Da Il Sole24Ore.com- « Il grande assente al casinò della finanza » di Guido Rossi –
« John Maynard Keynes: “Quando l’economia (…) è ridotta a un casinò vuol dire che le cose non vanno affatto bene.” »
Peggio (A.D. 2012): quando a decidere non è più nemmeno una singola “umana volontà” (che, per le sue cazzate, in un attimo di resipiscenza e/o di panico può pur sempre spararsi un colpo alla tempia e liberarsi e liberarci delle sue nefande attività… ) ma l’anonimo programma di un computer che in pochi millesimi di secondo risponde in automatico secondo la logica per cui è stato congegnato: far più soldi possibili nel minor tempo possibile, con qualsiasi mezzo possibile, a qualsiasi prezzo in termini di buon senso e d’umanità e, infine, di stessa pura e banale logica di auto-sopravvivenza. Una FOLLIA, questo tipo di economia, almeno pari, se non peggiore, alla minaccia nucleare a cui per decenni siamo stati sottoposti.
Il futuro, s’intende nel titolo, ovviamente.
Non era – pare, diversi pareri – dunque solo di 1000 (mille) euro il debito che l’evidente disperato (e forse un po’ coglione) aveva col fisco. Sembra comunque che la goccia che il vaso fece traboccare consistesse proprio in quei poco più di 1000 (mille) € (euro) che l’Agenzia delle Entrate gli intimava di pagare in virtù del mancato versamento del canone RAI. Mille euro che poteva raggranellare vendendo le sue due pistole e il suo fucilino a pompa, per dire. Ora interviene Calderoli. Lui sì che sa e che certamente ne saprà, essendo stato fino a l’altro ieri un esimio Ministro (non si rida, si pianga piuttosto) di questa, evidentemente ridicola, Repubblica. Solidarietà al matto o a quello che dà di matto. « Così, perché no?» deve essere la profonda motivazione del legaiolo leghista Ministro che fu.
È un atteggiamento largamente condiviso. In linea col trend ultimo di gran parte degli opinionisti quantistici italioti: coerenza un quanto al chilo , funzioni di particella od onda – onda mediatica, certo –
Spacciando, il sedicente politico, cretinismo di bassa Lega e portando il Paese alla rovina facendosi complice del tristo puttaniere miliardario. Nel nome del popolo che sentitamente li votava.
Spacciando, la sedicente informazione, conformismo e semplificatorie scorciatoie improntate alla pigrizia o alla totale mancanza di elaborato pensiero, onde per cui si attesta e si accoglie, senza alcun altro dubbio, esservi nel Paese un’ondata di disperazione di stretta derivazione economica che porta al suicidio. Seguiranno comitati, convegni, club, sindacati et similia di vedove indignate e straziate. Possibile nessuno mai che contempli, come seguito ad una tragedia, silenzioso rispettoso dolore e nulla più? O, almeno, il rifiuto alla immantinente intervista in TV? E dunque? Indignazione e rabbia e sconforto e disperazione? Fino a? Alla conseguente reazione? Magari potenzialmente violenta, già che ci si è, se da esasperazione si parte?
Se si decide che vi sono atti di violenza commendevoli e condivisibili e si vuole venir meno al patto che assegna allo Stato il “monopolio della violenza” (è una semplice convenzione di civiltà e di comune convivenza) lo si dica e si assegni a ciascuno il diritto di portarsi la sua bella colt nella sua bella fondina. Vorrà dire che, tendenzialmente vincerà, in conseguenza dei ragionamenti da pistola, la pistola più veloce.
Aridateci Sergio Leone, beh.
Quando nella intransigenza del funzionario burocrate (o officiante di un ministero, che dir si voglia) si rivela la sostanza prima di cui è fatta certa FEDE. Incredula e incerta e malferma e tremula. Di sé. Della sua inconsapevole, eppur consapevole, evidentemente, infondatezza. Fino a ricorrere agli argomenti tipici di un ATEO: se dio non può esistere per chi, per limiti psicofisici tutti suoi ma tutti ben inseriti nell’ambito del NATURALE, tale essendo tutto ciò che in NATURA esiste… e obiettare circa presunte anormalità da contrapporre ad una supposta (da chi?) normalità che inficerebbe un banale diritto (alla vita e a TUTTO quello che ad essa è connesso), se, si diceva, dio non può esistere se non per chi ha mezzi e strumenti e capacità e valori e talenti per, intellettualmente CONCEPIRLO, è più che evidente che dio NON può esistere per NESSUNO.
Tutto il resto che ne viene in nome della carità e della accoglienza e della buona umanità non fa che confermare come – appunto- non è di dio che andiamo vaneggiando coi nostri millenari bla bla… ma della nostra povera meschina piccola speventata UMANITÀ.
Già.
Ogni tanto qualcuno dagli abissi di una sua scoperta coscienza riesce a provare sentimenti simili alla vergogna. Altri, no. Passa oltre. A inveire contro un mondo (altro) infame.
Non essere completamente certi a quale categoria si appartiene è giù un timido primo passo verso la consolatoria e divoratrice tristezza della ineludibile (propria) Colpa.
Ci si assolverà per vizio di forma… certo… ma…
Sandro Penna:
«Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita»
Io anche sveglio.
Ieri in riva ad un deserto mare, di lontano arrivava il “tumb tumb” dei bassi e della batteria di una “musica” incomprensibile per me. Dallo stereo di quattro “ragazzacci”, boh.
Dice George Steiner in un suo libro del 1971 (sic!) “Nel Castello di Barbablù“, che l’approdo ad una forma di ossessività (quel battito di cuore che, martellante, si ripete in infinito) in forma di musica fatta solo di ritmo è sintomatico di un ritorno alla primordialità…
E a una qualche forma di volontario istupidimento, aggiungo io.
Ecco il tipico es_empio di idiozia criminale sotto forma di concezione religiosa. L’idiota di famiglia è nel caso il Mons. Luigi Negri che ha orrore di quelle famiglie (e dài) che a suo arbitrio decide avere o meno la dignità di essere chiamate tali. Lui, presumendo viva solo, dai tempi dal seminario, non avendone mai avuta una. Lui, evidentemente ossessionato da quello che succede nelle case quando la sera si smorza la luce. Due ottantenni che decidono convivere per motivi tutti loro possono definirsi famiglia? Per il Mons. Cretino solo se di diverso sesso… qualunque cosa abbiano voglia – o siano in grado – di fare sotto le lenzuola…
Stupido criminale… è il minimo.
Sì
Il fatto che gli esimi opinionisti (establishment, mica passanti per caso) alzino schifati il sopracciglio tirandosene fuori dal FALLIMENTO (etico, culturale, sociale, economico e chi più ne ha…) di un Paese, sta implicitamente ad indicare le ovvie ragioni di quello stesso fallimento…
Ognuno a tirarsene fuori, appunto. Spesso i più responsabili, appunto. Classe dirigente tutta, appunto, che accerta ed appura e lo palesa il proprio fallimento, appunto.
Senza pudore.
Da La Repubblica.it – Nanni Moretti, il cinema alla radio. Quel giorno in cui Lynch mi minacciò”-
Anche un chissenefrega (come ieri, d’altronde, è un vizio) ci starebbe… Ma ovviamente cogliamo in tutta la sua tipicità la rivelazione morettiana. Però..
Però l’incazzoso talentuoso (il nostro, non il genio folle e stravagante – e in quanto tale anche banale, perché no?- Lynch) tra l’altro finisce (o inizia) con una qualche forma di sonorissima cazzata.
Riporta l’articolo: « ma accusa anche “tutti quelli che scaricano i film dal web, qualunque sia la loro età e il ceto sociale” ». Come dire… che anche certi talenti si conservano e si coltivano il loro oscuro lato di coglioneria piccina picciò: un ARTISTA che tale si ritenga, indipendentemente dai soldini e dai modi con cui trova il modo di remunerarsi con le sue OPERE, dovrebbe più che gioire per il solo fatto che qualcuno brighi in qualsiasi modo per “accedere” in qualsivoglia modalità a quelle stesse sue OPERE. Sennò… sennò è solo un banale BOTTEGAIO traffichino che si arrabatta per guadagnarsi “tre soldi per il lesso“. Siamo mica nell’800, veh.
Direbbe Lucio Dalla: Nanni, ma sta’ ben su…
Aggiornamento 1/03/2012 dovrei adesso correggere con un Lucio Dalla avrebbe detto… ma fa nulla… resta l’omaggio a una bellissima persona R.I.P
Il riferimento era ad un suo racconto: in Piazza Maggiore a Bologna la mattina prestissimo lui a fare footing e a cadere come un salame su gradini e un netturbino ad osservarlo tra derisione e indifferenza e a dirgli: mo’ tirat ben su
Da l’Unità.it – Mills, il giudice arriva tardi. Berlusconi ancora prescritto –
O del niente che ci perseguita e che pur volentieri induce a rilassata atarassia. Rispetto a quel che è stato (e Stato, ben purtroppo) e che non è più e mai più non sarà. Con le evidenze del caso. Non solo giudiziario. Il Giudizio all’insegna del “Senza Giudizio”. Nel senso del poco intelletto e delle casuali azzeccagarbugliesche prescrizioni. Sì, vabbè.
Compresa l’indecenza endemica dei due giornali (Libero e Il Giornale, con molto rispetto parlando) appaiati (come coglioni, naturaliter) che all’unisono (e tanto o poco basterebbe a sottolineare la infima caduta nel ridicolo di ogni sentore o parvenza di italianità nel mondo, beh) titolano, da servi al servizio del loro ideologico o proprietario padrone:
Berlusconi – PM: 25 a 0
Compreso un liberatorio e finale CHISSENEFREGA che ne sottolinei l’avvenuta irrilevanza di quel lontano ricordo di quel ridicolo ometto che fu. E il silenzio tombale che ne consegue da parte della gente normale di questo esausto Paese…
A, definitivamente, seppellirlo quel triste cadavere in forma di manichino.
Consegnandolo da ora e per sempre al, malinconico quanto indefinito, ignoto del nostro scontento.
Berlusconi chi ?
Da Avvenire.it- Bagnasco: gioco d’azzardo vera emergenza sociale-
Quando i vescovi e in particolare il loro capo, ne imbroccano una, conviene rimarcarlo. Tanto rara cosa è: dalle tartufesche contestualizzazioni di bestemmie e blasfeme barzellette al supporto fornito a emeriti gaglioffi di Potere tramite appositi convivi. Tra bertoni e fisichelli e lombardi e viganò e via così tutti, a, a forza di melliflue gran sfregature di viscidissime mani, giostrarsi intorno a questioni più che temporali, tutte grondanti di viscosissimo POTERE… Così come conviene evidenziare il colpevole (giusto trattenersi un attimo da imbarazzanti, troppo qui ricorrenti, superlativi) SILENZIO di Giovanardi e Gasparri (per dire di due cretini col patentino che hanno una assidua frequentazione di posti come San Patrignano – come sostenitori e benefattori, che si pensava? – ) di fronte a questa nuova, più che legalizzata, DROGA.
Oh, sì
« Suona come un’orazione funebre l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal. Il funerale è quello del modello sociale europeo, che il governatore della Bce definisce “ormai morto”»
Vien di chiedersi da quale mefitico respiro insufflato in quale futuro trovino inspirazione (sic) e, conseguentemente ispirati, parlino e straparlino questi freddi gelidi forse già morti (loro sì) tecnocrati. Se se ne rendano conto, se il sospetto venga pur loro, di essere ormai approdati ad un ineludibile OLTRE rispetto ai luoghi e ai tempi di un CAPITALISMO, ormai ben più marcio che semplicemente maturo?
E se pure si sta in un mondo dove viene più facile insistere a continuare a procedere per vecchi vecchissimi desueti schemi da parte delle classi dirigenziali spesso stupidamente (ma queste sono scontatissime cose) elette dalle moltitudini che ne verranno, da questo disastro, inevitabilmente travolte, piuttosto che pensare all’unica sensata soluzione che ha a che fare con teorie e prassi con una forma di SOCIALISMO ove si preveda una banalissima REDISTRIBUZIONE delle risorse ben disponibili, del poco LAVORO, dei benefici e dei risparmi offerti dai progressi tecnologici (come pensò, più avanti di questi tristi mostri rivolti ad un ignobile passato, il buon caro vecchio barbone dell’800, tale MARX KARL) del tanto tempo che ne rimane da questo, altrimenti, progresso scorsoio. Tanto difficile capire l’avvenuta sostanziale nocività allo stesso SISTEMA dell’accumulazione capitalistica in una economia totalmente finanziarizzata? Enormi ricchezze che nelle mani di pochi diventano meri strumenti di mero potere non direttamente spendibili se non verso investimenti a carattere esclusivamente speculativo. Risorse sottratte all’economia dei beni e servizi ed affidate alla follia del denaro creato dal denaro. Ad libitum. La finzione e l’azzardo e le scommesse elevati a misura della vita delle persone. Il valore dato dal movimento delle cose e non dalle cose stesse. Le regolazioni e le disposizioni e i controlli parametrati sulla visione folle ed idiota di una ideologia il cui unico scopo sarà divorare sé stessa. Dove ogni altra via di produzione e commerci che persegua le strade fin qui stancamente percorse non solo rivela la sua assoluta inadeguatezza risolvere i banali problemi del quotidiano vivere ma presa da un viluppo di mortifera contorsione e…
e… niente…
Ove mai non si capisse non basta che poi l’idiozia si esprima alla sua massima potenza con decisioni ed investimenti che solo nell’ambito di un cretinismo criminale possono trovare razionale spiegazione:
10 miliardi di cacciabombardieri…
E li chiamano tagli…
Che altro?
Da La Repubblica.it – Berlinale, Orso d’oro ai Taviani “Grazie ai detenuti di Rebibbia”-
Ove, più di quello di cui si parla, nel premiato film, («Cesare deve morire») vale il senso altro che si suggerisce:
« Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire – ha detto Vittorio Taviani – pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta e un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare”. Paolo ha voluto rendere omaggio ai reclusi che, ognuno nel proprio dialetto, hanno interpretato il testo del Bardo: “Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione »
E probabilmente si assisterà alla solita fiera della banale (nel senso proprio e nel senso altissimo che si può dare al termine) umanità e si constaterà la solita discrasia tra diverse ed opposte visioni. Solita schizofrenia. Ché il conflitto, spesso inconsapevolmente interiore, si esprimerà nel dare diversi giudizi, anche del medesimo soggetto, rispetto ad un unico problema. Che sta tra la vendetta e il perdono. Tra il forcaiolismo più becero e feroce e privato d’ogni slancio di umanità (di scuola: i criminali – con o senza virgolette- devono morire e/o marcire in galera) e l’afflato umanitario (che spesso dimentica l’orrore pregresso di cui si sono resi colpevoli i portatori – adesso passivi e ieri attivi – di tanto dolore…) che vede solo la buona disposizione dei reprobi virata sul compassionevole presente. Secondo il contesto, ovviamente. Secondo i luoghi (social network di gran lunga forcaioli solitamente assetati di sangue e/o blog riflessivi portatori di ponderate ragioni d’umanità magari contrapposti agli altri, sé pensanti portatori di intelligenza diversa e non conformista, che irrideranno al cosiddetto buonismo allineandosi di fatto al becero populismo da cui pure pretendevano distinguersi… In un vortice di deprimenti contrapposte idiozie.
Tra la colpevole dimenticanza e il colpevole oblio… Insomma non ne usciremo, imbottigliati dai contrapposti (anche interiori, si ripete) stereotipi sul bene e sul male.
Salvo fermarsi un momento a rimirarsi nel vuoto un quanto di consapevolezza della complessità. Rifiuto dell’assoluto (il mondo in bianco e nero, pure bellissimo per altri filmici versi) e diverse gradazioni di toni e di colori…
Funzioni di particella o di onda…
E via sfumando…
Per dire…
Da La Repubblica.it – Messaggio blasfemo su Twitter: poeta arabo rischia la pena di morte -
Blasfemia declinata in residui di barbarie ai confini della nostra triste contemporaneità. Cavando, al solito, sangue da (teste di) rapa. Insistendo nel grande inganno di un dio che – evidentemente – presiede ad una indefettibile e pur straordinaria e pur ordinaria forma di umana stupidità. Dalla notte dei tempi. Dalle umane albe e bestiali. Su fuochi e misteri e sogni dei morti. E, infine, della lenta costruzione delle parole intorno ad un vivere assurdo. Intorno a quel fuoco o a un altare, davanti ad un cippo o a una grotta, accovacciati o inginocchiati a inventarsi, all’uopo, un senso ultimo e definitivo. Richard Dawkins la chiama in un suo bel libro «L’Illusione di Dio».
Ovviamente neanche immaginabile un appello a dare una scorsa, agli ottusi credenti (o credenti ottusi) portatori insani di menti e di fedi assurde, di resettare un pensiero che, per quanto mosso da sentimento sincero e d’afflato d’umanità, a questa imbarazzante impasse ci ha pure portati. Bislacchi pensatori, bizzarramente vestiti per darsi un’aura di, sovrumana o oltreumana, autorevolezza (alla stregua di imbarazzanti stregoni d’altri tempi ), che basandosi su palesi castronerie tratte da libri cui attribuire potere di indiscussa sacralità (?), arrogandosi arbitrariamente il diritto di insegnare l’ultima versione della assoluta verità e tutte le restanti cose del mondo al mondo dei restanti festanti e/o terrorizzati cretini…
« Continuiamo così, facciamoci del male » dice Nanni Moretti a proposito di chi non ha mai assaggiato la Sachertorte
Da LA STAMPA.it- Buongiorno: trova le differenze. di Massimo Gramellini-
Non solo, ovviamente le differenze. Anche la furba continuità. Di un’entità che si muove nell’ombra. Che si genera e si riproduce per auto-poiesi. POTERE, lo si suole – e si vuole – così chiamare. Che non è (pure scritto così, come si deve) espressione di mitiche trame e supposti complotti. È semplicemente l’evidenza della VITA che, normalmente e in ogni ambito, si impone. Tra geni egoisti e primordiale pulsione di dar loro (o di procurarsi ,da loro, comunque) continuità e discendenza. Uniti in un equanime spirit of Time, ma dai? Dell’uno ( il primo e ridicolo e patetico e buffone e giustamente reietto e vilipeso presso la comunità internazionale) e dell’altro (il secondo, sorretto da ben altra presentabile ed autorevole forma ma sostanzialmente, se pur diversamente, spinto a quella stessa patetica esigenza di dare un senso ad una comunque patetica – in quanto universalmente , penosa - esistenza, un senso, un qualsivoglia motivo ed esserci e ad insistere a farlo). Legittimamente per l’uno e per l’altro e per tutti noi piccoli uomini sotto questo imponente e annichilente universo, con le conseguenze logiche e filosofiche che ne discendono da cui trarne solite amare e pur illuminanti conclusioni circa il senso del nostro vano e pur mai vano esistere… Tra farsa e tragedia. Da – per tenersi sull’alto- Shakespeare arrivando a Totò… Dove tutto è compreso. Incomprensibile, compreso.
Senza, peraltro, nemmeno dimenticare che l’oltraggio di ieri e l’omaggio di oggi sempre a quella entità sono ugualmente e spietatamente ispirati: la formula del giudizio (concessione benevola o intimativo richiamo essa sia) stabilisce infatti una gerarchia (al primo che offre il caffè o il drink o – un tempo – la sigaretta… spetta la primazia non tanto della generosità quanto quella dell’ambizione ) di POTERE…
Tutto già visto, tank you.
Da La Repubblica.it- Murdoch attacca Obama su Twitter “Va coi pirati della Silicon Valley”-
«Stop Online Piracy Act» che sarebbe poi quella cagata pazzesca con cui il soliti squali (editori, major dello spettacolo e della musica e tutti quelli molto troppo attaccati ai loro lerci interessi e che il mondo si fotta) voglio limitare il libero scambio di liberi contenuti in libera rete. Magari qualcuno rispondesse loro che qualsiasi medio utente in pochissimo tempo ha mezzi tecnici e conoscenze per trasformare un qualsiasi testo (anche un libro) in un PDF del peso di qualche MB. Che anche un per file audio e/o video si può facilissimamente trovare mezzi e modi per condividerli tra utenti di buona volontà nonostante le loro minacciate sanzioni. Alla facciaccia loro. Con qualche programmino free coi quali spezzettarli e mandarli via mail, per dire. Si rassegnassero gli squali voraci… Il mondo, se non si rincretinisce del tutto, o almeno quello più attivo e consapevole della RETE, non si farà fagocitare dai soliti quattro stronzi che prima di pensare alle grandiose opportunità in termini di democrazia e libertà che offre INTERNET pensano al solito alle loro luride tasche…
Stop Offline Stupid Act
Da Corriere della Sera.it-Tassisti e orafi, redditi sotto i 16 mila euro-
LORDI, si presume. In tutti i sensi. Quello poco pulito, tendente al lercio, compreso. Rubacchiando quello che si può secondo antica e consolidata (e autorevolmente, implicitamente autorizzata, da quella passata imbarazzante cosa che non si vuole, qui, più nominare) prassi. Assai meglio praticata presso i nostri per certi versi e perversi poco lodevoli lidi. Per via di spiriti animali liberati, sciolti, da sempre bradi. Poco avvezzi alle comuni regole della normale civile convivenza. Salvo ovviamente mandare alti lai e forsennatamente sbraitare con lo Stato inetto che non riesce a difendere i suoi cittadini quando ne sono essi in prima persona, vittime. Di rapine, scippi, ruberie varie, furti con destrezza. Non contempla la loro etica civile à la carte il furto commesso con la consueta formula: – con o senza fattura? -
Tutto già fin troppo detto…
Uffa
Da Corriere della Sera.it- «Guarda la tua isola». Strage per un gioco-
Junghiano prima che metaforico. Tutto torna. Dai titoli ai parallelismi: danteschi sull’Italia senza cocchier in gran tempesta… cronachistici: di appena ieri… di quel ridicolo comandante che portò (per gioco? Per imperdonabile irresponsabile leggerezza?) il suo Paese/la sua nave ad incagliarsi. Ad, infine affondarla.
Junghiano più che metaforico. Quella italica “CONCORDIA” che affonda. Le frottole e il raggiro e l’assenza della verità. La sottovalutazione, il ritardo, la disorganizzazione, il pressapochismo, il menefreghismo, l’abbandono. E la solita splendida umanità della piccola gente. L’oscuro eroismo delle mezze figure, dei piccoli uomini, dei mai considerati, i negletti, gli anonimi di sempre.
Junghiano più che metaforico. L’intreccio delle parole che si offrono a sacrificio della nostra (comunque s’intenda questo indefinito ossessivo possessivo) condivisa REALTÀ. A spiegarla come vela al vento svelata. In distruzione d’anima. Concordia impossibile. Rancori e lamentosi brusii. Il freddo. L’accoglienza e il tepore. Una coperta, un riparo.
Persi (e il naufragar m’è dolce…?) che siamo in questo splendido… basso (sic) mare…
Da Il Sole24Ore.com – Stipendi in Aula, è scontro sui dati-
Dopo i fatti (in senso esistenziale, dopo la morte – più o meno nicciana- dei fatti ) stanno solo le interpretazioni. Non è del tema, infatti, che si possa discutere, essendo il METODO divenuto sostanza prima esso stesso. Saltate le convenzioni linguistiche, semantiche, matematiche, tutto tende a trasformarsi in disputa sulle premesse logiche a cui attenersi per darsi ad un condiviso sistema di pattuite consuetudini. Il DATO essendo esaminato da ogni possibile angolazione. Lo STABILITO essendo posto alla discussione delle varie prospettive. Il DETERMINATO essendo confrontato da tutti i punti di vista secondo le ottiche le più personali. La REALTÀ essendo osservata dalle infinite soggettività. Esse stesse condizionate da diversità di status, carattere, disposizione d’animo, indole, particolarità e contrasto conflitto d’individualissimi interessi. Fino alla fine della possibile comprensione tra diversi (e simili e corrispondenti e conformi e omogenei) e dello stesso SENSO di COMUNITÀ. Fino al crollo di una Civiltà. Iniziando da quella Occidentale per diffondersi (nei lustri, decenni, secoli, chi vivrà vedrà) all’intera umanità. Appena ritardato dai mefitici rigurgiti di deleteri INTEGRALISMI di ogni fideistica risma che forse non rappresentano che l’estremo, patetico e tardivo, tentativo di arginare il vuoto di senso che invaderà le anime delle genti del mondo.
Raggiunta la distruttiva (quanto spesso palesemente inconscia è ben evidente) consapevolezza con l’assoluta padronanza (attraverso il totale compimento del suo evoluzionistico percorso) di quel rudimentale e sgangherato mezzo di comunicazione che è il LINGUAGGIO è al conseguente universale NICHILISMO che fatalmente si approda.
Insomma, l’apice, il culmine evolutivo del linguaggio ovvero le Colonne d’Ercole oltre cui il senso primo della sua funzione (COMUNICARE) cade in un indistinto, incomunicabile, indistinguibile, ineffabile, indicibile brusio che si declina in incomprensibile delirio del singolo soggetto, corrisponde esattamente al suo fatale ANNICHILIMENTO.
Insomma, pluff…
Da La Repubblica.it – Monta la protesta contro i caccia F35 “Costano troppo, il governo non li compri”-
O, almeno, ci si provi a farne un uso corretto. O almeno congruo. Provando, per dire, a spostare il tema delle internazionali dispute, su argomenti altri rispetto alla pervasiva ed invasiva “speculazione finanziaria internazionale”. Individuando, per dire, sedi, centrali e succursali, siti, dimore proprie dei “veri nemici della Nazione“. E di conseguenza agire. Secondo ottocenteschi (e precedenti e successivi, anche) metodi. Invadendo, bombardando, radendo al suolo, forzando. Secondo logica di pura legittima difesa. Portando l’inferno (oh sì) in ameni “Paradisi Fiscali”. Sempre per dire. Sempre pasticciando in esercizi di stile. Riportando a valori primigeni le ragioni conflittuali e traendone le relative ineludibili conseguenze. Ragioni (ferree) di Stato. Ristabilendo le antiche opzioni proprie degli Stati Moderni e affidandosi alla Potenza primordiale, prima “Ragione Sociale” dello Stato. Consegnando agli eserciti degli Stati il Monopolio della Forza di antica tradizione. Giungendo perfino a minacciare il tronfio Occidente, che tanta parte pur ha nel tentativo di affondare questo pur ignobile Paese, secondo le regole di un qualsivoglia manuale sull’Arte della Guerra, bizzarre alleanze, per dire, con la Corea del Nord, per dire, o con l’Iran… e via così…
Insomma, paradossando…
Ma anche no.
Da ANSA.it- Da Gheddafi a Sic, la top ten 2011 di ANSA.it -
Le cose che si rincorrono instancabilmente ( e stanchi lo siamo e lo saremo e sbuffiamo, inevitabilmente ). Gli eventi a seppellire gli eventi. I successi che si succedono, e le morti e le vite e le disperazioni e le – per banale forza di vita, quella che s’impone a , senza gran meriti e grandi colpe, semplicemente insistere a vivere. Ormai affidandosi più alle abitudini a volte declinate in ossessioni. Senza rimettere davvero mai in vera discussione lo stanco corso del tempo, il senso delle cose che sono o che stanno o che si fanno, che si accettano, che, tacitamente accettandole, ci determinano. Fino alle viete assunte consuetudini. Idee, fatti, dispositivi, meccaniche, primi e secondi e terzi e ultimi fini, psicologie, concatenazioni logiche e illogiche, convinzioni, fedi, ritualità, principi, convincimenti, interpretazioni e chi più ne ha…
Il SISTEMA (si scandisce interiormente… « scandirei » se l’uso della prima persona non fosse parzialmente bandito QUI, pena la pena e lo sconsolato intimo mugugno di un pur sbrindellato e relativistico Foro Interiore, beh) sta procedendo imperterrito inesorabilmente verso la propria implosione.
Il SISTEMA
è quel che si voglia intendere
come tale
e
per tale.
(sia detto per irrilevante inciso)
Ingovernabile. In preda al delirio della dissoluzione. Vittima della follia e degli automatismi propri disposti dalla follia dei folli uomini a tale scopo. In un ineluttabile avvitamento. Non (non tanto, almeno) per l’interesse di alcuni contro l’interesse della gran parte. Non solo e non è tanto di questo che si dice…
Quello che sta succedendo e che spesso succede nella STORIA umana è l’assoluta dipendenza e sottomissione della logica razionale all’imponderabile delle COSE così COME STANNO. Neanche (tanto) di intenti criminali. Neanche (tanto) di vittime di interessi di parte. Neanche (tanto) in balia di una Spectre internazionale della speculazione. Neanche l’essere sotto mira di qualche civiltà extraterrestre con lo scopo di assoggettarci…
Solo la fatalistica, pigra, idiota accettazione di uno STATUS QUO di STUPIDITÀ che nessuno, ma proprio nessuno ha, in verità, stabilito. Del quale nessuno ne avrà, in fondo, gran beneficio.
E allora?
Da Corriere della Sera.it- Le generazioni prive di difesa di Maurizio Ferrera -
Mistificando. Falsificando. Manipolando. Parole. Convenzioni. Dati. Come si è sempre fatto coi bambini scomodando babau e uomonero e orchi e lupi e selve oscure. Come da sempre si fa col popolo bambino ricorrendo a circonlocuzioni, perifrasi, arzigogoli per fargli ingoiare ogni tipo di rospo. Per infilargli, ove si voglia, con la maggior naturalezza e disinvolta eleganza ogni tipo di supposta. SOSTENIBILITÀ è stavolta la parola magica. Magari a volte ri_mediata in COMPATIBILITÀ. Oh sì. Piccoli fremiti quantistici ad indicare il vuoto annichilente che si esprime. Celiando. Un po’ per noia un po’ per non morir? Macché. Per far morire. Sostenendo la SOSTENIBILITÀ là dove crolla la minima umana LOGICA. Riuscendo a far intendere e a rendere sostenibile l’insostenibile e l’incompatibile. Facendo credere che i vantaggi (?) generazionali (?) degli uni (che si chiamano banalmente DIRITTI – nel senso di diritti acquisiti, come quelli generici dell’uomo a suo tempo sanciti da autorevoli civilissimi consessi ) sono in realtà PRIVILEGI scaricati e fatti pagare alle successive generazioni. Come si potrebbe altresì affermare che l’aria che le vecchie generazioni inalano e assimilano, restituendone dall’ossigeno prelevato del mefitico CO2, è aria egoisticamente e cinicamente sottratta a figli, nipoti, bisnipoti, pronipoti e via. Come si potrebbe sostenere (oh, SOSTENIBILITÀ) che le cure cui il vecchio (70enne minimo, ché appena ieri era un giovane virgulto ben idoneo a svolgere nel pieno delle sue possibilità qualsivoglia mansione) ricorre per il suo maledetto cancro sono risorse sottratte alla possibilità che figli e nipoti e bisnipoti e pronipoti e via, possano domani adeguatamente curarsi… I famosi privilegi, insomma, di quegli edili, metallurgici, infermieri, addetti alla catena, etc, tutti settantenni. Tutti con delle esosissime pensioni intorno ai 1000 euro… ma tu vedi. I famosi privilegi che le stesse attuali “giovani generazioni” accumuleranno nel percorso della loro fulgida carriera fatta di precariato, saltuarietà, contributi non versati e che condurrà loro, passati i 70anni (passati!), ad un assegno di pensione ben al di sotto di una qualsivoglia minima soglia di sopravvivenza, tiè.
Così. I famosi PRIVILEGI dei pezzenti di turno. All’infinito. Giocando sulle ragioni degli uni e contrapponendole fantasticamente a quelle degli altri. Sostituendo ai conflitti tra classi e/o comunque tra disparità economiche i conflitti (miserabili) tra generazioni. Onde non affrontare il banalissimo problema della stringente ineludibile necessità di una EQUA REDISTRIBUZIONE di RICCHEZZE, RISORSE, REDDITI, LAVORO, TEMPO LIBERATO. Senza la quale il SISTEMA idiota folle e catastrofico dato e indiscusso dalle preziose menti della nostra ineffabile intellettualità, eludendo le fondative domande sulla sua intrinseca logica e congruità, continuerà a mistificare, falsificare, manipolare.
Ingannando, distorcendo, imbrogliando.
Fino al totale collasso civile ed economico.
Comico, vero?
Da La Repubblica.it – Migliaia in strada per Samb e Diop. “Basta razzismo, vogliamo diritti”-
Ci si è giocato, ironizzato, mostrato l’anima nera più feroce insieme al ghigno del volgare ammicco. Sempre ridendo e scherzando. Dandosi di gomito. Sempre intendendosi con sguardi e piccoli accenni a spararla più grossa. Partendo da sinistra o da destra e credendosi con qualche cretina convinzione fuori dalla banale convenzione, magari di rabbia schiumante e d’implacabile indignazione. Sempre approdando ad una specie di vieto, più fesso che altro, populismo. E dunque confluendo, magari fuori da ogni conscia intenzione (peggiorando dunque il proprio connaturato ebetismo), nella peggiore e più becera e bieca ed ottusa imbecille destrità ( e che vuoi che scriva? Destrezza? ). Sempre gareggiando a chi sfoderava con maggior immediatezza e disinvoltura l’imperativo dell’anti-buonismo ovvero lo stronzismo del proprio scontento. Fingendo (chi poteva, ma più spesso ignorando) le parole non avessero in fondo gran senso. Dissimulando gran superiorità nei confronti del banale piccolo mondo che intorno ci naviga. Ricorrendo ai soliti stereotipati lamenti plebei contro tutti e tutto. Certo mai dimenticandosi della propria identità, delle proprie radici, del proprio particolare tornaconto, in ultima analisi. Tutto, insomma, un vecchio vecchissimo armamentario degli stupidi luoghi comuni di chi , non avendo altro che il proprio (giustificato, evidentemente) rancore verso quella specie di rivoltante individuo che ogni mattina dallo specchio del bagno lo ammonisce circa la sua intima pochezza, la sua intellettiva inconsistenza, la sua fallimentare identità di cuore, non avendo che quello da coltivare oltre il proprio consapevole vuoto. I sintomi della propria tribolata impotenza.
E se l’imbecillità, la tronfia esibita (implicitamente ammessa) bestialità si fa, come nella triste cronaca degli ultimi lustri si è fatta, ( anche con qualche ascesa ad una più che responsabilità di Governo – si noti la maiuscola - beh ) Spirito del Tempo…
Spiegare? O si è portatori del minimo sindacale d’intelligenza e dunque non occorre, oppure non s’è capito nulla finora e dunque è del tutto inutile.
Da La Repubblica.it- Polemiche sul premier a Porta a Porta-
Affidarsi a quella specie di Uriah Heep della nostra triste conformistica antropologia non è esattamente quello che si aspettava dalla sobrietà del ”nuovo stile” del tecnocrate Monti. Se è lo stesso Vespa che tenne bordone a uno sconcio spettacolo del solito tizio in un post-terremoto (tra l’altro facendo oscurare il dirimpettaio Ballarò, sconcio su sconcio) in un trionfo di quadri alle pareti, di tv al plasma, di frigoriferi spalancati con tanto di spumanti regolarmente italiani e via così…? Se è lo stesso Vespa, non c’è nessuna, ma proprio nessuna ragione che giustifichi il tristissimo atto di andare in quel tristissimo tempio di precedenti tristissimi riti e sconci. Pena (in tutti i sensi), lì presenziare e lì sedersi e lìl sottoporsi alle melliflue servitudini del mellifluo servo (a prescindere)e maitresse, il triste conformarsi del “nuovo stile” ad un ripugnante già troppo subìto vecchissimo stile.
Ci dimostreremmo, al dunque, totalmente assuefatti al Basso (e botulinizzato ed asfaltato ecc) Impero a non sapere immaginarci altro che quello in ogni sua (se pur pateticamente aggiornata) forma? Nessun altro luogo? E non ci si richiama ad altri talk show d’altri canali ai quali altri diversi da Vespa potrebbero (con qualche scema forzatura, si ammetta) imputare medesima ed opposta parzialità. Macché. A non immaginarsi una normalissima conferenza (pare se se ne faccia una tutti gli anni prima delle feste e pare sia tradizionalmente abbastanza seguita) dove un capo ufficio stampa, o chi per lui, chiama i rappresentanti delle maggiori testate italiane ed estere che fanno regolari e civilissime domande.
Ammettiamolo: siamo irrimediabilmente malati.
Forse già morti.

Dove il « troppo presto » sta a sottintendere si possa arrivare presto e ragionevolmente (?), alla media dell’andata a riposo, sostanzialmente per TUTTI, sui 67/68 anni.
Pietro Ichino ed Elsa Fornero hanno rispettivamente 62 anni 63. Giovanissimi, dunque. Anche per, oltre quello che fanno attualmente, espletare ovviamente altri più o meno gravosi incarichi. E, come si vedrà, con una certa qual solerzia e celerità ed energia e prontezza… Insomma, loro o chi per loro ![]()
Ora: ci si augura ferventemente che a tutti (ma proprio tutti) quelli che in queste ore premono per fare andare la gente in pensione a 67/68 anni, appunto, venga un coccolone di varia gravità (compresa una micidiale mossa di corpo, tiè) mentre camminano per le vie di una città. Che vengano soccorsi da una coppia di passanti di 67/68 anni. Che chiamata l’ambulanza risponda al centralino un 67/68 enne. Che la stessa Ambulanza sia guidata da un 67/68 enne. Che l’infermiere e il portantino siano due 67/68 enni. Che intervenga un rianimatore (massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca) di 67/68 anni. Che poi siano accuditi, curati e smerdati da infermieri/e e/o ausiliari/e rigorosamente 67/68 enni.
Ora: ci si augura che nel malaugurato caso bruci loro la casa intervenga all’uopo un’allegra combriccola di 67/68enni in forma di squadra di aitanti vigili del fuoco.
Ora: altrettanto ci si augura che nel caso di un malaugurato scippo (et/aut similia) a prontamente intervenire ad inseguire il delinquente provvedano agenti di polizia… 67/68enni, ovviamente.
E così via…
Così… per un minimo senso di giustizia. E anche per farsi quattro (in)sane risate alla faccia loro.
Da Libero.it- (tramite Rassegna lavoro. Gov)-Togliete i libri alle donne torneranno a far figli-
Ora, coerentemente ci si aspetta un disegno di legge che le obblighi al burqa. Andando per gradi ovviamente: velo, hijab, chador. Insomma, un dignitoso percorso. Camillo Langone. Un de_fogliante. Uno che ama vantarsi della propria repellenza sfoderandola ed esibendola verso tutte le cose del mondo: quello che, fuori dai suoi triti e balordi scemi schemi nel mondo da sempre accade. Tra l’altro il repellente (già detto? repetita…) estensore del simpatico articolo (vilmente mimetizzato da “provocazione “ ma va?) non ha mancato e non manca tutt’ora mai di rimarcare (parole sue) un “certo schifo” per gli omosessuali, una certa insofferenza verso il diverso da lui (« perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato…») . Ne rivendica il diritto (al ribrezzo). Se mai qualcuno lo abbia mai, non solo letto, ma anche intravisto… specie nel pieno di una straripante e poco edificante salivazione, bave)… Ecco, lombrosianamente ripugnante, “de visu” (intendendo con questo quello che si voglia, faccia compresa), lui stesso, particolarmente, è.
E pari siamo
Da La Repubblica (tramite Rassegna Stampa MEF): - Basta operai. Soltanto robot nella fabbrica cinese-
Il fatto che quella che dovrebbe essere, in un mondo appena appena toccato dal minimo di razionalità possibile, una buona OTTIMA NOTIZIA (gli operai sostituiti dai robot: liberazione degli uomini da lavoro manuale, abbattimento dei costi, tempo libero, maggior benessere da REDISTRIBUIRE… Wow!) diventa un PROBLEMA di disoccupazione e conseguente maggiore POVERTÀ, non è che l’ennesima dimostrazione che il SISTEMA (capitalistico? oh sì) è intrinsecamente IDIOTA oltre che MARCIO.
Eggià
Da IL FOGLIO.it – Il governo del preside, il consiglio di facoltà-
Non è che non sia vero quello che generosamente afferma il solito Ferrara (sempre come Giuliano inteso, ormai è un vezzo). È che è quello che avviene prima che normalmente (sic) determina quello che avviene poi. E, normalmente (re-sic), le cose affondano (per riemergerne sotto altra forma ma identica sostanza) nelle proprie inderogabili indefettibili ragioni. Ergo, difficile sfuggire, per logica banale, alla banale logica. Ergo, diventa complicato discettare di democrazia dall’alto scranno di una inestricabile fusione di diversi, tutti uguali, poteri riconducibili ad un unico POTERE e funzionali a quell’unico POTERE troppo (re-re-sic) personale.
Economico (ricorda qualche cosa?). Mediatico. Politico.
Di che cazzo di DEMOCRAZIA si sta parlando?
Di quella del Caudillo?
Quando tutto sarà andato a catafascio (Italia, Europa, forse mondo) sarà un imperativo per gli espertoni provare a dimostrare chi è che ci vince (e cosa) quando tutti perdono. E se quello che risulta è che generalmente si starà peggio di quello che si stava prima (risparmiatori – a nome dei quali operano i grandi gruppi finanziari e speculatori – compresi ) non sarà ancora una volta dimostrato che, comunque sia, è il SISTEMA ad essere intrinsecamente IDIOTA?
E CRIMINALE anche.
Questa foto dei miei poco nobili piedi sul “bye bye Silvio” della poco profetica copertina de L’Espresso risalente ai primi mesi del 2006 (sic!) la ripropongo adesso con qualche speranziella in più. Valga come ammonimento l’aver aspettato altri 5 anni per vederla di nuovo con una qual certa fondata aspettativa… Nel mentre ci tocchiamo…
Sperando sia la volta buona… per quanto gli itagliani…
ps. se tout va bien ci si ripromette cancellarlo, il tristo ometto, perfino dai tag
Da Il Giornale.it- Ferrara, Sallusti e Feltri: “Andiamo subito a votare” Domani tutti a Milano –
Giocano. Al solito. Secondo i loro ormai ammuffiti stilemi. Male che vada per il Paese a loro non toccherà che il solito annoiato o collerico sbuffo. Nemmeno dannunziani. Cretini come bambini cretini. Arrampicandosi sugli specchi delle loro rispettive frustrazioni. Passano il tempo a fare gli stupidi che tanto…
Detto questo e detto che l’opposto chiacchiericcio circa gli ammanicamenti del Prof: Mario Monti (anagramma: rimontiamo,veh) non si può negare poggi su qualche sensato argomento. E detto tutto il male circa la stupidità di un mondo costruito su degli assurdi logici che ne escono dai mezzi (finanza) che si fanno fini. I quali fini abbandonati a quella stessa logica finiscono col diventare mostri che tutto divorano fino alla auto-fagocitazione… bla bla. E ripetuto non da ora che quello a cui passivamente ormai si assiste è la resa totale della Politica all’Economia a gestire il mondo (il mondo affonda e la Politica non ha niente da mettersi). E tutto il resto che si può dire. E le perplessità. E i dubbi. E gli stranguglioni e… e… e…
Uffa, però. Ossessionarsi sugli andamenti di tassi e spread (occavolo). Ripiegarsi sui particolari orografici di questa strana orografia italica. Abbandonando i Tre_monti (lasciando i/le Colli alle loro strampalate vedovanze) ed affidandoci ai generici Monti. E Monti fatti senatori a vita. E Monti ricevuto al Colle. E… e… e…
Resta pure il fatto che l’ingombrante cadavere ancora non si toglie dall’imbarazzo (il nostro e del mondo tutto). Resta il fatto che ne abbiamo passate troppe. Abbiamo un DISPERATO bisogno di NORMALITÀ. E non ce ne può sinceramente fregare un beneamato ciuffolo di Goldman Sachs, Trilaterate, il Bilderberg, gli Illuminati, l’Aspen, la Massoneria e tutto il resto.
Tutto forse vero, ma intanto vogliamo uscire da questo incubo…
Poi…
Sul o nel baratro? Cambia? Cambia che si sia cominciato con « L’Italia è il Paese che amo» e si termini con « questo paese di merda » ? Che dopo che si siano usate parole per definire metaforicamente un clima, sia in un “clima” che più reale non si potrebbe? Dove la “macchina del fango” diviene lo stigma di un sincronico decadimento che malamente si parte (2001) da un morto in piazza di fuoco a Genova e a Genova finisce sotto il diluvio? Segni? Il solito dio junghiano? Che il promesso miracolo dell’ennesimo Cavaliere, uomo della Provvidenza, si riveli nel totale fallimento di un Paese? Che via via seguendo tracce e parole e sensi… appena guardando quello che il senso e le parole e le tracce ineludibilmente si trascinano. Nel dove e nel quando e finanche nel come. Qui. Senza scampo. Davanti alla (addirittura, a volte ancora giocosa, in un dramma infinito) propria immensa tragica infinitamente reiterata stupidità.
Di un popolo
Da Il Sole24Ore.com – Ft a Berlusconi: in nome di Dio, vattene! –
Dove per “Ft” s’intende mica Lotta Continua ma semplicemente il Financial Times. Per quanto accostare il nome di Dio ( o dio, secondo normale ateismo qui, senz’o_dio, già praticato) a quel disperato ominicchio sia da configurarsi come una qualche forma di bestemmia. Asserragliato nel suo bunker (come da tanto ormai si ripete fino alla noia) delirando di divisioni. Intese come invincibili armate ed evocando invece disgregazioni, frantumazioni, decomposizioni (sic) e il conseguente generale fuggi fuggi dei topi dalla nave che affonda. Disperato ominicchio: « Sic transit gloria mundi», dixit? Diceva dal vuoto profondo il suo marginale strapazzato Super-Io al suo sproporzionato Ego e sfrenato, senza nessuna speranza d’essere minimamente ascoltato. E infatti ci si ritrova a dover constatare la dipendenza del mondo (del mondo) da un tale piccolo (e, putroppo lampante, per le sorti del mondo, importantissimo) irrilevantissimo ometto. Evidente, se tali sono congegnati gli automatismi del mondo (invocare per la salvezza, per una maggiore probabilità di salvezza, dello stesso, Dio o chi per lui) risulta e si appalesa la manifesta idiozia di quello (questo) stupidissimo Mondo. Non è infatti che tra i dotti professoroni e intellettualoni ed espertissimi del FT o de Il Sole24Ore si provi nemmeno per idea, nemmeno per il brevissimo istante in cui un neutrino attraversa Piazza Affari, per dire, a provare, a prescindere da quella cara salma ormai solo imbarazzante a se stessa (oltre che, imbarazzantemente, potenzialmente esiziale per le sorti – si diceva – del mondo), a pensare una diversa economia. A regolare la vita banale delle banali moltitudini di donne e di uomini di questo stesso mondo. Nessun dubbio che la finanza ormai concepita come esclusivo strumento di mera speculazione atta a produrre profitto: scommesse, investimenti (?) proiettati, attraverso appositi software predisposti a risposte automatiche ai movimenti del mercato globale, al millesimo di secondo (sic), algoritmi a produrre economie fittizie e castelli di carta e, ancora, scommesse su prezzi futuri di merce di là da venire (il raccolto di grano del 2034, per dire).
Un’economia tendente a vivere di propria mortifera vita. Un mostro che tutto fagocita. Anche le stesse proprie ragioni del suo improbabile esistere.
Dio?
Da LA STAMPA.it -Renzi e la squadra di giovani che vuole governare l’Italia-
Di furbe scorciatoie e del solito codazzo d’intellettuali col ciuffo che, ognuno pensandosi il miglior fico del bigoncio, quello a cui, alla fine, gli altri dovranno per forza far riferimento, si mettono in cerchio attorno ad una fatua fiammella e celebrano il sacro rito della (ri)creazione. Compagni di merende in ultima sostanza. Variegati ed assortiti. Qualcuno (Luigi Zingales) dichiarandosi apertamente di orientamento destrorso. Qualcuno che magari, chiamandosi Mondadori (Martina, proprio di quelli) invocherà un ritorno alla meritocrazia. Altri (l’estensore materiale dei famosi centofiori, da un pc, tra l’altro, neanche da un mac, falsi e finti finanche nella loro sbandierata militanza nell’imperante, da quelle bande, fighettume) produttore di TV (è di Giorgio Gori che si parla) di una abbastanza indecenza (l’Isola Dei Famosi, per dirne una), che magari si richiamerà alla bellezza che salverà il mondo (aspettavamo giusto voi a citarci Dostoevskij. E perché non Simona Ventura?). Ed ovviamente non è certo mancato lo scrittore (Alessandro Baricco) che finalmente ha modo di urlare la sua sdegnata irritazione per la deriva conservatrice della Sinistra tutta. Concependo la modernità, Loro, come un asservimento conformistico allo Spirito del Tempo. Quella formula nuovissima che vede nella sana competizione tra le diverse miserabili disperazioni la chiave per ritrovarsi in un quanto mai luminoso Futuro. Quel sottile distinguo tra eguaglianza ed egualitarismo (mai sentito?) che è sempre il primo maleodorante alibi di chi anela ad un ritorno di classi definite e l’ultimo trito ricorso alla scaduta moneta di un becero qualunquismo che dalla Vandea si evoca per invocare il ritorno dall’esilio di baroni e principesse e regine e re.
Insomma, cose così. Per tacere del bamboccio ventriloquo ( ché a parlare veramente è l’accozzaglia di stereotipi e gran luoghi comuni, finemente e con gran verve, pronunciati in un comprensibile e gradevole toscano) gran protagonista. Rubacchiati in egual misura al dipietrismo, al grillismo, al leghismo meno indecente, al più trito berlusconismo furbo e loffio. Il colpo di genio di quel che pensandosi un Blair in sedicesimo (per quanto il Blair, orrendo si sia, alla lunga, largamente rivelato, bleah) non è che un Cameron seduto dalla parte sbagliata. E, il già peregrino pellegrino di Arcore, alza il dito minaccioso, e scaglia reprimende ed anatemi in nome della sola sua presunta giovane e fresca bella faccia.
Come se fosse indifferente che a succedere al nostrano Vladimir Putin fosse il solito Dmitrij Medvedev.
Come se il ricambio generazionale dovesse compiersi tra un imbarazzante manichino (la cara salma) in forma di pifferaio magico e un giovane virgulto altro ( ugualmente vuoto di pensiero- ugualmente pieno di boriosa supponenza) abile pifferaio magico.
Ci risparmieremmo i sussurri circa l’uso di pompette e altri marchingegni, certo, ma…
E andiamo….
Da La Repubblica.it- Il Vaticano lancia le sue proposte “Serve nuova autorità finanziaria mondiale”-
Arrivano. Con colpevole ed imbarazzante ritardo ed alla spicciolata ma, obtorto collo, arrivano. Senza smentirsi più di tanto. Provando a balbettare qualcosa di sensato dopo aver nei secoli rincorso ogni forma di pensiero dominante. Tra timidi tentativi di serie analisi della realtà e vergognosi accomodamenti col Potere e col potente di turno. Plutocrati compresi. Ora si accodano senza gli opportuni anatemi che farebbero del loro sdegno qualcosa di più serio di quella che altro non è che – in verità vi dico – una modesta e rituale presa di posizione. Pluff.
E cominciare a rendersi conto che stiamo assistendo ad un salto di CIVILTÀ? Che quello che è talmente evidente – che a non vederlo ci si rivela inevitabilmente oltre che criminali anche criminalmente ed irrimediabilmente stupidi – è che è il sistema CAPITALISMO che è arrivato ad un suo, pur previsto, capolinea. Oltre il quale o si procede per somma di libertà e civiltà oppure si recede ad un mondo governato dalla bruta forza e da vetustissimi squilibri tra diverse disperazioni sempre più pronte alle diverse devastanti deflagrazioni. Lo spadone dei barbari contro le raffinate coltissime debosce della tarda romanità. Per dire. In un mondo globalizzato, per dire. Nel tempo ad attrezzarsi ai più vari e deleteri sconquassi, per dire.
E dunque? O continuare a trasformare gli oggettivi BENEFICI che indubbiamente le innovazioni tecnologiche apportano all’umanità liberandola da fatiche e da lavoro, in PROBLEMI secondo un usato stupido assodato e supinamente accettato, ottocentesco stereotipo OPPURE si comincia a dare un senso ALTRO alla economia cominciando a REDISTRIBUIRE, più per motivi di spicciola ragionevolezza che di edificante equanimità, PATRIMONI, RISORSE, REDDITI e LAVORO.
Se si ha paura dei termini non li si chiamino piccoli necessari inevitabili “elementi di comunismo”. E neppure di socialismo se l’evocazione turba più di un sonno di più di un qualche scemo.
Li si vedano come piccole iniezioni di UMANA e CIVILE convivenza. Senza le quali… O socialismo o barbarie si diceva? Ecco.
Naturalmente son solo cose che qualche isolato cretino si permette di scrivere su un ridicolo blog e niente più. Ed è ovvio che l’umanità ragionante e responsabile e proiettata in un futuro fatto di realtà e privato delle fantasiose utopie costruite su inattuabili considerazioni, si darà ad una ESIGENZA di CRESCITA INFINITA e…
Bummm?
Sì
Da IL FOGLIO.it- Quella inutile lezione della Merkel e di Sarkozy-
Fa quasi tenerezza la pervicace patetica insistenza del buon Ferrara a, puntigliosamente ( per sua personale – di Ferrara, Giuliano, non la città – vanitas più che per stima o affetto o chissà cos’altro ), incitare il suo triste eroe ad un moto di riscatto risolutore e a difenderlo da un suo (di Ferrara, Giuliano, non la città) altro, già trapassato idoletto. È un vezzo e un vizio insito nell’intima natura di questo grosso italico intellettuale quello di abbracciare e di pugnalare alla schiena con pari libidine ogni forma di causa persa (e a volte indecente) e averne la gran faccia tosta e la azzeccagarbugliesca dialettica di vantarsene senza mai provarne un filino di vergogna. Maestro e gran trascinatore, in questo, occorre ammetterlo, e iniziatore di un diffusissimo stronzissimo Pensiero.
Che poi – nel merito – per la verità i due allegri reggenti non è che avrebbero gran motivo di ridere (a parte l’italico pagliaccio). Infatti sia la Merkel che il pari buffone Sarkozy hanno di gran lunga meno possibilità di un FUTURO (politico, s’intende) di quante ne abbia il ciarlatano nostro plutocrate. Purtroppo per noi. Ma che come POPOLO ce lo meritiamo tutto. I francesi e i tedeschi per molto meno difficilmente rieleggeranno i loro attuali governanti. Noi no. Una adeguata campagna pubblicitaria e come niente ce lo ritroviamo per un altro triste lustro. Salvo sodomizzarlo con un bastone… POI. Solo poi, bestialmente e vilmente poi, come hanno fatto i servi libici ribelli col loro, già venerato, conducator.
La pace sia con noi.
Da Corriere della Sera.it (Milano- Cronaca ) – Donna travolta e uccisa da una betoniera –
Toh? Giusto stamani. Cammino appena fuori (quasi sull’erba) dalla bianca striscia che delimita la carreggiata quel tanto che basta perché un camion mi sfiori dolcemente (a mezzo metro di un bestione di tir che se ne fa i 50 orari è cosa non simpatica del tutto, la strada è semiperiferia di un medio e mediocre paese padano, sic!). Proprio lì stanno due indifferenti auto di indifferenti Vigili chissà quanto urbani. Mi accosto e chiedo non sia prevista una minima distanza anche di lato per i veicoli che sorpassano bici e pedoni. Irridente il simpatico (?) vigile – chissà se urbano – mi dice che nulla è dal codice previsto su siffatta questione.
- Possono sfiorarmi allora? -
- Oddio, non lo so -
- Possono, nel caso, col movimento d’aria, farmi sbilanciare con la bici e farmi finire sotto le ruote? -
- Boh -
- Ma se pure non esiste una distanza da rispettare non è che per questo loro lo possano tranquillamente fare… di guida pericolosa, almeno, si deve trattare -
- Mah -
- Posso starmene preoccupato?-
- Beh -
Mi guarda (il Vigile dal pensiero poco vigile) con un po’ di compatimento, come se pensasse “ma tu vedi come questo povero scemo si preoccupa della minuta gente che viene ammazzata per la strada da altra gente che lavora e ha fretta e poco tempo e voglia di scansare i cretini che ancora si attardano ad andare in bici o a piedi… se ne stessero a casa e non rompessero i coglioni… specie ai vigili che non sanno cosa rispondere a delle semplici domande sul come evitare che dei pedoni e dei ciclisti se ne faccia marmellata a piacere… beh”
Ecco, appunto, beh.
Da Il Giornale.it- « Altro che indignati; Sono solo bamboccioni» di Fabrizio Rondolino –
Ganzo, no? Che l’uomo (ometto piuttosto che no… nel senso di omuncolo, cervelloticamente parlando; e anche di tralasciato, scansato, evitato, non detto, omesso nel senso di prima persona del verbo) venga da un oscuro ma chiaro passato, che conta? Figlio di un Gianni, già non trascurabile e non esecrabile storico del Cinema. Meritocrazia discesa da dinastia, per dire. I suoi primi passi (del prode Fabrizio, s’intenda) li compie, oh prodezza, su l’Unità (s’intende il giornale) nel difficile compito e ingrato d’intervistatore UFFICIALE del Segretario d’allora e Generale dell’allora PCI (poi PDS, DS PD) Occhetto il cognome e Achille il nome glorioso. Aedo. Galoppino. Ragazzo spazzola. Vi piaccia dir. E che, per vie consuete di stronzisti che si credono (non di molto errando, in verità, dati i tempi infami e stronzi di loro) la via dello stronzismo la più breve e più larga per darsi a un Futuro (anteriore, che presiede a un passato, ma veh) ed è perciò che da assistente già dalemiano approda – ma va? – a Il Giornale (inteso proprio – e par di scherzare – come giornale). E… pare che basti… e son basti e somari e … e… bah!
Senza dimenticare che, junghianamente o meno, Rondolino fa pur sempre rima con cretino.
Tiè*.
P.S. * Nell’intemerata è da comprendersi un piccolo trascurabile patetico recentissimo miserevole e un po’ meschino (da parte di chi scrive) conflitto d’interessi…
ri-bah…
Da L’Espresso.it – Gioco d’azzardo: L’Italia ormai è come il Nevada –
Ridendo e scherzando, come spesso si suole qui, e giocando. Magari cercando di approfondire i motivi per i quali questa antropologia si impone in questa banda di mondo che sempre ridendo e scherzando si è a cicli storici (ventennali anche e con qualche Ca… Ca… Cavaliere fracassone che ricorre, stranamente, veh) giocata oltre che la propria libertà anche una gran bella porzione di una indefinita dignità. Primi nel mondo, mica cazzi. Giocati in anni 10 un quinto (400 miliardi, mica cazzi) dell’intero italico Debito Sovrano. Un soldino alla volta dentro l’infernale macchinetta mentre gli stupidi comprano il giornale e se ne vanno senza nemmeno un flebile tentativo di acchiappare la fortuna puttana che a nessun si nega. Grattando qui e vincendo (càpita) là. Ché, in effetti, nella legalità – si afferma nell’articolo – del monte-giocate un buon 70% ritorna , secondo una bislacca, e fortunosa sì, redistribuzione, ai giocatori. Una tassa – quanto mai equa ed intelligente e sommamente giusta – sulla stupidità. E, peraltro, sulla umana debolezza. Su chi potendo o meno, avendone o meno la possibilità, in preda a furori e a languori del tutto simili a chi si sbatte tra pusher e osterie a cercarsi la sua dose quotidiana d’eroina o alcool, butta la sua vita e quella di chi gli sta accanto, sul verde tavolaccio della sorte, anzi, Sorte. Donne e uomini in preda di deliranti voglie – che in breve si trasformano in patetiche pretese – di ri_vincita contro il destino infame, febbrilmente alla ricerca del ultimo soldo e dell’ultima rovina… e via così.
Quello che ci si chiede: E Giovanardi?
Da La Repubblica.it- Fiducia, il governo si salva: 316 sì. I poli si preparano al voto in primavera-
E i polli anche. Cominciano davvero (i polletti peones e spennacchiati più o meno responsabili, scilipotianamente intesi) ad essere oltre che indecenti (per le note ragioni) anche veramente patetici. Da quasi (quasi) intenerirsi. Si affannano a salvarsi il deretano nel breve periodo decretando invece la loro fine prossima e ventura: con un governo di larghe intese sarebbero arrivati (gli idioti disgraziati) ad un discreto passo verso l’agognato vitalizio. E invece il loro gran benefattore dal magico (ma è questione di pompetta) piffero li sta portando tutti verso il precipizio delle elezioni anticipate.
Pôre stele…
Da IL FOGLIO.it- ANDREA’S VERSION -13 ottobre 2011-
E menomale che non coincide con la ricorrenza della scoperta dell’America. Appena appena in ritardo. Con l’eventualità sperabile che vi sia un doloroso fardello di autoironia nella sfilza di scempiaggini elencate dall’intelligentissimo fogliante (o foglista). Uno sguardo di disapprovante severità che lo colpisca allo specchio al mattino: aver per lustri (decenni, ormai) sopportato, peggio, supportato le grandiose schifezze (per limitarsi agli scritti e agli orali, generosamente tralasciando i crudi fatti) perpetrate nel corso di un tempo infame e crudele.
E che si credeva? Che irridendo e sputtanando ogni forma di minimo decente richiamo ad una minima decente esigenza di far prevalere la minima e decente intelligenza nell’ordinario vivere nostro e quotidiano, nel nome – nel caso degli intelligentissimi (già detto? ma va?) e intrepidi opinionisti de Il Foglio - di una superiore altra esigenza, di finissima altra necessità, di altra brillante occorrenza; nel nome – nel caso della populistica destra menefreghista e restante, allineata al corrivo giornaliero elogio della stupidità – di una esibita e vantata ignoranza da celebrarsi in nazionale modello… oh yeahhh
Che si credeva? Che il Paese che traesse un qualche miracolistico beneficio?
Scemi.
Da Corriere della Sera.it- Addio a Steve Jobs, il genio della Apple -
Siamo alle solite. Come sempre non ci si riesce a sottrarsi alla santificazione di chi per vie normalmente strane e pur consuete nel suo (individualisticamente molto utile e vantaggioso alla normale affermazione di sé ) “farsi Re” sa anche intercettare bisogni (più o meno proiettati secondo status), desideri (spiccioli anzichenò), sogni (più che speranze) di chi, tautologicamente grato, contribuirà alla fondazione di quel regno. Se poi l’eroe del caso abbia a che fare con innegabili cambiamenti, evidenti vantaggi, mirabolanti trasformazioni del suo (d’acquirente) quotidiano vivere e se questa magica robetta iniziatrice di fantastici (e fanatici) entusiasmi possa essere condivisa con miliardi di persone nel mondo (non quella propria, anzi esclusivissima, tecnologia, solo la contaminazione di quella e la sua mera possibilità, ché l’esplosione s’attiva per dispositivo di banale simpatia), che ne derivi questa reazione, solo che se ne conoscano le meccaniche e gli automatismi che presiedono ai movimenti (nel senso proprio di ondeggiamenti, sbilanciamenti, sincronie di braccia, sintonie di sguardi, tocchi delle dita, accavallamenti di gambe, capitomboli, cadute ecc.) delle masse, neanche può sorprendere poi più di quel tanto.
Che un genio (effettivo) niente male, poi, da un palco pratichi questo piacevole massaggio in forma di messaggio da santone zen (nel dubbio non possa esistere uno santone zen, lo si visualizzi pure, basta un touch ) ad una folla che non attende che da sempre un qualsiasi messia che la esima dalla fatica del Pensiero e che questa folla ne rimanga al solito estasiata… beh. E che successivamente si intavolino e si apparecchino memorabili eventi per promozionare i magici aggeggi che da lì a poco (insieme ai loro, nient’affatto inferiori, consimili, a volte migliorati, sempre, rispetto al primo marchio, debitamente scontati, tiè) invaderanno questa specie di mercato che esattamente sta tra Piazza degli Affari e Via della Libertà…
Consapevoli, possibilmente, che esistono letture altre di una assunta e sussunta realtà.
E anche che, di controcanto, si possa da veri cretini, quali indubitabilmente qua si è, embè controbattere :
E non accontentatevi, cazzo, di gadget costosi e fichi e furbi e zeppi di diversivi tecnici con pochissima sostanza…
Siate dunque folli, ma anche non completamente cretini.
Augh
Da LA STAMPA.it – BUONGIORNO di Massimo Gramellini: Un Paese che rinnega se stesso –
Se mai se ne voglia leggere nelle cose che ac_cadono i SEGNI che il dio junghiano disperatamente indirizza a queste disastrate lande. Se mai se ne voglia leggere in quel “BUONGIORNO” l’amaro disperato sarcasmo su un disgraziato (per colpe tutte sue, va da sé) Paese. Nel mentre che tutti i titoli dei distratti italici giornaloni si impuntavano sui casi e sui cazzi di una americanina e del suo ganzo pugliese (non Romina e Albano – cit. da Spinoza.it ) assolti per caso o per amore di giustizia o per noia o per adesione indolente agli stilemi della intellighenzia (tutti prìncipi del foro ma anche princìpi del foro – inteso come buco – quei nostri degni opinionisti) nostrana e cinica, chi lo può dire, dall’accusa di avere ammazzato insieme a un negro già in galera una povera studentessa inglese mezza negra e mezza niente, evidentemente. Nel mentre che il Paese è nelle solite (sue, di lui, il plutocrate puttaniere) faccende affaccendato, provandoci a farsi i cazzi deliziosi suoi tra intercettazioni, giustizia, risarcimenti… cose sue consuete e mai mansuete embè. Nel mentre che scatta l’ormai inutilizzabile monito in forma di declassamento di autorevolezza e serietà e credibilità bah…
Ci sta quel paradigmatico crollo. Una demolizione adiacente. Gli scricchiolii. Gli allarmi autorevolmente ignorati. Il lavoro nero. L’assenteismo degli insegnanti (aggiornamento: by Sally) . Le donne. Una paga da schiave. Il crollo. La morte. Le macerie. Il postumo dolore. Le urla. Le grida. I titoli – tardivi, solo stamane – . I corsivi. I fondi.
Il FONDO: È dove stiamo.
Il CROLLO: È quello che siamo.
Un link, la foto di un testo, una richiamata citazione. A dimostrazione che i filosofi (Hegel nel caso) non sono solo buoni per dare un titolo ad un pregevole, ormai datato, album dell’ultimo Battisti (Lucio, non Cesare) oppure per costruire vaghe idee intorno ad un percepito e tutto soggettivo e dunque un ovvio vattelappesca, Senso della Vita. Servono per riportarci ad una citazione, sbilenca alquanto nel momento in cui fu pronunciata e puntualissima or ora. « La lettura dei giornali è la preghiera laica mattutina dell’uomo moderno » ? Quella, giustappunto.
Pagina 38 di La Repubblica addì 30/09/2011. Sì.
- Articolo di Adriano Sofri intorno alle risposte idiote e forse vane che si stanno dando alla Crisi; di un diverso modello di Crescita; di un sussulto della razionalità e del buon senso e - ovvia deduzione – di un qualche abbandono di vieti ed abusati riscontri dottrinali che infileranno l’ Italia (a breve e, in seguito, Europa e l’intero Mondo) in un epocale disastro planetario.
- Risposta di Corrado Augias ad un lettore circa la rinuncia da parte di uno Stato sovrano (italiano, veh ) a parte della sua sovranità a favore di altro Stato (a potere assoluto intanto che ci siamo, Vaticano, veh) per via di servili Concordati. Lo fa a proposito dell’arbitrio decisionale che lo Stato affida ad una diocesi a proposito della assegnazione di un posto di insegnamento in una scuola dello Stato Italiano. Augias termina: «… L’ora di religione sfugge al dettato della Costituzione poiché in in pratica diventa l’estensione in ambito scolastico della catechesi di quella chiesa. Che poi alcuni insegnanti trasformino la loro in una lezione sulla spiritualità umana è una cosa che va certo a loro merito ma non elimina l’impianto medievale di questo insegnamento».
- L’Amaca di Michele Serra che non fa che ribadire (e se par poco) delle tarde resipiscenze di qualche legaiolo più che indecente: anche patetico.
Oremus.
Nel mentre che la cara salma del plutocrate che fu, si eccita ormai a giocare col telefono (è di ieri sera la chiamata a Ballarò dove, dopo qualche squillo – inteso come trillo del telefono – si sentiva un equivoco ansimare a cui faceva seguire il solito inquietante silenzio) si comincia, anche nei circoli del nulla dell’establishment italiota, a profilare una via “onorevole”d’uscita. Per non smentirsi completamente e gettare al cesso la loro onorata carriera, gli opinionisti terzisti anzichenò al contempo escogitano la loro via di fuga dalle loro discutibili pregresse miopie.
Quello che non s’è ancora capito da parte degli oppositori all’ormai imminente disastro imprigionati tutti da una teppa di scalcagnati “RESPONSABILI” è che la exit strategy invece che al plutocrate puttaniere è a loro (Calearo, Scilipoti, Pionati e compagnia cantante, con rispetto parlando) che occorrerebbe assicurarla. Come si fa coi pentiti di mafia: un cambio d’identità, qualche soldo, una carica in qualche ente, qualche miserabile prebenda, un congruo vitalizio.
Sarebbe sempre meno che il prezzo che si va a pagare a continuare nella oscena indecenza.
Da doppiozero.com- I corpi dei Capi di Marco Belpoliti -
Col “tag” la cara salma , qui cercando significare le medesime cose ben altrimenti dette nel magistrale articolo di Marco Belpoliti. Ovvero che le parole hanno come primaria proprietà contraddire e tradire sé stesse. E, in estensione, il senso che alle parole si pretende dare. L’insistito ed ossessivo sfoggio che rivela in un pur muto urlo la mimesi della infida parola. La profonda intimità che ad onta di ogni trattenuta pudicizia si appalesa. E lì dove stavano Potenza, Coraggio, Orgoglio, Vita, vi si leggerà la piccineria, l’impotenza, il terrore, la frustrata mai sopita invidia e infine, temuta, indicibile, nell’orrore primigenio che, unico, dà senso alla leggerezza della vita: la MORTE.
Se ci si pensa un attimo, una sorta di riscatto – del tutto inconscio, ça va sans dire - da parte di quel ridicolo ometto.
Video importato
YouTube Video
Parla Terry De Nicolò. E atterrisce e sgomenta:
« Non è da tutti »
«Invidiosi»
« Cento anni da pecore »
« Invidia »
« Certo, perché no? »
« Ci va a piedi, correndo »
« Se vuoi venderti »
« Sgarbi: la bellezza è un valore »
« Non mi rompete i coglioni »
« Donna tangente »
« Intercambiabile con una mazzetta »
« Se vuoi salire devi essere pronto a venderti tua madre »
« Basta col moralismo »
« La sinistra »
« Pecore e leoni »
« La sinistra c’entra ma paga miserie »
« Un vestito da cento euro? Ma andiamo »
« LUI è un esteta »
La ragazza ha evidentemente inTROIEttato in quei corsi serali molto eleganti ( un sanbitter e tre canzoni in allegria) i principi fondanti che stanno alla base della filosofia berlusconiana. Con l’apporto di qualche intellettuale d’area (il Valore della Bellezza, il Moralismo).
In effetti è questo mainstream che, da 30anni a questa parte, per vie semplici e dirette (e differite e registrate) si è imposto. Assorbito da una amorfa società che al dunque lo HA SCELTO come conseguente ideologia e lo ha ELETTO (letteralmente) a Valore Totale.
Serve chiedersi perché questo cazzo di Paese se ne sta allegramente affondando?
Da Corriere della Sera.it – L’opposizione incalza: “Il premier lasci”-
Il Corriere della Sera no, naturalmente. Né in calza, né in scarpa. In due staffe potendo. Di diversi cavalli, eh già. Come da anni diciotto, diversamente destreggiandosi (embè?). Corrucciati, indispettiti, disapprovando (che è, Bonanni?), smorfia di ordinanza e sopracciglio alzato. Pensandosi (ed oggettivamente, essendo) classe dirigente. Establishment che osserva e di fatto da lustri opta per una neutra e anodina considerazione circa la -INELUTTABILE dato il soggetto, se solo se ne abbiano i minimi rudimenti delle meccaniche e delle psicologie del Potere- catastrofe incombente (che chiunque non fosse un totale cretino poteva facilmente preconizzare. Magari fiorettando in punta di diritto sullo sconcio delle intercettazioni soffermandosi, guardando ghignanti il plumbeo cielo, se vi corrispondano (alle intercettazioni) tutti i santi crismi della legittimità, veh. Incapaci di uscirne con la più scontata e pacifica delle conclusioni: Un ladro assiste a una strage… Vogliamo intanto parlare della strage?
Però, facciano loro, certo.
Da La Repubblica.it – “Troppo anziani e egoisti” il giudice toglie loro la figlia-
Ora, è ben chiaro che un genitore (uno a caso) è l’essere più imperfetto che esista sulla faccia della Terra…
Nel caso, per dire, si tratti di un genitore obeso o fumatore, giocatore o sessuomane, semplicemente cretino o berlusconide, guidatore spericolato o alpinista? Oppure portatore del più estremo degli egoismi e della somma vanesia superbia, quale, certamente è chi decide essere il suo quotidiano lavoro GIUDICARE gli altri ( cfr. Krzysztof Kieslowski – Film Rosso) . Che forse agli spericolati andranno tolti i figli al posto dei punti della patente? Che ai diabetici sarà imposta una dieta? Che i berlusconidi andranno castrati da piccoli? I cretini comunque abortiti? I giudici sterilizzati? Oltre al trascurabile fatto che forse quei giudici evidentemente poco praticano la nostra bizzarra contemporaneità. Che data l’età (57) della madre (è quello in fondo il VERO scandalo: la reproba donna che figlia fuori tempo massimo: si fosse trattato di madre trentenne anche con padre NOVANTENNE nessun giudice si sarebbe sognato una simile infamia) e data la media età di mortalità raggiunta dalle donne (83 anni) la bambina, statisticamente, rischierebbe rimanere orfana alla età di anni 26… Che…
Uno Stato che, col pretesto di tutelare chi, a suo esclusivo arbitrio, decide debba esserlo, si intromette fino a tal punto, nelle pur discutibili, disposizioni dei cittadini.
Uno Stato che sta di già disponendo di come debba morire, chiunque nella pienezza delle sue facoltà abbia deciso altrimenti che non l’essere (lui incosciente) intubato, insondinato, incannulato, incateterizzato e via torturando…
Ah beh
«Tarantini le disse: In cambio otterrai il Festival di Sanremo».
“«No!»!” È, evidentemente la notizia, la nuova, la novità. Implicitamente ammettendolo anche in via Solferino (bah), tra un editoriale di Panebianco e uno di Ostellino (per tacer di GallidellaLoffia) che in fondo il Paese è veramente di merda. Indirettamente confermando che è proprio qui che si evidenzia tutto il portato culturale di questo figuro che per ben 3volte3 gli itagliani si sono scelti per farsi governare e rappresentare in Italy e in tout le monde, orco di un cane. La notizia essendo il dir di no di una matta che era, peraltro, a suo tempo ascesa alla ribalta con la dichiarazione d’essersi concessa (per qualche soldarello o per la fama – sic! – conseguente, ma poi chissà, forse smentì, forse che no, boh ) ad uno sceicco a bordo del suo panfilo (mica cazzi). La notizia consiste in quel “NO!” a giacere con quel culaccio flaccido (cit. Minetti Nicole) da parte di una attrice…
No. Impossibile proseguire quando l’ordine semantico viene così ad essere indecentemente violentato…
Attrice, no.
Uffa
Da La Repubblica.it- Morto Walter Bonatti. Michele Serra: Funerali di Stato –
Mi fido di Michele Serra e mi sta bene sempre ( salvo rarissime eccezioni) tutto quello che dice e scrive (satira a parte, ovviamente, sulla quale non resta che, sanamente, ridere senza altri riflessi da sopracciò) fino all’ultima virgola ma… ma in questo caso, da ( o di) un tale pietoso Stato… forse meglio che NO. Vi sarebbe il serio rischio s’intrufolasse più di una qualche losca ed ignobile figura. Di quelli che uno strapuntino da occupare, una insinuante firmetta da apporre, una intervistina rilasciata così, quasi per caso…
Quelli, che a differenza di Walter Bonatti, questo Stato stanno sommamente disonorando.