Mag
21
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 21-05-2010

Da il Corriere della Sera: Aldo Grasso – Annozero, Santoro contro tutti
Il monologo di Masaniello
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« Ma Santoro dovrebbe una buona volta smettere di credersi…» Grasso dixit.

Con la stessa autorevolezza e il medesimo diritto che lui NON riconosce a Santoro. Siamo in un Paese dove il Capo del Governo per glorificare sé stesso, con un inverecondo spot dove si mostravano frigoriferi spalancati e altre simili sconcezze, chiudeva d’autorità una trasmissione televisiva parallela a quella in cui appariva, senza, sostanzialmente, un moto di vero scandalo da parte della corte dei media. Un moto di vero scandalo, non un pigolio temporaneo subito sopito e sostituito da polemiche contro il “santorismo”. Il problema in Italia è Santoro. Come a Palermo ( come dice Johnny Stecchino) è il ‘cciaffico.

E un po’ di vergogna, no?

Mag
20
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 20-05-2010

LASTAMPA.it:  Il governo “assolve” i poliziotti condannati per i fatti della Diaz-

Sarebbe interessante sapere se dimostrerebbero la stessa affabile e disponibile comprensione nei confronti di chi li avesse svegliati (loro) a manganellate sui denti (loro). Stamane a Prima Pagina di Radiotre Rai Il giornalista de Il Foglio, Claudio Cerasa, (ciliegina sulla torta dei torti diritti) si dichiarava “garantista” ab libitum.

Tanto, per la dentiera c’è sempre il kukident.

Mag
19
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 19-05-2010

Da Repubblica.it: Intercettazioni, il Senato accelera Sì a condanne per editori e giornalisti-

Ecco una magnifica occasione per i giornalisti e il mondo dei media tutto, di sfoggiare una bella schiena dritta. Rischiando, ovvio. Mostrando a tutti che quando tocca a loro battersi per contrastare il Regime, ci sono. Al di là dei corsivi puntuti ma faciloni. Al di là dei voti e delle classifiche che stilano per gli oggetti dei loro strali. Perché, sia detto con rispetto, a volte è più facile mettere a repentaglio la vita in Thailandia (R.I.P) piuttosto che rischiare la galera in Italy.

Insomma, non solo chiacchiere e tesserino.

Mag
19
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Da Il Corriere Della Sera : De Benedetti e il caso «berluschini» «D’Alema? È un problema umano»

Il cerchio si chiude. I detrattori del pur discutibile D’Alema (e Bersani) riuniti in una cricca che va da De Benedetti a Grillo, da Travaglio a Feltri, dai luogocomunisti di destra a quelli di sinistra. Fossi in D’Alema direi: Troppo onore.

ps. Una Sinistra “indirizzata” da De Benedetti è l’ennesimo ossimoro italiota.

Mag
19
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 19-05-2010

Video importato

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Prodi si infervora contro “la volgarità” della frase “non metteremo le mani nelle vostre tasche”. Sostiene Prodi che la prima riforma è (ri)stabilire un minimo livello di Senso Civico.

Vero. Questi indecenti trogloditi nemmeno immaginano i danni causati dal loro disinvolto e irresponsabile uso delle Parole.

Intanto che ci svuotano le tasche.

Col simpatico beneplacito degli i_tagliani coglioni

Mag
18
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 18-05-2010

Da La Repubblica: Santoro-Rai, divorzio consensuale. Ma scoppia la polemica sull’accordo.

Già. Se l’intellighenzia sinistrorsa in questo indecente paese, rinunciando ad una gran parte dei lauti guadagni (il rimanente reddito sempre MULTIPLO di quello di un metalmeccanico sarebbe rimasto) avesse messo insieme e talenti e soldini avrebbe potuto tranquillamente ed autorevolmente contrastare lo strapotere mediatico del plutocrate e forse avrebbe dato un corso diverso alla Storia italiana. Ora è tardi.

Mag
18

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Mag
12
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 12-05-2010

Video importato

YouTube Video

Ecco Testa di Chicco che, già a capo di Legambiente (!) e promosso per meriti(?) politici a presidente Enel (dove scopre che a “cumannà pure se futte”), si mette in proprio (ma dai?) e s’inventa im-prenditore. Nuclearista di sinistra bastardista. Che uomo!

Mag
11

Filed under (Argomenti vari) by minimax on 11-05-2010

Da La Repubblica
Moratti: “Clandestini senza lavoro delinquono”

E Maroni avverte: “In Italia rischio banlieue”
Il sindaco di Milano interviene a un convegno all’Università Cattolica intitolato “Per un’integrazione possibile”: “Il reato di clandestinità va assorbito in altre fattispecie di reato”. Diffuso uno studio del Viminale sulle possibili tensioni nelle città.

Tecnicamente i due hanno ragione dato che esiste un reato di clandestinità.   Tecnicamente un neonato da clandestini delinque (commette reato) al solo suo atto di nascere. Tecnicamente trattasi di una tesi autopoietica. Tecnicamente li si potrebbe definire: due mascalzoni.

PS. Che queste cosette siano enunciate da un palco la cui dicitura e il cui logo richiamano ad una idea di Amore Sapiente ed Universale (Università Cattolica Del Sacro Cuore) è una di quelle belle(?) incongruenze logico-semantiche  che tristemente segnano il nostro tempo.

Mag
10
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 10-05-2010

Luigi Spaventa (nomen omen, si spera almeno stavolta) suggerisce su La Repubblica di come far piangere gli speculatori. Si dice che qualche speculatore in queste ore si sta mangiando le palle dalla rabbia per le perdite che va subendo causa le decisioni dell’Europa. Piccoli sgambetti al “Dio Mercato”. Piccole dosi di Comunismo “dovuto”. Temo non durerà. Ma il segno è chiaro: Per salvarsi il culo dagli squali, la barba (almeno) di Marx non guasta.

Mag
08

E se (a parte l’inquietante immagine dei due ometti boriosi e inadeguati) fosse che è il Mercato stesso che ci sta gridando quanto sia folle e idiota il modo che ci siamo scelti (?) di governare (?) il mondo? Se ieri bastavano 20 dementi fanatici islamici e 4 aerei, adesso basta una decina di “gnomi della finanza” per scassare tutto. Siamo sordi?

Mag
05
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 05-05-2010

Da L’Unità:  Grecia paralizzata, tafferugli in piazza, paese allo sbando.

Sbagliano. Dovevano pensarci prima. E, comunque, non serve a niente bruciare macchine e cassonetti o negozi. Reato per reato, tanto vale rifornirsi gratis di buone cose negli ipermercati, negli outlet e nei megastore della tecnologia. Anche le rivolte devono adeguarsi alla modernità se vogliono davvero “far male”. Sia “Mercicidio” (o furto, vabbè), dunque.

Poi, più che di estremismo, trattasi di Idiozia Semantica. Invece di andare a stanare i BANCHIERI s’accontentano, i dementi, d’ammazzare i BANCARI.

Mag
03
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 03-05-2010

La Cei difende l’unità d’Italia “E‘ un tesoro che appartiene a tutti” – Repubblica.it

Relativisti.Le gerarchie cattoliche si adeguano ai mutamenti dei venti. Con un occhio attento ai propri materiali interessi e l’altro a pararsi il culo dalla ineluttabile secolarizzazione che, per certi versi (appoggiando il plutocrate capo di una destra “commerciale”, arruffona e priva di veri valori), contribuiscono a diffondere.

Mag
03
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 03-05-2010

La RepubblicaIl presidente della Camera, Gianfranco Fini, boccia la cultura politica basata soltanto sui sondaggi e sottolinea la necessità di una “cultura rinnovata e strategica capace di pensare alle conseguenze della politica sul futuro”.

Forse, anche se ha smesso di essere fascista, Fini, dal 94, è (per dirla con Corrado Guzzanti) su Marte. Cosa altro hanno fatto nei 7 anni degli ultimi 9 se non sondaggi per sapere come muoversi per accalappiare consenso? E solo espedienti dialettici per sbandierare dati statistici farlocchi  nei talk-show. Il plutocrate è solo un infinito spot.

Mag
02
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 02-05-2010

Papandreu annuncia l’accordo: Taglieremo stipendi

e pensioni.

È solo (si fa per dire) il primo passo di un colossale arretramento dello “Stato Sociale” che nel medio periodo riguarderà l’intera Europa. Un salto all’indietro nel segno di una “Competitività” al ribasso. Nella sostanziale indifferenza, in Italy, di chi si prenderà la botta sul grugno: ceti medio-bassi, giovani, salariati, pensionati etc. Ah, Genio italico!

Mag
02
Filed under (Argomenti vari, Società) by minimax on 02-05-2010

Stefano Cucchi e Sindone

Immagine di due poveri cristi. Una risale al tardo medioevo (!). L’altra appartiene alla nostra miserabile contemporaneità. La prima ritrae un uomo sacrificato sull’altare di una fede fondata sul rimbambimento delle masse e sul bisogno di fornire ai clienti una tangibile prova dell’esistenza di Dio. Un Dio, per inciso, che sarebbe davvero di una piccineria molto, troppo, umana, se ridotto ad usare mezzucci del genere per attrarre credenti. Come altrettanto ridicola e stravagante appare l’idea della di Lui Madre costretta in apparizioni in grotte a pastorelle un tempo e su telefonini a qualche fanatica oggi.

La seconda immagine appartiene tragicamente all’invisibile al cuore che sottende ogni apparenza non supportata da un senso comune altrimenti distratto. Dovrebbe sconvolgere e scandalizzare ogni coscienza che minimamente si richiami a quell’altra.

Nessuno che si avveda dell’Uomo? Nessuno che scorga in questo tossico Cristo, vilipeso ed ucciso di botte e abbandono, lo stigma di un tempo che perde ogni giorno il suo Dio? Nessuno che in nome di quella (almeno) finzione di Fede non scenda tra quella folle folla  in fila che attende, in Torino,  ad un sacrilegio nominato “Ostensione” ? Che è (im)pura ipocrita esibizione ? Che tralascia e dunque offende quella pretesa di Verità che si declina(va) in Amore? Nessuno, tra quelli che in comitiva s’appresta a venerare un cazzo di telo di lino, che rifletta su dove veramente cercare il senso della sua umanità?

E se fosse…?

Mag
01
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 01-05-2010

Piccola Storia d’Italia condensata qui a disposizione degli smemorati,  degli imbecilli e dei buontemponi che, per comodità, leggerezza o pura stupidità un bel giorno se ne sono inventati un’altra à la carte, secondo il gusto del momento e il moto di vento. Mica queste misere cartine vogliono affermare chissà cosa. No, semplicemente si vuole allargare uno sguardo troppo accomodato alla bisogna di qualche furbo in cerca di facili consensi. La conoscenza delle cose richiede, per essere tale, uno sforzo di minima elaborazione e un discreto allontanamento dal proprio “particolare” per non lasciarsi ingannare dalla spiegazione la più facile e conveniente (spesso la più falsa e fuorviante). Dedicato, insomma, giusto a chi, sfoggiando radici e radicamenti ed altre sepolte proprietà, oltre che a far ricorso a slogan da osteria, può legittimamente (purtroppo) vantare gran seguito in questo povero (diventato culturalmente miserabile) Paese. Quel Paese che s’è fatto paese da Grande Impero o, comunque, grande Civiltà che è stato.

gli etruschi


Impero Romano

Le Invasioni Barbariche

Rinascimento

La Controriforma

Illuminismo

Napoleone

Unificazione


Mag
01
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 01-05-2010

Trovo in un libriccino ( Hermann Hesse:  “Sull’ anima” )  del 96 della collana  della Newton Compton “100 pagine 1000 Lire” un brano che, fatte alcune piccolissime ed ovvie correzioni, casca (non, calza) a pennello sulla nostra cosiddetta modernità. Non che non lo si sapesse che così va il “mondo” da quando tale ha preso a definirsi la consapevolezza delle cose che intorno ci accadono e che, per spirito di conoscenza e pura mania di, comunque, catalogazione, ci divertiamo a de_scrivere.  Quello che un po’ sorprende è la puntualità di certe osservazioni  che, se da una parte stanno a dimostrare che la nostra vantata modernità ( e la sua critica –  inevitabilmente portata a lambire una, più o meno sana, reazionaria nostalgia -  anche)  non è che la riproposizione dell’eterno sempre uguale a sé stesso,  dall’altra ti costringono a confrontarti con una domandina niente male: Possibile? Possibile che dai vieti schemini tutti improntati al “si stava meglio quando si stava peggio” non se ne possa uscire mai? Possibile, è la risposta. Probabile. Anzi, certissimo. Ché quella, questa, è la materia. Stupida tremula carne umana condizionata e soggiogata dai propri tremori. Che non vi può essere che l’incessante macabra danza intorno a quel totem ,inutilmente adornato di vani sensi, che chiamiamo “parola”. Una tremula carne che, disperata, alla parola si affida per  reclamare… salvezza. E certo, la parola dispensa salvezze.

Hermann Hesse nel 1907 (!) parla di una (vera od immaginaria ) lettera scrittagli da un suo vecchio professore di ginnasio che riflette sui “Vecchi Tempi”:

« Il mondo di oggi mi appare separato da quello che esisteva ancora e aveva valore al tempo della mia giovinezza, da un abisso ben più profondo di quello che divide generalmente le generazioni. Non ne ho la certezza, e la storiografia sembra insegnare che la mia opinione nasce da un errore in cui cade facilmente ogni vecchia generazione, perché il flusso dell’evoluzione è costante e in ogni epoca i padri sono stati superati dai figli e non più compresi. Ciononostante non riesco a cambiare la mia sensazione, e cioè che – perlomeno nel nostro popolo e nel nostro Paese – negli ultimi decenni tutto sia mutato in modo più radicale, come se la nostra storia avesse preso un ritmo assai più veloce che in passato. Devo confessare quale sia per me l’elemento fondamentale di questo mutamento dello spirito dell’epoca? In poche parole, è una diminuzione, che si avverte ovunque, del rispetto e del pudore. Non voglio lodare i vecchi tempi. So bene che in ogni epoca le persone buone e utili alla società hanno sempre rappresentato una minoranza, un pensatore su mille oratori, una persona pia su mille senzadio, un uomo libero su mille filistei. In fondo nessun singolo elemento era migliore in passato rispetto a oggi. Ma nel complesso mi sembra che fino a qualche decennio fa ci fosse nel nostro habitus generale più decenza, più modestia di adesso. Oggi tutto viene fatto con più frastuono, più egoismo, e si sente echeggiare dappertutto la convinzione che stiamo per arrivare all’età dell’oro, mentre invece nessuno è soddisfatto.

Tutt’intorno si fa un gran parlare, predicare e scrivere di scienza, di cultura, di bellezza, di personalità; ma la gente sembra essersi scordata che tutte queste cose preziose possono fiorire solo nel silenzio, crescere nel buio della notte. Ogni forma di scienza e di conoscenza ha così tanta fretta di mostrare i frutti e vedere successi tangibili!

Il riconoscimento di una legge naturale, un evento di per sé di grande portata e intimo, viene trascinato nella prassi con preoccupante precipitazione – come se si potesse costringere un albero a crescere più in fretta conoscendo le leggi del suo sviluppo. E così è ovunque in atto un processo che porta a scavare le radici, a sperimentare, a fare alchimie, e di tutto questo io vorrei diffidare. Per gli studiosi e per i poeti non ci sono più cose su cui viene mantenuto il silenzio. Tutto viene commentato messo a nudo, portato alla luce, e ogni ricerca vuoi essere subito scienza. Una nuova trovata la scoperta di un ricercatore va sui giornali, viene pubblicizzata e sfruttata ancor prima di essere completata. E ogni piccola scoperta di uno studioso di anatomia o di uno zoologo fa subito tremare la scienza dello spirito! La statistica di un campo specifico riesce a influenzare i filosofi, una scoperta al microscopio influisce sugli insegnamenti dei teologi. Ed ecco che c’è subito un poeta pronto a scriverci sopra un romanzo. Tutte quelle antiche, sacre questioni sulle radici della nostra vita sono diventate oggi comuni argomenti di conversazione e sono contaminati, influenzati da ogni teoria di moda nella scienza e nell’arte. Sembra proprio che non ci sia più silenzio, capacità di aspettare, e nemmeno più nessuna differenza fra grande e piccolo. Nella vita concreta di ogni giorno accade la stessa cosa. Regole di vita,precetti d’igiene, forma e stile di case e di mobili, e tutto ciò che si usa da tempo e che aveva finora una certa stabilità, cambiano oggi cosi in fretta come la moda dei vestiti. Ogni anno si raggiunge il top in ogni settore, e sembra definitivo. Nella vita delle singole famiglie tutto questo porta ad una profonda frattura fra dentro e fuori, fra facciata e mondo interiore, e di conseguenza, ad una caduta di livello della morale e dell’arte di vivere, caratterizzata da una spaventosa mancanza di fantasia. Questa mi sembra quasi che sia la vera malattia del nostro tempo. La fantasia è la madre della gioia, dell’umorismo, dell’arte di vivere. E la fantasia prospera solo sul terreno di un’intesa autentica fra l’uomo e il suo ambiente reale. Questo ambiente non deve essere necessariamente bello, particolare e attraente. Dobbiamo solo avere il tempo di entrare in sintonia con esso, e questo oggigiorno manca ovunque. Chi porta solo vestiti nuovi fiammanti che deve cambiare e rinnovare molto spesso, non da molto spazio alla fantasia: non sa quanto può essere spiritoso, caro, aggraziato, pieno di ricordi e stimolante un vecchio cappello, un paio di vecchi calzoni da cavallo un vecchio gilet. E così anche un vecchio tavolo, una sedia, un armadio fedele e familiare, o un parafuoco, o un cavastivali. E anche la tazza da cui si beveva da bambini, il cassettone del nonno, il vecchio orologio! Certo non è necessario vivere sempre nello stesso luogo, negli stessi ambienti e con gli stessi oggetti, si può benissimo trascorrere la vita viaggiando ed essere senza patria ed avere ciononostante la più ricca fantasia del mondo Ma anche chi vive a questa maniera porterà sempre con se qualcosa di caro da cui non vorrà mai staccarsi, fosse anche un anello, un orologio da tasca, un vecchio temperino o un portafoglio.

Ma ora sto divagando. Volevo dire che la voglia di cambiare continuamente che c’è oggi rende poveri e danneggia la forza dell’anima in quanto comporta un rifiuto della stabilità che investe tutto, dalla concezione del mondo all’utensile domestico; già ai bambini si rende difficile lo scrivere, il creare,il comunicare con le cose che hanno intorno, soffocandoli con troppi giocattoli e libri illustrati. E agli adulti si rende così difficile ogni fede, ogni intima convinzione e coerenza, offrendo loro in ogni bottega, comodamente e a buon prezzo ciò che si dovrebbe ottenere solo con pazienza e dedizione. Ora ognuno crede di dover arraffare tutto e niente è più facile che passare da una concezione all’altra, dalla Chiesa all’ateismo, e da questo a Darwin, da Darwin a Buddha, da Buddha a Nietzsche o a Haeckel o chissà dove senza fare nessuna fatica e nessuno studio particolare. È diventato cosi facile essere informati senza dover imparare. Certo l’umanità non andrà in rovina per questo. E certo oggi come in passato ci sono persone di grande valore morale che rinunciano alle strade comode  e ai facili successi.

Ma hanno la vita più difficile. E la vita in generale, la media della vita familiare e quotidiana e dei rapporti umani, è scesa di livello. Era forse sciocco e buffo che i padri di famiglia un tempo avessero degli hobby, che uno suonasse il flauto, un altro si esercitasse nell’arte della calligrafia un altro smontasse e rimontasse orologi, un altro ancora si divertisse a incollare carta e cartoni. Ma era comunque qualcosa di innocuo e rendeva la gente contenta. E se per un genio, per il singolo che ha alte ambizioni, è necessario e salutare un continuo senso di insoddisfazione per la gran massa degli individui insignificanti la soddisfazione è invece necessaria e salutare in modo da mantenere tutto nel giusto equilibrio. C’era un tempo nelle famiglie e anche in gruppi più vasti, una comunanza di ricordi intimi, un attaccamento alle piccole cose del mondo, che aveva una sua forza segreta e faceva nascere un meraviglioso senso di familiarità. C’era una conoscenza dei più piccoli segni caratteristici dell’altro che per una persona razionale dovrebbe essere pericolosa, mentre per una persona piena di fantasia era fonte di più intima intesa ed anche una miniera di scherzi e di capricci. C’erano tanti cosiddetti tipi originali, perché si aveva voglia di piccole stravaganze e attenzione per queste persone, e dato che questo atteggiamento era reciproco, si creava nei rapporti umani e nelle conversazioni un tono gaio, capriccioso, piacevole. Anche oggi, naturalmente ogni famiglia come si deve ha il suo tono particolare, i suoi segreti i suoi scherzi e il suo linguaggio cifrato, e così sarà sempre. Ma al di là della famiglia, mancano nella società di oggi questi colori, questi umori, e la mancanza di gusto non può essere compensata dallo scialo di vestiti di cibi di spazio e di sensazioni. »

Così mi ha scritto il mio vecchio professore. Come ho detto

non sono del tutto d’accordo con lui. Ma qualcosa di vero c’è

in questa lettera, almeno così mi pare.

Hermann Hesse (1907)

Apr
06
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 06-04-2008

Questa strana, stranissima roba è un articolo che il Generale dell’ Esercito Italiano Fabio Mini ha scritto per “ limes rivista italiana di geopolitica. Non si sa quanta attendibilità gli si possa attribuire, ma certo vi si fanno preoccupate e, di più, preoccupantissime affermazioni.
Riportiamo così come riportato dal ” Foglio del lunedì ” di Giuliano Ferrara. Sfugge la ratio che ha indotto Il Foglio a riproporlo. Facile sia di dare un esempio di certe deliranti analisi che circolano.
Ma non importa. Noi, da un punto opposto a quello de Il Foglio, speriamo vivamente che solo deliranti e frutto di malate fantasie, siano.
Comunque non resta che dire: cose da matti!!!!
Da” limes ” rivista italiana di geopolitica
Fabio MINI – Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata
Subito dopo l’occupazione irachena da parte della coalizione angloamericana e mentre essa era responsabile della sicurezza dell’Iraq, oltre ai musei, agli uffici governativi, ai palazzi del potere e alle case dei facoltosi iracheni è stata saccheggiata la centrale nucleare di al-Tuwayta, situata 48 chilometri a sud di Baghdad. Secondo Susan E. Rice, (”Iraq’s nuclear facilities looted”, The Globe and Mail, 21/5/2003), sono stati rubati circa duecento barili di plastica. I contenenti ossido di uranio. Nonostante l’allarme si focalizzasse sul rischio che il materiale radioattivo fosse utilizzato dai soliti terroristi per confezionare ordigni esplosivi e bombe sporche, fu immediatamente chiaro che non era il contenuto ad interessare i poveracci che li avevano rubati dalla centrale lasciata a se stessa, ma i contenitori. Dopo averli svuotati sul terreno o nelle acque dei fiumi e dopo averli diligentemente sciacquati, questi caratteristici bidoni di plastica blu sono serviti a qualsiasi cosa e fanno bella mostra di sé dentro e fuori le catapecchie come contenitori d’acqua, olio e pomodori. Altri contenitori sono stati destinati al trasporto di latte che così, fresco e radioattivo, diffonde in altre regioni la contaminazione. L’assenza del controllo che ha portato a tale situazione non si spiega con nessuno scopo militare tradizionale, ma è perfettamente comprensibile se vista come atto di guerra ambientale tendente al degrado permanente del potenziale avversario.
Mentre la scienza applicata alla guerra ci ha abituato a varcare le soglie dell’impensabile, la scoperta delle infinite menzogne usate dall’uomo per fare la guerra e per uccidere l’ambiente ci ha portato a credere che nulla sia più ciò che sembra e che nessuno dica più la verità.
Qualsiasi teoria del complotto prima o poi si rivela fondata e se fino a ieri la realtà superava qualsiasi immaginazione oggi l’immaginazione crea la realtà. Di fronte alle dichiarazioni ufficiali, ai proclami di vittoria, ai resoconti e alle verità confezionate su misura per questo o quel politico e per questo o quello scopo, la reazione degli interlocutori non è più quella di fiducia assoluta prevalente. duemila anni fa, quando anche Bruto era uomo d’onore. Non è neppure quella di duecento anni fa, quando un generale o un capo di Stato non potevano assolutamente mentire. E nemmeno quella guardinga di un secolo fa, quando bisognava distinguere la propaganda dalla verità, o quella sofisticata di vent’ anni fa quando, nelle prime schermaglie della guerra dell’informazione e del marketing, il principio fondamentale era che si potesse manipolare, ma che non fosse mai utile mentire. Oggi la reazione anche del più semplice e credulo osservatore non si accontentò di ciò che si dice e mira a capire cosa si nasconde, cosa viene taciuto e perché. Ogni illazione diventa plausibile e paradossalmente di lì a poco diventa realtà.
C’è, infatti, un trend interessante nell’analisi dei conflitti e delle operazioni cosiddette speciali e segrete come quelle che maggiormente hanno avuto impatto sull’ambiente: a distanza di pochi anni dagli eventi, quando si aprono spiragli sulla verità con la declassificazione di alcuni documenti, si scopre che sono state usate armi, metodi, e procedure fino a quel momento fieramente negate. La scoperta successiva è ancora più stupefacente: ciò che si rileva dai primi riscontri di queste verità nascoste e taciute è che non erano affatto nascoste. C’è sempre qualcuno che le conosceva e che le aveva già denunciate o che le aveva semplicemente accettate perché tanto lo sapevano tutti. Si è già scoperto che l’uso dei detonanti e dell’agente Orange in Vietnam non era segreto, ma apertamente autorizzato, e si è scoperto che tutti sapevano sia della letalità sia degli effetti a lungo termine sulla gente e sull’ambiente della diossina Tccd. Tutti sapevano che l’agente Orange veniva usato in concentrazioni fino a 25 volte superiori alle stesse prescrizioni operative militari e che veniva impiegato anche in zone presidiate dagli stessi soldati americani che si preferiva tener lì per non perdere le posizioni conquistate. Questa diossina è ancora oggi presente sul terreno e produce sempre nuove vittime e alterazioni genetiche.
Quando Colin Powell si presentò al Consiglio di Sicurezza maneggiando una fialetta contenente spore di antrace, convincendo tutti che quella era soltanto una frazione infinitesimale di ciò che aveva Saddam, tutti sapevano che l’antrace e la sindrome da antrace che stava percorrendo l’America e il mondo erano prodotte da laboratori e fanatici americani. Durante la guerra Saddam non usò antrace e dopo la guerra e cinque anni di occupazione militare americana nessuno ha ancora trovato le armi di distruzione di massa del rais. In compenso, da quarant’anni un’altra fiala simbolica circola apertamente nei convegni scientifici ed è comunque largamente ignorata. È un flacone contenente 80 grammi di diossina Tccd che il governo del Vietnam ha estratto da una minima parte del terreno contaminato dall’agente Orange. Tutti sanno che se il flaconcino fosse versato nelle riserve idriche di una città come NewYork, Mosca o Pechino ne ucciderebbe tutta la popolazione.
II dottor Arthur Westing, già direttore del programma ambientale dell’Onu, ha rivelato che gli Stati Uniti in circa dieci anni di continuo uso dei defolianti hanno sparso circa 170 chilogrammi di Tccd. La diossina era presente negli oltre 72 milioni di litri di agenti chimici, di cui l’agente Orango era il 66%, nebulizzati sul Vietnam.
Come confermato da diversi piloti, agli agenti chimici che sono finiti sui bersagli vietnamiti, si devono aggiungere almeno un milione di litri di erbicidi che dovettero essere lanciati in mare o fuori obiettivo in relazione al-
le missioni aeree abortite. Tutti sanno che i piloti non possono rientrare alle basi con il carico di esplosivo o materiale chimico non lanciato e quindi se ne devono liberare. In Vietnam una delle aree preferite per disfarsi dell’imbarazzante carico era il bacino idrico Long Binh. Nel 1988 il dottor James Clary, che partecipava con l’esercito all’impiego dell’Orango, ha testimoniato ad una commissione del Congresso che al tempo «eravamo consapevoli della presenza della diossina e del suo potenziale danno. Sapevamo anche che l’esercito lo usava in concentrazione superiore a quella prevista perché costava poco ed era facile da produrre. Nessuno si preoccupò più di tanto perché il materiale veniva comunque usato sul nemico».
Tutti fingono di credere che le devastanti esplosioni delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki siano state le prime ed ultime della storia militare. Eppure tutti sanno che da allora ci sono state più di mille esplosioni nucleari nel sottosuolo, nelle profondità degli oceani, in superficie e nello spazio. Spacciate per test ed esperimenti scientifici, queste esplosioni hanno messo a punto la guerra sismica, che prevede la produzione di terremoti, la guerra ionosferica che prevede l’alterazione dello strato elettromagnetico che avvolge la Terra, l’alterazione delle fasce di Van Allen – che comprendono potenti campi magnetici che catturano e attenuano le emissioni elettromagnetiche provenienti dal sole e dallo spazio proteggendo la sottostante atmosfera – e dello strato dell’ozono.
Sunzi codificò l’impiego del fuoco e dell’acqua come strumento estremo di lotta. Le orde mongole incendiavano le praterie per allontanare il nemico pur sapendo che la loro sopravvivenza dipendeva proprio da esse. Nella seconda guerra mondiale, i norvegesi provocarono slavine e frane sul proprio territorio per impedire l’avanzata dei tedeschi, e gli olandesi distrussero le proprie dighe lasciando che l’acqua marina inondasse un terzo del proprio terreno coltivabile nel tentativo di dissuadere l’occupazione tedesca. La guerra ambientale riguarda soprattutto i danni infinti all’ambiente perché si possano sfruttare al meglio le proprie potenzialità e limitare quelle delll’avversario, del concorrente e persino del proprio alleato. Non si tratta di contingenze belliche limitate nel tempo, ma di piani deliberati di desertificazione umana come quello attuato dai romani durante la terza guerra punica, quando cosparsero di sale il terreno agricolo di Cartagine rendendolo improduttivo. Si tratta di vere e proprie modificazioni dell’ecosistema, come quelle messe in atto nella guerra del Pacifico da giapponesi e americani, privando intere isole di vegetazione e flora marina. Molte di queste sono ancora oggi deserte e il sistema ambientale locale è definitivamente compromesso.
Generale Sheridan nel 1865 procedette alla sistematica eliminazione delle mandrie di bisonti per sottrarre agli indiani il mezzo principale di sostentamento. L’anno prima aveva distrutto tutte le coltivazioni della valle dello Shenandoah.
Il sistema per provocare terremoti e tsunami non è una novità per la ricerca militare. Fin dagli anni Quaranta un professore australiano, Thomas Lleech, preside della facoltà d’ingegneria all’Università di Auckland in Nuova Zelanda e assegnato per la guerra all’esercito neozelandese, condusse esperimenti per conto degli americani e degli inglesi cercando di provocare onde anomale in corrispondenza di particolari bersagli nel Pacifico. Gli esperimenti rimasero segreti e non si elevarono oltre il livello di mini-onde di marea nella zona di Whangaparaoa, a nord di Auckland, nel periodo 194445. Il loro principio si basava sulla detonazione di cariche esplosive sottomarine in serie, ma la “bomba tsunami” di Leech non fu mai resa operativa e la guerra terminò
prima che il progetto fosse completato. La difesa americana ritenne le esperienze molto interessanti e nel condividerne i risultati con il governo neozelandese (fino a quel momento non interessato) invitò il professore ad assistere agli esperimenti nucleari nell’atollo di Bikini sperando che ne traesse qualche spunto d’interesse per il suo progetto. Sembra che Leech non abbia accettato, ma non è chiaro se la ricerca continuò con lui. È però certo che gli americani la proseguirono senza di lui dando vita ad un nuovo campo di applicazione della guerra e ad una nuova metodologia dello studio dei terremoti e delle esplorazioni geologiche utilizzando le onde sismiche.
Dal punto di vista pratico, la tecnologia nucleare moderna e soprattutto la grande produzione di mini-testate nucleari o la sovrabbondanza di mine nucleari mettono a disposizione la capacità d’innescare esplosioni sotterranee e sottomarine che in particolari condizioni possono innescare a loro volta terremoti e tsunami. Inoltre, la convenzione internazionale della legge del mare fornisce nuove opportunità di sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie sottomarine anche ai paesi che non hanno sbocchi sul mare. Le grandi compagnie petrolifere e minerarie stanno scandagliando il fondo marino e le esplorazioni si avvalgono anche di test sismici provocati da esplosioni controllate. Da tempo molte compagnie americane premono per essere autorizzate ad impiegare mini-testate nucleari a ordigni a penetrazione (bunker busters) e non è detto che non ci siano già riuscite.
È perciò abbastanza comprensibile che ogni volta che c’è un terremoto lungo una faglia tettonica l’attenzione si sposti sulle compagnie petrolifere che stanno effettuando ricerche e trivellazioni lungo la stessa faglia anche a distanza di migliaia di chilometri. È accaduto per il terremoto di Kóbe, per quello di Santo Stefano del 2003 a Bam in Iran e per lo tsunami indonesiano dello stesso identico giorno dell’anno successivo. Ugualmente comprensibile ma molto più difficile da determinare è l’eventualità che i cataclismi siano stati innescati da esplosioni mirate condotte da militari. L’intervallo di un anno esatto fra il terremoto di Bam e lo tsunami indonesiano, eventi che hanno devastato nel periodo natalizio due aree a maggioranza islamica, non è apparso una coincidenza. Cosi come è apparsa sospetta l’offerta immediata di aiuto degli Stati Uniti all’Iran islamico, “Stato canaglia”, e membro dell’asse del male” nonché loro peggior nemico, quasi ad enfatizzare la magnanimità dello spirito messianico e natalizio cristiano. L’anno successivo, dopo lo tsunami, è anche apparso sospetto l’immediato invio degli aiuti americani all’Indonesia islamica sotto forma di missione militare nella provincia ribelle di Aceh, dove da tempo la Exxon Mobil cerca di avere una base permanente per lo sfruttamento delle considerevoli risorse minerarie e di idrocarburi. Per aver la conferma dei sospetti e delle illazioni bisognerà però aspettare qualche anno.
Il secondo campo di speculazioni verosimili ma non ancora verificate riguarda la capacità di alcune armi ad onde elettromagnetiche di alcune armi di provocare alterazioni della ionosfera, delle fasce di Van Allene e dello strato di ozono nonché terremoti, maremoti, surriscaldamento e raffreddamento di masse gassose, liquide e solide e, quindi, di indurre e pilotare cataclismi atmosferici fino a determinare variazioni climatiche permanenti .. Anche in questo caso tutti gli interessati ai vari progetti negano con forza che queste capacità siano reali e che si siano mai condotti esperimenti in tal senso. Allo stesso tempo tutti sanno che fin dagli anni Quaranta i sovietici avevano sviluppato la tecnologia delle onde longitudinali, che in teoria consente a fasci di energia di muoversi a velocità superiori a quella della luce. Tutti sanno che una capacità di questo tipo può provocare distruzioni istantanee in qualsiasi punto della Terra e dello Spazio. Tutti sanno che gli Stati Uniti da decenni finanziano un progetto di trasmissione di onde ad alta frequenza in corrispondenza della fascia elettromagnetica terrestre. Il progetto denominato Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) è finanziato dal Pentagono a titolo di studio. Ma tutti sanno che il Pentagono non spreca soldi se non ha un interesse militare.
La ricerca militare si è rivolta sia alle bassissime frequenze (Elf) sia a quelle alte. In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici. Le emissioni dei trasmettitori di Haarp che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia, il termine “auroral” che fa parte del suo acronimo riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole vengono convogliate dal magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere con le particelle più rarefatte dell’atmosfera. Haarp nega che le sue emissioni siano in grado di produrre artificialmente questo fenomeno, anche se le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa zona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole.
L’alterazione della ionosfera .non è nuova per gli esperimenti militari ed ha diversi precedenti. Nel 1958 gli Stati Uniti fecero esplodere tre ordigni atomici a fissione nella parte inferiore della fascia di Van Allen e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, sparando una quantità enorme di radiazioni e particelle nella ionosfera fino ad alterarne l’equilibrio. Gli esperimenti nella ionosfera continuarono nel 1962, danneggiandola, e furono sospesi per l’indignazione della comunità scientifica internazionale. Nello stesso periodo iniziarono gli esperimenti sovietici nucleari nella ionosfera e nelle stesse fasce di Van Allen, che furono seriamente danneggiate, permettendo il passaggio delle dannose particelle cosiniche.
Oggi sono proprio i radar meteorologici ad individuare – spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici – le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti Haarp.
Secondo uno scienziato militare americano, il dottor Thomas Bearden, (ingegnere nucleare, specialista in armi elettromagnetiche a onde scalari, armi a energia, teoria dei campi unificati, elettrodinamica, sistemi ad energia libera, nonché direttore dell’Association of Distinguished American Scientists), i russi da tempo hanno realizzato armi per controllare il tempo meteorologico e perfino di più. Bearden asserisce che i sovietici si sono avvicinati per primi all’impiego delle onde longitudinali e delle loro derivate onde scalari e sostiene che le abbiano già usate contro gli Stati Uniti proprio per modificarne il tempo meteorologico e il clima. Con i primi esperimenti essi riuscirono a trasmettere attraverso una barriera l’onda elettromagnetica portante di una sinfonia di Mozart ad una velocità di (4,7 volte superiore a quella della luce. Le onde longitudinali possono essere ottenute con trasmissioni di plasma elettromagnetico o altri metodi, portandole ali interferenza reciproca. Allo stato puro possono viaggiare a velocità illimitata e mantenere energia infinita.
Bearden afferma che il primo esperimento offensivo sovietico contro gli Stati Uniti con un’arma a onde longitudinali fu effettuato nell’aprile del 1963 e distrusse il sottomarino atomico Uss Thresher al largo della costa orientale americana. Il giorno dopo i russi avrebbero provocato una esplosione sottomarina a 100 miglia a nord di Porto Rico. L’esperimento produsse una colonna d’acqua alta oltre un chilometro e mezzo, che fa avvistata da un equipaggio aereo e riportata all’Fbi e alla Guardia costiera. Secondo Bearden l’uso di onde elettromagnetiche longitudinali per la modifica meteorologica è molto semplice. Gli impulsi di tali onde possono essere diretti con particolari interferometri e se fatti divergere provocano un surriscaldamento della superficie colpita, mentre la raffreddano se fatti convergere. Siccome le onde longitudinali sono praticamente prive di massa non vengono alterate o attenuate dagli ostacoli e possono essere dirette e calibrate a qualsiasi distanza. In questo modo si possono creare punti caldi di bassa pressione in una zona e punti freddi di alta pressione in un’altra. Le masse nuvolose possono perciò essere pilotate e magari fatte convergere in zone già instabili favorendo le condizioni per uragani, tornado e precipitazioni inaspettate. Le alterazioni atmosferiche a lungo andare portano a vere e proprie modificazioni climatiche.
La prima modificazione di questo tipo che i sovietici avrebbero indotto in corrispondenza degli Stati Uniti sarebbe avvenuta nel 1967. Le tracce elettromagnetiche perfettamente circolari furono individuate come piccoli buchi nelle nubi e, secondo Bearden, furono la causa di quell’anomalo e freddissimo inverno che flagellò il Nordamerica. Altre modificazioni sul territorio americano sarebbero state fatte nel 1976. Bearden asserisce che dal giorno dell’attacco metereologico sovietico ai danni degli americani come regalo per il bicentenario della costituzione degli Stati Uniti, il tempo dell’emisfero nordamericano è cambiato in modo sostanziale. Ancora più preoccupante è la possibilità di dirigere le onde longitudinali e scalari sia ad impulsi sia in forma continua su particolari masse terrestri continentali o sottomarine. Le correnti oceaniche-sonO soltanto masse d’acqua di diversa temperatura in movimento una sull’altra e una a fianco dell’altra, in diverse direzioni. Bastano differenze impercettibili di temperatura per creare tali movimenti. Con le armi a onde longitudinali piazzate in mare e predisposte per emettere onde continue piuttosto che ad impulsi non si creano punti caldi o freddi, ma si surriscaldano o raffreddano le intere masse attraversate. La differenza di temperatura produce piccole o grandi correnti come il Nino e la Nina, che determinano il clima delle fasce costiere lambite.
Inoltre, queste onde hanno la capacità di percorrere e alterare le masse terrestri continentali o sottomarine. I flussi di energia che attraversano le masse solide attivano le proprietà piezoelettrichedel-
le rocce, che man mano che l’energia aumenta cominciano ad espandersi meccanicamente. Se tale espansione viene prodotta in una zona di faglia tettonica si finisce per far scivolare una parte della
frattura rispetto all’altra e ad innescare crolli tettonici e terremoti. Anche in questo caso basta una minima variazione in un punto e un piccolo cedimento per avviare un movimento lungo tutta la faglia. Ciò che è producibile con le esplosioni sotterranee usando esplosivi convenzionali e nucleari è teoricamente ancora più facile con gli impulsi di onde longitudinali e scalari.
Fabio Mini
ad integrazione una Intervista sull’argomento allo stesso Gen. Mini : da www.ariannaeditrice.it

Ott
25
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 25-10-2007

E adesso chi glielo dice alla povera Santanchè? Lei che tanto si affanna a dimostrare (lodevolmente, per un certo verso…) quanto di stupido racchiude una pratica fanatica di una religione e dei costumi ad essa – lateralmente e meno meccanicamente di quanto l’onorevole sia portata a pensare – connessi. Perché, mica ha tutti i torti quando individua nelle radici della religione islamica il contesto dell’orrendo delitto che ha visto una giovane pakistana vittima del volere violento del clan familiare. Il padre sconvolto dai costumi poco tradizionali della figlia che decide seduta stante, con la complicità più o meno consapevole d’altri congiunti, di porre fine a tali dissolutezze con un bel taglio (alla gola).

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Ott
21
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 21-10-2007

 

Massì che c’è del metodo in questa follia. All’indomani di una manifestazione insieme contro/per dove accanto alle sacrosante rivendicazioni risuonano qui e là le scomposte grida di chi, per sua intima coerenza e nel favore delle masse critiche (sic!), intima lo sfratto al governo amico (?). Ci scappelliamo a cotanto orgoglio: frustami a sangue dài che ci godo come un pazzo. Sarà…? Bah! Non che non ci siano ottime ragioni per dirne peste e corna del sistema… tutt’altro! Democrazie avanzate (nel senso di rimasugli e briciole che a fine pasto rimangono sull’imbandito desco…) che sottilmente, con giochi di parole e ideologici grimaldelli dialettici, spinti dal imperioso vento della globalizzazione, rispolverano un rivisitato imperialismo che  liberamente si declina per classi ed interessi (loro). Schiavismo, sai, senza la compravendita all’incanto, senza la frusta, coi dovuti modi; psicologia, sai, che fa leva sul ricatto morale e spinge una generazione contro l’altra armata. Per dirne una: appena stamattina ad Omnibus su La7 un Trefiletti capo di Federconsumatori ha buttato lì una risaputa cosa: negli ultimi 5 anni vi è stata nel nostro paese un travaso (una redistribuzione…)a scapito dei lavoratori a reddito fisso (dipendenti ) e a favore dei ceti abbienti di qualcosa come 70 miliardi di € (euri!). Ehi! Sono 140.000 miliardi di £ (lire!). Ecchè sarà mai! Porelli! Sono ovviamente i tartassati dalle tasse, quelli delle ville minacciate dai rumeni, quelli dei bistrattati Suv, quelli che quotidianamente s’arrabattano per dare uno stipendio ai loro dipendenti.

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Lug
30
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 30-07-2007

 

questo è niente" disse il creatore all’alba dell’ottavo giorno…

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Dic
22
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 22-12-2006


Da L?Unità del 21/12/06

Di Furio Colombo sul FARE Politica

La gente fugge dalla periferia della grande città. Nuovi venuti sono costretti a ripopolare gli spazi di chi è riuscito a fuggire, senza che nessuno si sia preoccupato di risolvere il problema che aveva causato la fuga. Questo renderà l’alienazione ancora peggiore e la violenza ancora più distruttiva. La gente fugge dalla periferia. La
periferia si fa gigantesca. La città diventa infinita non solo nella struttura urbana, ma anche nella periferia immensa che minacci il centro, una periferia che inghiotte le persone». Queste parole sono l’inizio rivelatore di una nuova sociologia. Sono state scritte adesso e indirizzate alla sua città dal vescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi. Non è esagerato dire che in queste dieci righe c’è tutto ciò di cui dovrebbe occuparsi la politica: i cittadini in fuga solitaria e caotica. Gli immigrati in arrivo solitario e caotico. La città senza volto che diventa ostile in ogni angolo. La periferia immensa che cresce come una paurosa e ignota materia organica. La periferia che
inghiotte. La solitudine di una persona, di ogni persona, dunque di tutti. Perché niente lega qualcuno a qualcuno in nome di qualche cosa.Il cardinale sa benissimo che alla fine dirà che la salvezza è Dio. Ma prima di arrivarci deposita per tutti, credenti e non credenti, una domanda politica: «Quale progetto di vita e di futuro sostiene questa immensa periferia?».
Vorrei che la domanda di questo insolito viandante che si avventura per le strade di una periferia che è la nostra vita e la nostra storia, risuonasse in tutta la sua semplice potente drammaticità, priva di doppi sensi e di segnali a distanza di qualcuno a qualcuno, dalla politica agli affari, da un partito ai potenziali elettori, da un gruppo di interessi a un altro gruppo di interessi. Concorrenza, mercato, sviluppo, riforma produttività, innovazione, vi rendete conto delle barricate che abbiamo eretto, nei giornali, nei discorsi, nelle interviste, nei talk show, fra alcuni di noi e «l’immensa periferia», cioè tutti? Attenzione. Qui non si tratta di giocare a svilire il mestiere, o meglio l’impegno di fare politica, quando quel l’impegno è libero, disinteressato e non sospettabile di conflitto di interessi (la grande infezione). Qui non si tratta di passar sopra alle paratie che dividono visioni più aziendali e visioni più sociali della nostra vita. Sostando in quasi qualunque porto nell’arcipelago del dibattito si trovano materiali utili per migliorare un po’ le cose .S’intende che ciascun offerente di teorie dovrebbe avere la pazienza di rispondere ad alcune domande , prima di vendere come migliore il proprio prodotto per il futuro. I campioni della concorrenza devono impegnarsi a spiegare perché la concorrenza non garantisce il diritto della salute in grandi paesi moderni come gli Stati Uniti? Perché in Italia benzina e assicurazioni auto costano sempre di più e non sempre di meno, nonostante la vastissima concorrenza? Perché la repubblica più concorrenziale del mondo ha eccellenti università private (Harvard, Yale, Princeton) al costo proibitivo di quarantamila dollari di tassa di iscrizione per studente (senza le spese per vivere) ma ha anche eccellenti università pubbliche e semigratuite, tutto il sistema californiano nato durante la grande depressione degli anni trenta, il cui livello accademico e la cui qualità di ricerca è assolutamente alla pari con la qualità scientifica delle più celebri scuote private? . Coloro che invocano le riforme dovrebbero accettare benevolmente la domanda: qual?è il punto di arrivo desiderato e previsto per ciascuna riforma? Per esempio, se lo sviluppo porta a una divaricazione sempre più grande fra il punto più basso e il punto più atto del livello sociale, e dunque del modo di vivere, stiamo creando un mondo nuovo o spaccando un mondo vecchio? Poiché i cittadini, nella infinita maggioranza delle loro vite, non hanno l’impressione di essersi abbandonati ad alcuno spreco negli anni, non sarebbe bene cominciare con lo spiegare, con la pazienza di un bravo insegnante, dove, come si sono esaurite le risorse ed è «finita la festa» specialmente per Paesi come l’Italia che, anagraficamente, non sono esplosi? Chiunque abbia buon senso (dunque tanti lavoratori, che la vita non facile ha abituato al buon senso) sono in favore di una riforma delle pensioni. Ma poiché non è diffusa la impressione che brigate di compagnoni se la stiano spassando con le pensioni consentite troppo facilmente da governi socialisti e imprudenti, e che sia venuto il momento di mettere un freno,ci possono dire quale freno, a chi, perché, data la modestia della grandissima parte delle pensioni, dato il peso che ciascun lavoratore ha sopportato tutta la vita, versando contributi che hanno aspramente intaccato anche le paghe modeste? Una simile osservazione non liquida l’argomento. Ma chi, da un lato, non ha difficoltà a ricordare che, onestamente, la maggior parte delle cosiddette pensioni di anzianità concesse a persone relativamente giovani sono (o sono state) un insulto a chi ha accumulato con il proprio lavoro buona parte di ciò che da vecchio riceve, con la stessa onestà, non dovremmo dimenticarci dell’immenso peso gettato sulle pensioni (in Italia sull’equilibrio dell’Inps) dalla sequenza senza fine di «snellimenti» aziendali, veri e propri titoli di merito per legioni di intraprendenti amministratori delegati. Hanno gettato sulle spalle della previdenza collettiva persone produttive che però non permettevano di comporre bilanci «eleganti» e «snelli» e liberi da «pesi morti» (spesso persone di valore il cui allontanamento nel momento aziendalmente sbagliato ha portato al tramonto di tante imprese). Se questa fosse una polemica, sarebbe facile far seguire un elenco di aziende (alcune di eccellenza e famose nel mondo) sparite per eccesso di alleggerimenti, per voglia di brillanti bilanci, mentre il sovraccarico della previdenza si faceva sempre più grande. Ma non è una polemica. È un tentativo di capire, a nome di tanti. Ora va di moda accusare gli anziani di portare via la pensione ai giovani nei due modi seguenti: perché gli anziani rifiutano di lavorare più a lungo. E perché «con le pensioni di una volta» non si lasciano più risorse ai nuovi venuti. Restiamo in attesa di una teoria economica che ci sveli la evidente contraddizione tra l’accusa uno e l’accusa due (se gli anziani restano al lavoro non si formeranno posti per i giovani; Se i più giovani non lavoreranno, non si accumulano le risorse previdenziali per il loro pensionamento). A volte però per riforma si intende «produttività», oppure «innovazione». Oppure, come abbiamo detto, l’invocazione più frequente e più oscura: «sviluppo». Francamente disorienta ascoltare il reclamo sulla produttività nelle recenti esternazioni irritate della Confindustria .
Avendo lavorato nell’impresa, io sapevo che la bassa produttività o è causata da cattiva organizzazione aziendale o è colpevolmente limitata dalla non collaborazione dei dipendenti (molti scioperi, scarso e svogliato coinvolgimento nella mansione). A meno che si voglia denunciare la non collaborazione dello Stato (burocrazia lenta, trasporti inefficienti, accesso difficile all’esportazione). Non risulta che in nessun angolo d’Italia vi sia un freno dei lavoratori alla produttività delle aziende. Con la sola eccezione di casi «malati» come quello dei trasporti pubblici (che però questo governo ha risolto) o di casi estremi come quello dell’Alitalia (dove i lavoratori ce la mettono tutta ma il vertice aziendale è notoriamente inferiore al compito) non vi sono conflitti in corso e anzi prevalgono intesa e collaborazione. Se lamentare la scarsa produttività è un lagnarsi di impedimenti del funzionamento pubblico, si tratta di un confronto legittimo tra aziende ed enti di governo, che merita di andare a buon fine. Ma perché fame una questione politica? Noi (cittadini, lavoratori, elettori, opinione pubblica) in che modo potremmo militare a favore o contro quell’appello? Una delle parole chiave che incombono è «innovazione». Dovremmo dire per che cosa, in che campo, a chi spetta, chi paga. non dirlo è colpa di tutti coloro che hanno accesso a un microfono. I cittadini che ascoltano sempre la stessa parola, invocata dalle parti più disparate, sono favorevoli all’innovazione, sono pronti e sarebbero contenti. Ma non possono avere alcun ruolo. È possibile immaginare che governo, imprese e sindacati si consultino e poi ciascuno, nel suo campo e responsabilità, e con la necessaria risolutezza, faccia la del suo meglio e contribuisca per la sua parte di costo? Un esempio o due di innovazione riuscita – o almeno iniziata – provocherebbero il sostegno di tutto il Paese. Il continuo lamento di chi può e non fa spinge via i cittadini motivati dal legittimo pensiero: «Questo discorso infinito non mi riguarda»
Dello «sviluppo» si legge di tutto, si ascolta di tutto. Frasi come queste, ad esempio: «Lo sviluppo è la nostra parola d’ordine, un valore che la sinistra ha calpestato con le sue scelte di politica dissennata».Trascuro la fonte. Basti sapere che si tratta di gente che ha votato e vota per Berlusconi, il non dimenticato autore della crescita zero del nostro Paese. E che la sinistra non può avere fatto «scelte dissennate» per una ragione buona (non era e non è stata al governo salvo che nei cinque anni dell’Ulivo) e una cattiva (non ha presentato finora alcun elenco di scelte o di modelli di sviluppo). «Sviluppo» è la parola più ambigua che incombe su di noi. Detta così, a caso, come uno slogan, non è che una prova della solitudine in cui vivono i. cittadini. Vagano nel vuoto fra gli acquari dei talk show in cui i partecipanti mitemente litigano per fatti e con parole incomprensibili (o rese incomprensibili dal conduttore del gioco, e guai a rompere il gioco, tutti, anche quelli della tua parte si irritano, perché ingombri con parole comuni il discorso in politichese) e la paura che il futuro. sia peggio. Peggio negli ospedali, peggio nel lavoro sempre più precario, peggio nella vecchiaia e nelle pensioni. Non c’è bisogno che tutto ciò sia vero. Per fortuna in parte non lo è. E in parte abbiamo ragione e diritto di sperare in questo governo che non accetterà mai di spostare tutto il peso su chi lavora. Non accetterà mai l’idea che le riforme, l’innovazione, lo sviluppo, siano a carico del lavoro e del reddito fisso. O colpa dei lavoratori se non si fanno.
Ritorno alle parole del card. Tettamanzi. Lui parlava di Sant’Ambrogio, per dire quanto aveva capito già nel suo tempo. Noi qui stiamo parlando del vuoto della politica. Ascoltate: «Pochi si assumono la responsabilità degli altri e si fanno carico dei problemi collettivi. Rinascono la paura e l’avarizia. Le relazioni sono segnate dalla diffidenza. Non si può eliminare la paura. Ma si può costruire con pazienza e saggezza un cammino che ci aiuti a superare la paura che ci attanaglia da soli. Non avrà mai un’anima una città in cui convivono, senza incontrarsi ma si «ghettizzano» – immense periferie. Mi sembrano parole importanti, in queste feste di fine anno in cui tanti si sentiranno soli anche nelle piccole vicende quotidiane, non solo di fronte ai grandi sogni della politica. Queste parole valgono per fare un partito, per fare politica, per fare governo senza dimenticare “le immense periferie”.

Dic
22


Da un?intervista a Luciano Gallino su età pensionabile e Inps.

Lei ha più volte scritto che si dovrebbe intanto fare luce sul bilancio dell’istituto…
«Perché in questi anni gli è stato accollato di tutto: dalle decine di migliaia di prepensionamenti dei ferrovieri negli anni novanta, per decisione del governo, al deficit (un miliardo l’anno) del fondo dirigenti d’azienda, alle pensioni di invalidità (che pensioni non si possono considerare), ai conti dei coltivatori diretti. Si fa un trucco contabile alla rovescia: prima infilo di tutto nel bilancio dell’Inps, poi accuso l’Inps di non tenere la partita in pareggio. Mentre al netto delle prestazioni assistenziali e di quei passivi che non hanno nulla a che fare con il rapporto tra contributi versati e pensioni ricevute dai lavoratori dipendenti, la spesa previdenziale sarebbe in equilibrio».

Eppure si continua a ragionare accettando quel “trucco contabile. E in discussione finisce l’età pensionabile…
«Visto che viviamo tutti ormai fino a ottant’anni, potrei decidere di fissare a ottant’anni l’età di pensione. Così il bilancio dell’Inps va alla pari. C’è un po’ di leggerezza nel ragionare sull’esigenza di prolungare l’età pensionabile… Non è una colpa invecchiare. Accorciare la vita lavorativa, migliorando le condizioni del lavoro e dei lavoratori, era stato considerato un segno di progresso, era stata una conquista…».


Da Notizie Notiziario della Copma scarl

Di Alberto Rodolfi

Onestamente devo affermare che è forte in me lo sconcerto e lo sgomento che mi prende nel rilevare quanto sia caduta pesante, la scure sul reddito dei lavoratori dipendenti, attraverso la sostanziale “requisizione ” del TFR. A nessuno può sfuggire che la “requisizione” del TFR, è presentata come il “rimedio” al fatto che, come fosse stato indispensabile provvedere ad un’avversità del destino, già erano state poste in atto riforme del sistema pensionistico che produrranno assegni di pensione molto inferiori a quelli erogati sino ad ora, in cambio di una vita lavorativa non inferiore a 40 anni retributivi. C’è stato lungamente detto che l’INPS non ha più soldi per le pensioni e quasi c’è attribuita una colpa per il fatto di aspirare ad una vita più lunga rispetto a quella dei nostri nonni. Ora ci viene chiesto di lavorare di più, a fronte di un reddito inferiore a quello che attualmente stiamo percependo. Proprio di questo si tratta : il reddito dei lavoratori dipendenti viene ridotto esattamente della quota, di salario o di retribuzione che ci doveva essere erogata con la denominazione TFR. al momento in cui cessava il rapporto di lavoro. In base ai provvedimenti adottati dall’attuale Governo, che ha anticipato quanto già predisposto dal governo precedente, la nostra retribuzione sotto forma di TFR sparirà per la parte che maturerà dal 01 gennaio 2007 in poi. Quei soldi andranno a confluire m fondi che avranno lo scopo di erogarci un’integrazione sulle pensioni che percepiremo dopo “appena” 40 anni di regolare lavoro. Io valuto tutto ciò come un’enorme truffa a danno dei lavoratori dipendenti,Viceversa, nessuno è mai venuto a spiegarci perché un bei giorno i soldi dell’INPS sono finiti, anche se credo di sapere bene dove sono andati a finire, come sono stati utilizzati i soldi che abbiamo versato al fine di precostituirci un reddito dignitoso per quando non saremmo più stati in grado di lavorare. Quei soldi, i nostri soldi versali per poter avere un giorno una pensione, sono stati spesi per altri scopi ed è questa la verità che dovevano dirci da molto tempo e che non ci hanno mai detto. Chi ci doveva dire questa verità, erano coloro ai quali abbiamo affidato per un verso la gestione dell’INPS e per un altro la politica di questo nostro Paese. Mi riferisco ai Governi che ci hanno governato sino ad oggi, senza alcuna distinzione di parte, mi riferisco alle Organizzazioni Sindacali CGIL – CISL e UIL che sono parte interessata nella gestione dell’INPS e che di fatto hanno consentito l’utilizzo dei nostri soldi per fini non conformi al loro giusto scopo. Mai nessuno ha chiesto il nostro consenso e nemmeno si sono presentati per renderci conto delle loro azioni; semplicemente ci fanno sapere che quei nostri soldi non ci sono più e che dorremo provvedere versandone molti altri ancora. Oggi sono sempre gli stessi soggetti quelli che ci stanno portando via il TFR e se ciò non bastasse, devo notare che vogliono farci credere che il tutto è fatto per il nostro bene, che non dobbiamo preoccuparci troppo in quanto non sentiremo alcun dolore, non ce ne accorgeremo neppure. Temo che dietro la “requisizione” del nostro TFR, che rappresenta un volume di denaro pari a circa 14.000.000.000 di Euro all’anno, si possano nascondere interessi enormi su cui qualcuno e forse più di qualcuno,ha già puntato, per ottenere vantaggi che temo non siano unicamente per i lavoratori a cui ogni anno verranno “sottratti ” questi soldi. 14 miliardi di Euro accumulati ogni anno. potrebbero costituire in breve tempo, una massa di denaro in grado di condizionare nel Paese, sia la sfera economica quanto quella politica e mi pare fin troppo evidente che dietro tutte queste manovre, potrebbero celarsi ragioni ben diverse da quelle rappresentateci.Io dico piuttosto che sono stanco di questo “andazzo “, che è giunto il momento di ribellarsi e lottare perché il sistema democratico del nostro paese, riporti l’esercizio della delega nell’ambito dovuto, nel rapporto tra cittadino delegante e sistema dei partiti o governi, oltre quello dei sindacati, quali soggetti delegati. Oggi questo rapporto quasi non esiste più ed i soggetti delegati (partiti – governi – sindacati) di fatto non rispondono più alle persone che li hanno delegati. Non è solo per giustizia o per l’essenza democratica che pervade il mio spirito, che faccio appello al recupero del rapporto responsabile tra cittadino e suo delegato in quanto essenza imprescindibile di una vera democrazia, ma anche perché la mancanza di questo rapporto preclude ad una pericolosa caduta di valori con esiti e conseguenze difficilmente prevedibili. perpetuata da coloro che diversamente avrebbero dovuto operare almeno per renderci partecipi delle situazioni, delle possibili soluzioni e soprattutto delle decisioni da prendere, tenendo conto che infondo si trattava dei nostri soldi e del futuro nostro e delle nostre famiglie.

Mia nota nota a margine:

Che questa lucida denuncia appaia su un giornaletto che dovrebbe rappresentare gli interessi e le iniziative di una coop di servizi (la quale si comporta con i suoi dipendenti secondo una logica di mercato se pure tiene conto in qualche modo della sua ragione sociale) è una di quelle felici eppur strane incongruenze dei nostri tempi.

Ovviamente resta una opinione (meglio: una verità) inoffensiva, stritolata com’è da una realtà convenzionale che nessuno oserà mai mettere in discussione.

Ma tanto è vera, merita di essere in un qualche modo fissata a futura memoria. Non che m’illuda possa avere molti lettori, comunque sia c’è, sta qui. Granello di polvere di un sordo infinito .
A , sia pur inutile futura memoria.
Appunto.

Dic
29

A corroborare la “pazza idea” esposta più sotto osservare QUI(click)
Riferimenti: Il filmato

Dic
21
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 21-12-2005

Da Bananas di Marco Travaglio l?unità 20/12/2005

Toccava vedere anche questa: un presidente del Consiglio con dodici rinvii a giudizio, sei prescrizioni e due processi in corso all’attivo, circondato di pregiudicati, ottiene le dimissioni del governatore di Bankitalia che non voleva sloggiare per ben due avvisi di garanzia. Dimissioni invocate a gran voce,”per la credibilità dell’Italia “,da quanti non hanno mai chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio né dei pregiudicati al seguito. Naturalmente l’anomalia non sono le dimissioni: ma il fatto che le dia solo Fazio e non Berlusconi. Il quale, per la cronaca, non è sospettato di abuso d’ufficio e insider trading, ma ha sicuramente pagato un giudice tramite un suo avvocato (reo confesso di frode fiscale), già ministro, da 12 anni parlamentare. C’entra qualcosa tutto ciò con la “credibilità dell’Italia”? Chissà. A sentire i tg di regime, pare quasi che Gianpiero Fiorani
avesse due soli amici: Fazio e Consorte. Invece ne aveva ben di più. La variopinta compagnia di giro che qualche mese fa, all’ombra dello sgovernatore e dei protettori azzurri, bianchi, rossi e verdi,decise di spartirsi Antonveneta, Bnl e Rizzoli-Corriere della sera (tanto per gradire: poi sarebbe toccato verosimilmente alle Generali e alla solita Telecom), aveva molto a che fare con il Cavalier Bellachioma e i suoi cari. Prendiamo uno dei capi della banda, anzi della banca: GianpieroFiorani, l’uomo che è riuscito ad associare due figure in genere distinte, quella del banchiere e quella del rapinatore in una sola persona, la sua. Bene, Fioroni è colui che acquista gentilmente la Banca Rasini, dove il padre del Cavaliere, ragionier Luigi Berlusconi, era entrato sportellista e uscito direttore generale, e dove secondo Sindona la mafia riciclava i soldi sporchi. Poi ingloba nella Popolare di Lodi anche l’Efibanca, la merchant dell’Eni infestata di piduisti di cui Previti era ovviamente consulente e che fornì crediti illimitati a Bellachioma per la sua scalata alle tv. Insomma, fino all’altroieri il banchiere-rapinatore è rimasto seduto sulle due banche che nascondono molti segreti dell’oscuro passato del Biscione, e sui rispettivi archivi. Nel ’99 la Guardia di Finanza di Palermo andò alla Lodi in cerca delle carte sui misteriosi finanziamenti alle holding Fininvest, ma si sentì rispondere che l’archivio Rasini non c’era più. I finanzieri tornarono poco dopo, ripetendo la domanda con più energia. Allora ai dirigenti floraniani venne improvvisamente in mente che forse l’archivio c’era: fu riesumato dalla pensione un vecchio archivista che accompagnò i militari in una soffitta di via Mercanti. Purtroppo alcuni microfilm erano andati bruciati (auto-combustione?), mentre le holding Fininvest si faticava a trovarle perché erano state registrate (quando si dice la sbadataggine) alla voce “negozi di estetista e parrucchiere per signora”. Quanto all? Efibanca, dopo averla incorporata, Fiorani si mette in società con l’Hdc di Enrico Crespi. il sondaggista di Forza Italia. Un impegnuccio da 15 miliardi di lire. Poi all’improvviso gli chiede di rientrare dai fidi : Hdc fallisce e Crespi finisce in galera per bancarotta.
Insomma, il presidente del Consiglio è proprio l’uomo adatto per risolvere il caso. Infatti, per il dopo-Fazio, mentre i giornali fanno i nomi di Monti, Quadrio Curzio, Padoa Schioppa, Draghi e altri pericolosi incensurati, lui ha in mente l’uomo giusto al posto giusto: il senatore forzista Giampiero Cantoni. Ex socialista, Cantoni era presidente di Bnl nel febbraio ’94 quando dovette “autosospendersi” in tutta fretta per una spiacevole disavventura. Mentre un ‘ ispezione di Bankitalia si occupava di finanziamenti Bnl al gruppo meccanico Mandelli che aveva rilevato un ‘azienda legata alla sua famiglia, la Procura di Milano lo indagava e poi lo faceva arrestare per corruzione. L’accusa era quella di aver corrotto l’architetto Anchise Marcori, capogruppo del Psi al comune di Segrate, con una mazzetta di 400 milioni di lire in cambio della concessione edilizia per un complesso residenziale nei terreni della sua famiglia. Cantoni confessò di aver pagato, ma sostenne di essere stato costretto. Cioè concusso. Ma non fu creduto, nemmeno da se stesso, visto che all’udienza preliminare si presentò con 800 milioni sull’unghia a titolo di risarcimento e patteggiò circa 2 anni di reclusione. Per corruzione. Ecco perché Bellachioma ha subito pensato a lui per rimpiazzare Fazio. Scegliere un incensurato, col pericolo che poi venga indagato, è troppo rischioso. Molto meglio un pregiudicato, che è già allenato.

Mag
25
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 25-05-2005


pane e cicoria? 5 anni sindaco della capitale…5 anni a strasburgo… 4 anni da deputato… candidato premier trombato…e non se ne è andato come avrebbe fatto un qualsiasi trombato di caratura europea…
pane e cicoria? con la consorte esimia(?) giornalista (?) specializzata in villette a cogne con annesso delitto…
pane e cicoriaaaaaaa????
ma ci faccia il piacere ( e basterebbe facesse il paciere…)
vabbè va…

Apr
05
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 05-04-2005


io trovo masochistico maramaldeggiare come faceva ier sera angius a porta a porta… (ho guardato fino all’entrata della coppia polito-pionati…ché ogni limite ha la sua pazienza…)
ma come ? c’è un fini inviperito contro berlusquoni e bossi e lo dà a ben vedere dandosi un aplomb da quasi vero statista alle prese con una sconfitta che non si sogna nemmeno un pò di negare…ma come? richiama l’attenzione verso un paese de-ideologizzato… (dando del coglione al cav che si ostina ad inseguire fantasmi che solo lui ..poverino… vede…) ma come? è lì a dirti che hanno un problema di ” credibilità verso le regioni meridionali ” e verso il loro “tradizionale bacino elettorale…” ( ridando del coglione al cav per la sua politica stupidamente supina ai voleri di un delirante bossi…) ma come? è lì che dichiara apertamente aperta la resa dei conti nel cdx e tu non lo fai parlare?
vabbè che il segnale è semplicemente entusiasmante …ma …. cominciare la rimonta con la superbia di chi già sente la vittoria in tasca per il 2006…. bah.. uhmmm… beh… azz…

Mar
04
Filed under (Argomenti vari) by minimax on 04-03-2005

da l’unità di martedì 1/03/2005

di Paolo Fabbri

In senso lato, così van prese certe parole che ci scivolano continuamente sulla lingua e dalle mani. E il caso di Umanitario, termine di alte frequenze e disparate occorrenze – chi chiamerebbe Umanitaria altrimenti una crudele catastrofe? Per il vocabolario, Umanitario riguarda tutti i mèmbri della famiglia umana, egualmente provvisti, secondo dichiarazione dei diritti nel 1948 , di inerente dignità e inalienabili diritti . Sull’Umanitario c’è apparente unanimità: dalla Croce Rossa alla Casa Bianca, da Scientology alle ONG. Sono Umanitari infatti gl’interventi, i soccorsi e gli appelli , la solidarietà e lo spirito, il caso e le emergenze . Persino il pacco e il patto, il corridoio, il viaggio, il volo e il turismo. Specialmente Umanitari sono i genocidi i disastri politici e quelli ecologici: tutte le catastrofi fino alle nevicate invernali. Senza dimenticare gli operatori : volontari, giornalisti e anche webbisti :Nella generale dilatazione ed entropia del significato s’è aggiunto un sostantivo: l’Umanitarismo militare che designa le ingerenze più o meno legittime degli stati che arruolano i diritti umani come concetti strategici. In un campo semantico paludoso, si staglia infatti l’umanista belligerante e morale, pietoso e marziale, che interviene in via coercitiva per difendere l’umana specie – cyborg compresi – da gross violations, come stupri di massa e genocidi Umanitari. Aggressioni Umanitarie che costituiscono, nella fervorosa retorica dell’ingerente, una tragedia Umanitaria che giustifica l’uso della forza. Extrema ratio, praeter legem o contra legem: il diritto internazionale Umanitario è diventato diritto bellico! La promiscuità è tale che le associazioni Umanitarie di volontariato vengono considerate dai militari come “forze moltiplicatrici”. Ci sono stati e alleanze che hanno ormai il dito sul grilletto Umanitario. Dalla guerra fredda si è passati infatti a quella preventiva, che da male necessario è diventata dovere morale. Le guerre, Umanitarie nei fini, lo diventano, linguisticamente , anche nei mezzi. Per alleviare le sofferenze e le perdite di vite umane la guerra deve per sua natura infliggerne altre. Sono quindi umanitari gli sminamenti, ma anche i bombardamenti; per salvarci dalla tregenda Umanitaria del terrorismo si ricorre al terrore, e al crimine di guerra: prigionia arbitraria, umiliazione e tortura. Tutte soluzioni Umanitarie che si scambiano di posto coi problemi. se l’Umanitario militare si servisse dei diritti dell’uomo per fini extra-Umanitari, cioè postcoloniali? Se volasse al soccorso Umanitario dei propri interessi? Se il linguaggio della forza da far intendere al terrorista, che solo questo conoscebbe, fosse anche il solo che l’Umanitarismo militare sa parlare? Via, via, bando alle dietrologie. Errare è umano, perseverare è Umanitario .

Feb
16


è identificazione proiettiva…

Identificazione proiettiva : (psicoanalisi) Termine utilizzato per la prima volta da Melanie Klein nel 1946. Indica una forma di proiezione interattiva, mediante la quale il soggetto mette il proprio stato d’animo e le proprie difese, dentro un’altra persona. L’Identificazione proiettiva è un processo inconscio, che può essere messo in atto per scopi comunicativi o come forma di difesa. 2. Il DSM-IV (A.P.A., 1994) definisce così l’identificazione proiettiva: “come nella proiezione, il soggetto affronta i conflitti emozionali o i fattori stressanti interni ed esterni attribuendo erroneamente a qualcun altro i propri sentimenti, impulsi o pensieri inaccettabili. A differenza della semplice proiezione, il soggetto non disconosce totalmente ciò che viene proiettato. Invece il soggetto rimane consapevole dei propri affetti o impulsi, ma li attribuisce all’altra persona, come reazioni ingiustificabili. Non di rado, il soggetto suscita negli altri quegli stessi sentimenti che prima attribuiva loro erroneamente, rendendo difficile valutare chi sia stato a cominciare.

infatti: da l’Unità 16/02/2005 a firma di Antonio Padellaro

Lunedì sera, ospite su Raiuno della trasmissione «Conferenza Stampa», Silvio Berlusconi ha accusato l’Unità di averlo definito un «mostro bavoso». Data la profonda gravità e volgarità dell’ingiuria abbiamo subito proceduto a una ricerca di archivio per verificare l’esattezza della citazione che se confermata ci avrebbe naturalmente imposto di rivolgere le più sentite scuse al presidente del Consiglio. La ricerca ha effettivamente confermato che in data 7 dicembre 2004 la rubrica «Bananas» di Marco Travaglio aveva come titolo «Qua la mano mascalzone (non mostro, ndr) bavoso». Il testo, effettivamente, contiene una serie incredibile di insulti, offese, oltraggi, contumelie che sommati l’uno con l’altro determinano un’aggressione personale senza precedenti nei confronti di un leader politico. Si parla nell’ordine di «leader rottamaio», «fior di mascalzone», «uomo dal passato cupo di ombre», «amico dei golpisti», «bavoso», «vergognoso»,uomo che «ha fatto a pezzi il Paese», «salame», «come chi in America latina adorava il mitra», «disastro», «medium da retrobottega», «capo di uno schieramento demenziale e violento» fatto di «poveracci» e da «squadristi da far valere alle manifestazioni», «canagliesco», «attrezzo per disperati», «figura indegna», uno che «è entrato in una cabina telefonica, si tolto il liso panciotto, si è spolverato la forfora, si è spogliato ed è rimasto nel costume con mantellina con la grande “M” di Mascalzone». Solo che l’oggetto di tanto odio non è Silvio Berlusconi bensì Romano Prodi. Travaglio, infatti, si è limitato a riportare tutte le infamanti citazioni contenute nell’articolo pubblicato il giorno prima sul «Giornale» di proprietà della famiglia Berlusconi, a firma di Paolo Guzzanti, vicedirettore del quotidiano e senatore di Forza Italia.
Da notare che l’altra sera, su Raiuno Berlusconi ha potuto diffamare l’Unità a colpi di citazioni false (attingendole dal dossier già distribuito alla stampa, che definisce questo giornale affetto da «sindrome nazicomunista») senza che la conduttrice Anna La Rosa e i quattro colleghi presenti, certamente a conoscenza delle farneticazioni prodotte dagli appositi uffici del premier, abbiano potuto obiettare alcunché. È veramente paradossale (per non dire altro) che il Berlusconi che si presenta in televisione con l’aria della vittima costretta a subire ingiurie e derisione è lo stesso Berlusconi che un giorno sì e l’altro pure insulta pm e giudici (“toghe rosse” , “eversori”, “golpisti”, “comunisti”, “fascisti”, “come la banda della Uno Bianca”, “criminali”, “matti”), giornalisti e attori (Biagi, Santoro e Luttazzi “criminosi”), capi di Stato (Scalfaro “golpista e ribaltonista”) e semplici cittadini (“faccia da stronza”, alla signora di Rimini che lo invitava a tornare a casa). A questo punto ci aspettiamo che Berlusconi renda, se ne è capace, le sue più sentite scuse a Romano Prodi, all’Unità e alla verità.

“in-conscio scientifico” a beneficio dei tre cretini tre che ancora gli credono