprio al cospetto dei (sussunti , veri o presunti)  geni. Tanto che è largamente in uso, da parte dei (sussunti, veri o presunti)  portatori di un qualsivoglia talento, per rafforzarne, agli occhi del volgo, l’allure maledetta di quel sé pre-potente, di atteggiarsi a spregevoli stronzi intolleranti e insolenti. Confuso ( il volgo, non il genio) da preminenti letture di, perlopiù, rotocalchi, ove sono ormai secoli che impazza quella trita e tritata e ritrita frasetta «un carattere è un brutto carattere» che, desumendo l’effetto dalla causa, così a occhio, si porta sul groppone la responsabilità di una gran parte del dolore del mondo. Dal Dio biblico (un caratteraccio) giù giù fino ai caporali (cfr. Totò) dei giorni nostri.

Perché è da un malinteso e frainteso amor di sé, debitamente declinato ad indifferenza per i poveri altri di complemento, che, sovente, scaturisce il genio.

Ma anche lo stronzo. E il criminale. E il dittatore. E il profeta. E l’egolatra.

E gli altri tutti…

È quella che si dice: La banalità del male.

Giu
18
Filed under (lo sputo del cuculo, Società) by minimax on 18-06-2010

Da Il Foglio – Anche Galli Della Loggia aderisce all’appello.
In difesa di un diritto: la privacy
-
Sì vabbè ragazzi, ma il ruolo dell’intellettuale dovrebbe anche comportare il minimo sindacale d’ironia e di conoscenza delle iperboli retoriche. Non è che nessuno al mondo, sano di mente, desideri davvero lo si intercetti e che gli si violi impunemente l’intima sua privatezza. Ed ovviamente l’appello dei reprobi (e presunti fessi masochisti) “intercettateci tutti” andrebbe un filino interpretato. Si penserà mica che i ragazzi calabresi di “e adesso ammazzateci tutti” intendessero d’essere concretamente presi subito in parola? Su, cari, eddai. Una pastiglietta ed un bagnetto di realtà e tutti a nanna. Domani sarà (forse) già tutta passata questa sbronza da bastian contrari all’incontrario.

È più che risaputo che a mettersi (giustamente, per certi versi) contro il conformismo delle intellighenzie spesso si finisce per ritrovarsi a fianco, ben che vada, qualche retrivo reazionario snob, oppure, quando va male, facilissimo passare per dei banalissimi coglioni.

Su.

Dic
22


Da un?intervista a Luciano Gallino su età pensionabile e Inps.

Lei ha più volte scritto che si dovrebbe intanto fare luce sul bilancio dell’istituto…
«Perché in questi anni gli è stato accollato di tutto: dalle decine di migliaia di prepensionamenti dei ferrovieri negli anni novanta, per decisione del governo, al deficit (un miliardo l’anno) del fondo dirigenti d’azienda, alle pensioni di invalidità (che pensioni non si possono considerare), ai conti dei coltivatori diretti. Si fa un trucco contabile alla rovescia: prima infilo di tutto nel bilancio dell’Inps, poi accuso l’Inps di non tenere la partita in pareggio. Mentre al netto delle prestazioni assistenziali e di quei passivi che non hanno nulla a che fare con il rapporto tra contributi versati e pensioni ricevute dai lavoratori dipendenti, la spesa previdenziale sarebbe in equilibrio».

Eppure si continua a ragionare accettando quel “trucco contabile. E in discussione finisce l’età pensionabile…
«Visto che viviamo tutti ormai fino a ottant’anni, potrei decidere di fissare a ottant’anni l’età di pensione. Così il bilancio dell’Inps va alla pari. C’è un po’ di leggerezza nel ragionare sull’esigenza di prolungare l’età pensionabile… Non è una colpa invecchiare. Accorciare la vita lavorativa, migliorando le condizioni del lavoro e dei lavoratori, era stato considerato un segno di progresso, era stata una conquista…».