Apr
12

Da Il Fatto Quotidiano.it – Niente comunione a un bambino disabile. Il prete: “E’ incapace di intendere e volere”-

Quando nella intransigenza del funzionario burocrate (o officiante di un ministero, che dir si voglia) si rivela la sostanza prima di cui è fatta certa FEDE. Incredula e incerta e malferma e tremula. Di sé. Della sua inconsapevole, eppur consapevole, evidentemente, infondatezza. Fino a ricorrere agli argomenti tipici di un ATEO:  se dio non può esistere per chi, per limiti psicofisici tutti suoi ma tutti ben inseriti nell’ambito del NATURALE, tale essendo tutto ciò che in NATURA esiste… e obiettare circa presunte anormalità da contrapporre ad una supposta (da chi?) normalità che inficerebbe un banale diritto (alla vita e a TUTTO quello che ad essa è connesso), se, si diceva, dio non può esistere se non per chi ha mezzi e strumenti e capacità e valori e talenti per, intellettualmente CONCEPIRLO, è più che evidente che dio NON può esistere per NESSUNO.

Tutto il resto che ne viene in nome della carità e della accoglienza e della buona umanità non fa che confermare come – appunto- non è di dio che andiamo vaneggiando coi nostri millenari bla bla… ma della nostra povera meschina piccola speventata UMANITÀ.

Già.

Apr
11
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 11-04-2012

Ogni tanto qualcuno dagli abissi di una sua scoperta coscienza riesce a provare sentimenti simili alla vergogna. Altri, no. Passa oltre. A inveire contro un mondo (altro) infame. 
Non essere completamente certi a quale categoria si appartiene è giù un timido primo passo verso la consolatoria e divoratrice tristezza della ineludibile (propria) Colpa. 
Ci si assolverà per vizio di forma… certo… ma…

Apr
01
Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 01-04-2012

Sandro Penna:

«Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita»

Io anche sveglio.

Ieri in riva ad un deserto mare, di lontano arrivava il “tumb tumb” dei bassi e della batteria di una “musica” incomprensibile per me. Dallo stereo di quattro “ragazzacci”, boh.

Dice George Steiner in un suo libro del 1971 (sic!) “Nel Castello di Barbablù“, che l’approdo ad una forma di ossessività (quel battito di cuore che, martellante, si ripete in infinito)  in forma di musica fatta solo di ritmo è sintomatico di un ritorno alla primordialità…

E a una qualche forma di volontario istupidimento, aggiungo io.