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A corroborare la “pazza idea” esposta più sotto osservare QUI(click)
Riferimenti: Il filmato

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Filed under (Argomenti vari) by minimax on 21-12-2005

Da Bananas di Marco Travaglio l?unità 20/12/2005

Toccava vedere anche questa: un presidente del Consiglio con dodici rinvii a giudizio, sei prescrizioni e due processi in corso all’attivo, circondato di pregiudicati, ottiene le dimissioni del governatore di Bankitalia che non voleva sloggiare per ben due avvisi di garanzia. Dimissioni invocate a gran voce,”per la credibilità dell’Italia “,da quanti non hanno mai chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio né dei pregiudicati al seguito. Naturalmente l’anomalia non sono le dimissioni: ma il fatto che le dia solo Fazio e non Berlusconi. Il quale, per la cronaca, non è sospettato di abuso d’ufficio e insider trading, ma ha sicuramente pagato un giudice tramite un suo avvocato (reo confesso di frode fiscale), già ministro, da 12 anni parlamentare. C’entra qualcosa tutto ciò con la “credibilità dell’Italia”? Chissà. A sentire i tg di regime, pare quasi che Gianpiero Fiorani
avesse due soli amici: Fazio e Consorte. Invece ne aveva ben di più. La variopinta compagnia di giro che qualche mese fa, all’ombra dello sgovernatore e dei protettori azzurri, bianchi, rossi e verdi,decise di spartirsi Antonveneta, Bnl e Rizzoli-Corriere della sera (tanto per gradire: poi sarebbe toccato verosimilmente alle Generali e alla solita Telecom), aveva molto a che fare con il Cavalier Bellachioma e i suoi cari. Prendiamo uno dei capi della banda, anzi della banca: GianpieroFiorani, l’uomo che è riuscito ad associare due figure in genere distinte, quella del banchiere e quella del rapinatore in una sola persona, la sua. Bene, Fioroni è colui che acquista gentilmente la Banca Rasini, dove il padre del Cavaliere, ragionier Luigi Berlusconi, era entrato sportellista e uscito direttore generale, e dove secondo Sindona la mafia riciclava i soldi sporchi. Poi ingloba nella Popolare di Lodi anche l’Efibanca, la merchant dell’Eni infestata di piduisti di cui Previti era ovviamente consulente e che fornì crediti illimitati a Bellachioma per la sua scalata alle tv. Insomma, fino all’altroieri il banchiere-rapinatore è rimasto seduto sulle due banche che nascondono molti segreti dell’oscuro passato del Biscione, e sui rispettivi archivi. Nel ’99 la Guardia di Finanza di Palermo andò alla Lodi in cerca delle carte sui misteriosi finanziamenti alle holding Fininvest, ma si sentì rispondere che l’archivio Rasini non c’era più. I finanzieri tornarono poco dopo, ripetendo la domanda con più energia. Allora ai dirigenti floraniani venne improvvisamente in mente che forse l’archivio c’era: fu riesumato dalla pensione un vecchio archivista che accompagnò i militari in una soffitta di via Mercanti. Purtroppo alcuni microfilm erano andati bruciati (auto-combustione?), mentre le holding Fininvest si faticava a trovarle perché erano state registrate (quando si dice la sbadataggine) alla voce “negozi di estetista e parrucchiere per signora”. Quanto all? Efibanca, dopo averla incorporata, Fiorani si mette in società con l’Hdc di Enrico Crespi. il sondaggista di Forza Italia. Un impegnuccio da 15 miliardi di lire. Poi all’improvviso gli chiede di rientrare dai fidi : Hdc fallisce e Crespi finisce in galera per bancarotta.
Insomma, il presidente del Consiglio è proprio l’uomo adatto per risolvere il caso. Infatti, per il dopo-Fazio, mentre i giornali fanno i nomi di Monti, Quadrio Curzio, Padoa Schioppa, Draghi e altri pericolosi incensurati, lui ha in mente l’uomo giusto al posto giusto: il senatore forzista Giampiero Cantoni. Ex socialista, Cantoni era presidente di Bnl nel febbraio ’94 quando dovette “autosospendersi” in tutta fretta per una spiacevole disavventura. Mentre un ‘ ispezione di Bankitalia si occupava di finanziamenti Bnl al gruppo meccanico Mandelli che aveva rilevato un ‘azienda legata alla sua famiglia, la Procura di Milano lo indagava e poi lo faceva arrestare per corruzione. L’accusa era quella di aver corrotto l’architetto Anchise Marcori, capogruppo del Psi al comune di Segrate, con una mazzetta di 400 milioni di lire in cambio della concessione edilizia per un complesso residenziale nei terreni della sua famiglia. Cantoni confessò di aver pagato, ma sostenne di essere stato costretto. Cioè concusso. Ma non fu creduto, nemmeno da se stesso, visto che all’udienza preliminare si presentò con 800 milioni sull’unghia a titolo di risarcimento e patteggiò circa 2 anni di reclusione. Per corruzione. Ecco perché Bellachioma ha subito pensato a lui per rimpiazzare Fazio. Scegliere un incensurato, col pericolo che poi venga indagato, è troppo rischioso. Molto meglio un pregiudicato, che è già allenato.

Dic
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Filed under (lo sputo del cuculo) by minimax on 21-12-2005

Strane pazze(?) idee che ancora circolano su l’11/09/2001

Da il Giornale domenica 11 dicembre 2005

Lo chiamano il complottista. Nella sua specialità, la dietrologia, non ha rivali . Infatti Jimmy Walter, miliardario americano che da Amsterdam finanzia un movimento d’opinione per la riapertura delle indagini sugli attentati terroristici dell’11 settembre e che l’anno scorso ha speso per questa causa 3,5 milioni di dollari, l’ha prescelto come suo referente per l’Italia. Maurizio Blondet, giornalista e scrittore, è convinto da anni che l’umanità soggiaccia a una macchinazione planetaria. Tre ore di conversazione con lui e la storia del mondo è bell’e riscritta. Prima rivelazione: «Agli inizi della mia carriera intervistai Gianni Brera. Che mi avvertì: “Amico Blondet, stia attento ai comunisti. Sono cattivissimi!”. E mi confessò d’aver militato nella Repubblica sociale italiana». Seconda rivelazione: «Dietro la strategia della tensione c’era il ministero dell’Interno». Terza rivelazione: «Ho il fondato sospetto che i più alti esponenti della massoneria bancaria, da Raffaele Mattioli a Enrico Cuccia, facessero parte di un cenacolo esoterico dedito al culto gnostico delle reliquie, al quale non sarebbero estranei il filosofo Massimo Cacciari e i cantanti Franco Battiato e Alice. Non a caso la salma di Cuccia fu trafugata dal cimitero di Meina, mentre l’ateo Mattioli scelse di farsi seppellire nell’abbazia di Chiaravalle in una tomba dove un tempo riposavano le spoglie di Guglielma la Boema. Quest’eretica del 1300 sosteneva che Dio è femmina e che lei era Dio, tanto che i suoi seguaci parodiavano l’eucarestia mangiando pezzi di pane dopo averli strusciati sul sepolcro». Quarta rivelazione: «Dal 4 al 14 luglio 2001,due mesi prima dell?attacco alle torri gemelle Osama Bin Laden fu in dialisi nell’American Hospital di Dubai, negli Emirati arabi uniti. Dove ricevette l visita del capostazione della Cia in quell’area, che gli chiese di uccidere Ahmad Shah Massud, il “leone del Panshir”, una specie di Alessandro Magno per gli afgani. Il 9 settembre Massud viene assassinato, due giorni dopo le Twin towers crollano, passa meno di un mese e il presidente George Bush può dare il via all’operazione Enduring freedom, occuando l’Afghanistan dei talebani».Quinta rivelazione: «Quelli contro il Worid trade center di New York e il Pentagono furono in realtà autoattentati organizzati da un’ala deviata dei servizi segreti americani». Bum! Credo che abbia una sua verità anche sulle guerre puniche, ma dopo tre ore di stupefacenti rivelazioni ero così spossato che non me la sono sentita di chiedergliela. Per il momento in questo guazzabuglio vi è una sola certezza, sotto forma di ossimoro: il cronista che scava nei misteri del passato è stato licenziato da Avvenire. In tronco. Ma non per le sue investigazioni private, tradotte più in libri che in articoli, bensì per aver denunciato di poter scrivere sul proprio giornale soltanto «le moderate verità che il cardinale Ruini consente». Blondet s’era permesso d’aggiungere che l’editore porporato «da un decennio ha affidato l’intera costellazione dei media cattolici a un suo uomo incapace di partecipare a un dibattito pubblico, di esprimere idee, di fare una qualunque battaglia culturale», e siccome il ritratto al vetriolo, farcito di altri apprezzamenti da querela, era riferito al direttore Dino Boffo, l’inviato speciale è stato cacciato per giusta causa dalla testata della Conferenza episcopale italiana. A 61 anni compiuti Blondet si ritrovala punto di partenza :su una strada. Milanese, considerato membro dell’Opus Dei («non è vero, però non mi dispiace che la leggenda circoli, così almeno posso dire di far parte anch’io d’una consorteria»), di famiglia non ricca, dovette abbandonare la facoltà di filosofia della Statale per cercarsi un lavoro. Il compagno di scuola Vittorio Zucconi, oggi inviato di Repubblica negli Stati Uniti, lo presentò al padre Guglielmo, allora direttore della Domenica del Corriere, che gli offrì di sostituire Pacifico Fiori, un redattore ottantenne addetto alla rubrica “II segretario di tutti”. «Dovevo rispondere alle più strampalate domande legali, scientifiche o mediche dei lettori. Da impazzire». La seconda rubrica che gli fa affidata da Zucconi non depone a favore della sua attendibilità: “La realtà romanzesca”. Resa un po’meno fantasiosa dalle veristiche tavole di Mario Uggeri. «A volte bisognava inventarsi le storie, lo ammetto». Quindi il passaggio a Famiglia mese e a Jesus, mensili di Famiglia cristiana, e l’assunzione al Settimanale di Edilio Rusconi, che anni dopo se lo riprese a Gente. «Indro Montanelli mi assunse al Giornale. Lo tradii per soldi: me ne andai ad Avvenire perché in quel momento era in fase di rilancio e pagava di più».

Lo sa,vero,che nel nostro ambiente lei è ritenuto inguaribilmente affetto da complottismo?
«II senso etico del giornalismo risiede nell’essere ausiliario della democrazia. Spiegare retroscena del potere dovrebbe essere il nostro mestiere. Jimmy Walter ha convocato a Roma tre giorni di dibattito sugli attacchi terroristici di New York e Washington. Io ero il moderatore. Ha letto qualcosa sulla stampa?»

Per forza, vede servizi segreti deviati dappertutto!

«Ho avvicinato ex agenti pentiti della Cia e della Nsa, la National security agency,>che ordivano attentati da attribuire al nemico. Ricorda il colonnello Kurtz interpretato da Marlon Brando in Apocalipse now quando parla dei vietcong che tagliavano un braccio ai bambini dei villaggi perché sulla pelle avevano il segno della vaccinazione antiopolio praticata dagli americani? “Così dobbiamo fare la guerra anche noi”, dice. Ecco, è un personaggio esistito davvero: si chiamava Ted Shackey, è morto nel 2002. Da capo della Cia in Vietnam, si mise in proprio: si finanziava con i traffici di oppio delle tribù Meo, torturava con i metodi più brutali . Ho conosciuto alcuni dei suoi uomini attraverso i loro confessori, gesuiti americani. Mi hanno spiegato che avevano trovato un garante politico in George Bush senior, direttore della Cia prima d’essere eletto presidente».

Ma queste sono tesi tutte da dimostrare, tipiche degli ultrà di sinistra.

«In Italia sono citatissimo dal sito dei no global Indymedia, eppure vengo considerato un ultra di destra, un fascista un nazista. La verità è che l’industria militare americana fattura da sola 450 miliardi di dollari l’anno, la stessa cifra che il comparto bellico raggiunge in tutto il resto del mondo, e ha un solo cliente: il Pentagono. Grazie a gente come Donald Rumsfeld, segretario alla difesa, s’è impadronita del cliente. È questa gente ad aver scatenato la guerra mondiale al terrorismo con la scusa dell’11 settembre. Una terza guerra mondiale che durerà almeno 15 anni. pura follia: come bombardare le mosche .E a che serve questa follia se non a consumare armamenti?»

Non è stato certo Rumsfeld, scusi, ad attaccare l’America.
Tutte volte che gli Usa sono entrati in guerra, il casus belli è sempre stato un autoattentato. Fin dal 1898 quando all’Avana saltò in aria la corazzata Maine inviata a Cuba per proteggere i cittadini americani colà residenti e fu dichiarata la guerra alla Spagna .Ci sono decine di libri che documentano come persino l’attacco giapponese di Pearl Harbor sia stato funzionale all’ingresso nel secondo conflitto mondiale, che dopo quella tragedia venne accettato senza una sola voce discorde dall’opinione pubblica statunitense , prima assai riluttante . Il presidente Franklin Delano Roosvelt spostò la flotta dalla California alle Hawaii col preciso scopo di trasformarla in un’esca . Per farlo non esitò a destituire l’ammiraglio che si opponeva all’assurda decisione

Ma ci sono decine di libri che accreditano tesi opposte. Vabbè, lasciamo perdere. Mi dica che cosa sarebbe accaduto secondo lei l’11 settembre 2001?

«Non lo so ».

Meno male,

«Però osservo una serie di fatti illogici e mi pongo delle domande, Dirottare quattro aerei contemporaneamente è già difficile. Saperli pilotare dopo aver frequentato una scuola di volo è ancora più difficile. Portarli a schiantarsi contro degli edifici senza avere l’assistenza da terra è impossibile. Mentre aspettavo d’imbarcarmi da Malpensa per andare come inviato a Ground Zero, con i colleghi di altri giornali ho interrogato alcuni piloti dell’Alitalia abituati da molti anni a stare ai comandi dei Boeing 747e 777. “Noi non ci saremmo mai riusciti”, scuotevano la testa”.

Che c’è di strano? Si vede che Mohamed Atta era più bravo di loro.

«L’unica attività certa di Mohamed Atta è stata quella di far sapere in giro che era musulmano. Viveva a Venice in Florida, con una spogliarellista, Amanda Keller. Incredibile: nessuno è andato a intervistarla, tranne lo scrittore Daniel Hopsicker che l’ha interrogata e ci ha ricavato un libro. Nel quale la Keller racconta che Atta sniffava cocaina, beveva alcolici, mangiava cotolette di maiale e ascoltava ossessivamente i Beastie Boys. Non mi sembrano le abitudini di un martire islamico»

Accidenti, ma è la testimonianza di una spogliarellista, magari pure mitomane.

«Prima del dirottamento gli attentatori spendono 200 dollari in un night, lasciando in bella vista una copia del Corano. Però assistono a uno spettacolo di lap dance».

La carne è debole.

«Nel parcheggio dell’aeroporto si preoccupano di litigare con un automobilista, come se volessero avere la certezza d’essere riconosciuti l’indomani nelle foto segnaletiche, E uno dei loro passaporti viene ritrovato, intatto, fra le macerie di Ground Zero».

Che c’è di strano?

Non sono mai state recuperate nemmeno le scatole nere degli aerei a Ground Zero. L’esplosione ha lasciato solo polvere formata da particelle di diametro inferiore a 100 micron. Milioni di tonnellate di detriti sono stati fatti sparire affinché nessuna ricostruzione
forense fosse possibile. Contro ogni logica investigativa, la scena del crimine è stata ripulita tenacemente. Il Nisti, National institute of standards and technology, ha ricevuto appena 240 reperti su cui indagare. Lo stesso Nisti respinge la teoria del collasso delle Torri gemelle e propende per un crollo simultaneo dei piani. Jeff King, fisico del Mit di Boston, parla apertamente di demolizione controllata mediante cariche di esplosivo. Le stesse che hanno tirato giù la terza torre».

Terza torre? Di che sta parlando?

«Del Building 7, un edificio di 47 piani adiacente alle Torri gemelle, che era stato minato da due settimane e finì in briciole alle 17.30 di quel giorno. Era noto che Lany Silverstein, l’imprenditore che l’aveva in affitto, intendeva farlo .abbattere. L’impatto degli aerei produsse nella terza torre solo due piccoli incendi. Inspiegabilmente, il Building 7 crollò. Non è un mistero che il sindaco Rudolph Giuliani stesse valutando da tempo la demolizione controllata anche delle Twin towers, ormai obsolete e impestate di amianto e vanadio. Il grattacielo non è una casa, è una macchina, la sua gestione ha costi paurosi. Una cosa è certa: Osama Bin Laden, scegliendo quei bersagli, ha reso un grosso servizio alla municipalità di New York».

Avrebbero buttato giù due grattacieli, anzi tre, con dentro migliaia di persone per risparmiare sulle spese di manutenzione. E assurdo. E poi non vorrà negare che due aerei di linea si siano infilati nelle Torri gemelle? Ci sarà ben stato qualcuno ai comandi.

«Già nel 1962 l’ammiraglio Lyman Lemnitzer sottopose al presidente John Kennedy un progetto di attentati simulati da addebitare a Fidel Castro, in modo da impressionare l’opinione pubblica per giustificare l’invasione di Cuba. Uno di questi progetti, come narra James Bamford, giornalista televisivo dell’Abc, nel suo libro Body of secrets, prevedeva di creare un esatto duplicato di un aereo civile di linea, riempito con passeggeri selezionati, poi convertito in un drone, velivolo senza pilota, telecomandato, da distruggere con un comando via radio».

Ma qui abbiamo nomi e cognomi di piloti in carne e ossa che sono morti nei dirottamenti.

«L’11 settembre il volo AA77 dell’American Airlines finì contro il Pentagono. L’aereo era in mano, ci è stato detto, di terroristi arabi, le cui foto furono diramate dall’Fbi. Ebbene, Thomas Oimsted, un medico psichiatra di New Orleans, ex ufficiale della Marina, ha ottenuto la prova definitiva che non c’era a bordo nessun arabo su quel volò. Lo ha fatto nel modo più semplice: esigendo, in forza della Freedom of information act, la legge sulla libertà d’informazione, i risultati delle autopsie sui resti delle vittime. L’ente che ha compiuto i rilievi sui cadaveri è quanto di più ufficiale esista: l’Istituto di patologia delle forze annate».

Mi lasci indovinate: Bin Laden è impersonato da un attore.

«Di Osama si sa con certezza che ha lavorato per la Cia a Peshawar. Con i dollari degli americani reclutava i mujahiddin che hanno combattuto contro i russi, invasori dell’Afghanistan».

Questo me l’aveva già raccontato Gino Strada. Sta’ a vedere che in Irak gli americani si sparano addosso da soli.

«La guerra in Irak si fa per il controllo diretto dei pozzi petroliferi, per consumare armi e per favorire Israele smembrando uno dei suoi nemici in tre staterelli corrispondenti ad altrettanti gruppi etnico-religiosi :uno sciita uno sunnita e uno curdo. Saddam Husisèin era un criminale che però aveva costruito uno Stato nazionale assai diverso dalle teocrazie islamiche, e assicurava una certa stabilità nella zona».

Già. Invadendo il Kuwait.

Edward Luttwak , l?analista che è stato consulente del segretario alla Difesa americano, ai tempi della prima guerra del Golfo mi disse: “Saddam dobbiamo farlo regredire all’età della pietra perché non è come i sauditi, che spendono tutti i proventi del petrolio in puttane e champagne. Questo sta facendo centrali elettriche, ferrovie industrie,
strade”. Vediamola dal punto di vista dei musulmani :hanno due nazioni Afghanistan e Irak, occupate dai cristiani. Nessun Paese cristiano è stato occupato da musulmani».

Quindi l’Italia in Irak sarebbe un Paese occupante anziché in missione di pace su mandato dell’Onu?

«Silvio Berlusconi, per il quale simpatizzo, ha fatto bene a mandare il nostro esercito in Irak. Era una scelta obbligata, perché l’Italia non ha un ombrello atomico sulla testa. Si poteva sottrarre alla missione giusto la Francia, che dispone di force de frappe nucleare estesa alla Germania fin dai tempi di De Gaulle. Bush è stato chiaro: “O con noi o contro di noi ? Non è una minaccia da poco. Io capisco che a queste condizioni anche l’Iran voglia farsi la bomba atomica. O davvero pensiamo che gli ultimi 60 anni senza guerre mondiali siano stati garantiti dal Papa di turno che gridava: “Pace, pace”?»

Insomma, esiste o no la minaccia del fondamentalismo islamico?

«L’unica immigrazione priva di pericoli sarebbe quella buddista. È chiaro che se i musulmani diventassero maggioranza relativa in qualsiasi Paese occidentale introdurrebbero i precetti coranici. Colpa nostra che non facciamo più figli. Qualunque governo islamico è dispotico, perché Allah stesso è un despota benefico».

Adesso dà pure del despota a Dio.

«Per la teologia musulmana Allah ha fatto il fuoco caldo, ma poteva farlo freddo. Egli crea il mondo istante per istante, con un atto ripetuto della sua volontà. Per conseguenza non esistono nell’Islam né scienza, né leggi di natura, né democrazia. Ma c’è una buona notizia: il pericolo fondamentalista cesserà entro 50 anni, quando il petrolio verrà sostituito da altre fonti energetiche o sarà esaurito. Se dall’export si toglie la voce petrolio, tutti i Paesi islamici messi insieme esportano quanto la Finlandia. Il loro potere economico è zero»

intervista raccolta da Stefano Lorenzetto per il Giornale 11/12/2005